Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Vivere di più....

Questo post è dedicato a tutti coloro che negli ultimi anni mi hanno "consigliato" di pensare alla salute e di decelerare i miei ritmi. Da uno studio (il più completo) sulla longevità è emerso che non è vero che vivere in tensione accorcia la vita, anzi, la ricerca continua della condizione migliore fa bene alla salute. Ai profeti del sorriso a tutti i costi, a quelli che...accontentati perché altrimenti la salute..., dico, scherzosamente, tiè. 
Intendiamoci, questo studio, se non ricordo male americano, non esalta la vita spericolata, ma la consapevolezza della persona.

Ma cerchiamo di andare oltre. Perchè questo desiderio di allungare il più possibile la vita, cosa potrebbe significare?
Qualcosa che ha a che fare con la perduta fede nell' immortalità dell' anima? La paura che ti assale quando pensi di dover congedarti dai tuoi affetti, e soprattutto dall' amore per te stesso?
Un qualcosa legato alla nostra mentalità occidentale che non riesce a pensarsi se non in termini di crescita, senza più nessun riferimento al pensiero greco che non disgiungeva la felicità dal concetto di limite e di giusta misura?
Boh...forse tutte queste cose insieme. Ma è davvero la vita quella che la medicina ha già allungato o non piuttosto la vecchiaia?
Intravedo qualcosa di sadico in tutto questo, quasi si provasse gusto a metterci di fronte al decadimento del nostro corpo, allo svuotamento di ogni orizzonte progettuale, alla contemplazione prolungata, oltre ogni limite, di quell' unico traguardo che inesorabilmente ci attende, e che alla fin fine è pur sempre la morte.
Non si dovrebbe confondere la vita col semplice prolungamento del nostro quantitativo biologico, incorrendo nello stesso fraintendimento degli uomini di fede, che, a loro volta, confondono la vita con la semplice animazione di un organismo che, senza il soccorso della strumentazione tecnica, non riuscirebbe a vivere.
Dovremmo riconsegnare alla vita la sua dignità che non risiede nel suo prolungamento, perché, se anche l' organismo, grazie alle scoperte scientifiche, dovesse prolungare di anni la sua sempre più malconcia esistenza, c' è pur sempre una psiche che, nel deserto di qualsiasi progettualità, costringe i vecchi ad assaporare ogni giorno la loro insignificanza sociale, in quella solitudine assistita da estranei, dove non sai mai quando un sentimento è sincero. Penso che la psiche di persone in queste condizioni desideri che i giorni smettano di susseguirsi con quella monotonia e regolarità scandita da abitudini, da riti, ogni giorno gli stessi, in cui ci si sente gettati fuori da un progetto di cui si alimenta la vita quando è vita, e ricacciati in quel tempo ciclico, che non è propriamente dell' uomo, ma della natura che, per garantire la continuità della specie, non prevede l' immortalità degli individui e neppure una loro vita troppo prolungata, in quell' orizzonte opaco e buio dove è difficile reperire un senso.