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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Riflessioni sul Referendum Costituzionale

Dobbiamo custodire diritti e principi su cui si fonda la nostra Repubblica. La nostra Costituzione nasce come un vero e proprio progetto di riscatto nazionale dopo l’esperienza del fascismo. Raccoglie al suo interno l’esperienza della Resistenza, è stata scritta con grande capacità di sancire valori comuni aldilà delle appartenenze politiche. Si può dire che contenga il meglio di ogni patrimonio culturale presente nel nostro paese all’indomani della guerra. In particolare assume valori molto forti, come la necessità dello Stato di rendere effettivo il principio di uguaglianza, facendosi carico materialmente di garantire pari opportunità nell’accedere ai diritti individuali e collettivi. Tra i tanti disastri compiuti dal governo Berlusconi c’è stata la Devolution, la riforma della Costituzione fortemente voluta dalla Lega Nord. Il principio che sta alla base di questa legge è di applicare un maldestro federalismo, consentendo alle singole amministrazioni regionali di assumere compiti centrali per lo Stato, come sanità, istruzione e sicurezza. L’uguaglianza delle opportunità, se questa riforma venisse confermata, ne sarebbe definitivamente compromessa, in quanto creerebbe enormi disparità fra le Regioni, mettendo un solco insanabile tra centro-nord e mezzogiorno. Il referendum che andremo a votare il 25 giugno non è un referendum come tutti gli altri. La scelta non è se abrogare o meno una legge in vigore, ma se consentire o meno che vada in vigore una legge di riscrittura della Costituzione italiana che una contingente maggioranza  politica ha voluto arrogantemente imporre a tutto il popolo italiano. La legge costituzionale che saremo chiamati a giudicare con il referendum, alla quale è stato impropriamente attribuito l’appellativo di “devolution”, non si limita a correggere o modificare qualche aspetto della Costituzione vigente, ma riscrive completamente la II Parte della Costituzione, sostituendo l’ordinamento democratico della Repubblica con un nuovo ordinamento, che si pone profondamente in contraddizione con i principi democratici e di libertà, affermati nella Costituzione italiana. In realtà la devolution sostituisce la Costituzione italiana, scritta dall’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno 1946, con una nuova costituzione scritta dall’ex Ministro Calderoli per conto di Bossi, Fini e Berlusconi. La Costituzione italiana non è stata scritta sulla sabbia. Essa è stata scritta, con il concorso di tutte le forze democratiche del nostro paese, mettendo a frutto le dure lezioni della Storia. Nasce da una trama di sofferenze e dalla passione per la libertà di tutti coloro che – attraverso la Resistenza – si sono battuti per la pace, la libertà e la democrazia al nostro paese. Con la Costituzione è stato costituito un patrimonio di beni pubblici repubblicani, destinato anche alle generazioni future, di cui tutti gli italiani sono titolari. In virtù della Costituzione, anche il più povero degli italiani nasce ricco,perché, fin dalla nascita, è titolare di un patrimonio di beni pubblici, che non sono assicurati sempre a tutti, ed in ogni ordinamento. La Costituzione ci fa nascere liberi, con il diritto al godimento delle libertà civili ed alla tutela dei diritti fondamentali della persona. Ci protegge da ogni forma di dispotismo e da ogni attentato alla nostra libertà, grazie all’esistenza di raffinati strumenti di garanzia (giudici indipendenti e Corte Costituzionale, pluralismo istituzionale e divisione dei poteri). La Costituzione ci assicura l’eguaglianza. Ci protegge da ogni discriminazione, ed impegna i pubblici poteri a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona. La Costituzione ci garantisce il diritto alla vita, proteggendoci dal flagello della guerra ed assicurandoci una intensa tutela della salute, attraverso un Servizio Sanitario Nazionale, di cui siamo tutti titolari. La Costituzione garantisce a tutti il diritto all’istruzione, e assicura ai capaci e meritevoli il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.  La Costituzione ci rende cittadini e non sudditi, chiamando tutti i cittadini ad associarsi per concorrere a determinare la politica nazionale, consentendoci di partecipare alle scelte fondamentali che riguardano i nostri bisogni ed i nostri interessi attraverso gli istituti della democrazia rappresentativa. La Costituzione ci protegge dal ritorno al passato, istituendo un ordinamento democratico, fondato sulla divisione e distribuzione dei poteri, che rende impossibile ogni forma di dittatura. Le nuove norme, volute dalla Lega, che introducono il c.d. “federalismo” e riscrivono i poteri delle Regioni, pregiudicano i diritti sociali più importanti per ciascuno di noi (il diritto alla salute ed il diritto all’istruzione) e mettono a repentaglio l’unità sociale e politica del Paese. Infatti attribuire alle Regioni la competenze legislativa esclusiva in materia di assistenza ed organizzazione sanitaria significa demolire il Servizio Sanitario Nazionale ed introdurre 20 diversi Servizi Sanitari, con diverse regola di accesso ai servizi ed alle prestazioni erogate. In questi differenti sistemi sanitari la capacità di assicurare le prestazioni a tutela della salute di ciascun cittadino, dipenderà concretamente dalla capacità finanziaria di ciascuna Regione. Ciò comporterà una violazione del principio di eguaglianza dei cittadini, di cui faranno le spese soprattutto i cittadini delle regioni meridionali. Concretamente in molte regioni d’Italia  questo significherà Ospedali più scadenti, liste di attesa sempre più lunghe, oneri e costi delle cure crescenti per il cittadino. Un altro diritto sociale fondamentale per tutti i cittadini italiani, il diritto all’istruzione, rimarrebbe fortemente pregiudicato dalla “devolution”, che attribuisce alle Regioni potestà legislativa  esclusiva in  organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione e nella la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione. Concretamente ciò significa che ogni Regione potrebbe emanare proprie leggi  in materia di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, di modelli organizzativi, di organizzazione e gestione del personale, nonché in materia di reclutamento e trasferimento degli insegnanti. L’istruzione perderebbe il suo carattere universale per diventare essenzialmente un servizio organizzato e gestito sulla base di valutazione ed esigenze localistiche, con differenti standard qualitativi, differenti regole di accesso e di fruizione delle prestazioni erogate. Anche in questo caso la qualità del servizio dipenderebbe dalla capacità finanziaria delle singole Regioni. I cittadini delle regioni meridionali sarebbero maggiormente penalizzati e gli insegnanti meridionali troverebbero maggiori difficoltà o potrebbero andare incontro a discriminazioni nell’accesso al lavoro. Come se non bastasse la “devolution” attribuisce alla Regioni la competenza esclusiva in materia di polizia amministrativa regionale e locale. Questo significa non solo competenza a regolare le funzioni amministrative di polizia, ma soprattutto la competenza ad istituire dei nuovi “corpi armati”, con funzioni di polizia, ed a disciplinarne l’armamento e le funzioni, con ulteriori costi che graveranno su ogni cittadino italiano. La forma di Governo è il cuore di ogni ordinamento democratico. La riforma costituzionale imposta dal Centro-destra opera un vero e proprio trapianto di cuore, sostituendo la forma di governo della Costituzione del 1948, basata – come generalmente avviene nelle democrazie occidentali – sulla centralità del Parlamento e sull’equilibrio dei poteri, con una inusitata forma di governo, basata sulla prevalenza del Capo del Governo sullo stesso Governo e sulle Assemblee Parlamentari. Una forma di governo che non esiste in nessun altro  ordinamento di democrazia occidentale, ma non è  una novità per il nostro paese, che ha già conosciuto, nell’epoca fascista, un sistema fondato sulla prevalenza del Primo Ministro. In questo nuovo ordinamento vengono concentrati nella mani del Capo del Governo (Primo Ministro)  tutti i poteri sottratti al Parlamento, al Presidente della Repubblica ed allo stesso Governo. Il Primo Ministro determinerà lui, da solo, la politica del Governo ed, inoltre, nominerà e revocherà i Ministri a suo piacimento; potrà sciogliere la Camera dei Deputati a suo piacimento e, con la minaccia dello scioglimento, può costringere i deputati ad approvare le sue leggi nel termine che egli stesso stabilisce; potrà togliere al Senato la competenza legislativa e trasferirla alla Camera dei Deputati se il Senato dovesse bocciare le leggi che gli stanno particolarmente a cuore. Il Parlamento (Camera dei Deputati) viene trasformato in un organo esecutivo degli ordini che il Primo Ministro vuole che siano assunti in forma di legge ed addirittura i Parlamentari vengono divisi in due corpi separati, tanto che ai deputati dell’opposizione viene impedito di esercitare il diritto di voto rispetto alla scelte fondamentali di indirizzo politico. Con questa riforma il nostro paese esce fuori dal sentiero della democrazia, come conosciuta nei paesi di tradizione occidentale, e viene nuovamente spinto nell’avventura – che abbiamo già percorso nel nostro passato - di un ordinamento fondato sulla “dittatura elettiva” del Primo Ministro. Per effetto di queste modifiche, il volto della democrazia italiana viene profondamente sfigurato.
Il ricorso alle elezioni non servirà più al popolo italiano per eleggere i propri rappresentanti, ma servirà ad investire un Capo politico, al quale verranno conferiti poteri pressoché assoluti. Con le elezioni politiche il popolo non istituisce più un’assemblea di propri rappresentanti che deve concorrere, con un Governo che goda della fiducia dei rappresentanti, a determinare l’indirizzo politico, ma conferisce ogni potere nelle mani di un Capo politico, elegge un sovrano e la sua Corte. Il Parlamento (la Camera dei deputati) viene trasformato in un consesso di “consiglieri del Principe” poiché i parlamentari possono svolgere le loro funzioni soltanto se in sintonia con i desideri del Principe, altrimenti vengono mandati via. Per questo i deputati dell’opposizione, che consiglieri del Principe non lo sono (e non lo possono diventare) non contano.
E’ vero che viene ridotto il numero dei deputati (che nel 2016 passerà da 630 a 518), ma – una volta che i parlamentari non possono più esercitare liberamente la loro funzione di rappresentanti del popolo italiano (cioè di rappresentare i bisogni, gli interessi e le aspirazioni degli elettori), il loro numero è fin troppo elevato.
Con questa nuova forma di Governo vengono demolite tutte le garanzie apprestate dalla Costituzione italiana per evitare ogni forma di dittatura della maggioranza. Persino la Corte Costituzionale, che rappresenta l’ultima garanzia contro il pericolo di abusi della maggioranza a danno dei diritti dei cittadini italiani, viene manipolata. Modificando la sua composizione (con l’aumento della componente di derivazione politico-parlamentare), la Corte viene politicizzata ed attratta, nel lungo periodo, nell’orbita dell’influenza del Primo Ministro.
In definitiva, quello che rende veramente diverso e straordinario il referendum del 25/26 giugno da tutti gli altri è il valore straordinario della posta in gioco: la Costituzione. La Costituzione è la casa comune che ha consentito al popolo italiano negli ultimi cinquant’anni di affrontare le tempeste della Storia, salvaguardando, nell’essenziale, la pace, la libertà, i diritti fondamentali degli individui e quelli delle comunità. Essa ha contribuito a formare l’identità nazionale, per cui oggi non è possibile pensare al popolo italiano separato dai suoi istituti di libertà, dal grande pluralismo dei corpi sociali, dalla distribuzione dei poteri, dalla partecipazione popolare, dalla passione per il bene pubblico.
La riforma della Costituzione colpisce l’identità stessa del popolo italiano come comunità politica, distruggendo quell’ordinamento attraverso il quale si sostanzia la democrazia e si garantisce il rispetto della dignità umana alle generazioni future. In questo modo, demolendo le istituzioni della democrazia, si disfa l’Italia, trasformando il popolo italiano in un aggregato di individui in perenne competizione tra loro.
Il Referendum è l’ultima occasione per salvare i beni pubblici che i costituenti hanno donato al popolo italiano, facendo tesoro delle dure lezioni della storia. Non ci sarà una prova d’appello per la democrazia italiana!
Se la riforma dovesse passare, la Costituzione italiana sarebbe cancellata ed il suo patrimonio di libertà e di diritti disperso per sempre.
La scelta che siamo chiamati a compiere con il Referendum è cruciale per il destino del nostro Paese, com’è stata – a suo tempo - la Resistenza.