
Primarie sì, primarie no, Vendola sì, Vendola no…la terra dei cachi…
Il Pd in tre anni ha cambiato tre segretari.
E’ l’unico partito che indice le primarie e le perde regolarmente. Per un motivo ovvio per me, ma, evidentemente, non per loro. Le primarie servono a far scegliere agli elettori il candidato del partito o della coalizione più adatto per vincere le elezioni. Dunque non può esistere, alle primarie, il candidato del Pd. Ci si mette in gioco, totalmente. Si candida chi vuole e quello che prende più voti viene sostenuto da tutti. Invece i dirigenti a vita del Pd tentano ogni volta di imporre alle primarie il candidato del Pd, che regolarmente perde. È accaduto in Puglia con Vendola contro Boccia, a Firenze con Renzi contro Pistelli, a Milano con Pisapia contro Boeri. Gli elettori scelgono il candidato più conosciuto e/o riconoscibile, dunque incompatibile con le alte strategie uscite dagli alambicchi della nomenklatura. Dopo la vittoria di Vendola su Boccia, D’Alema ridacchiò: “Il problema non è vincere le primarie, ma le secondarie, cioè le elezioni”. Vendola vinse pure le elezioni. Allora Fioroni propose “primarie finte” per far vincere il candidato di partito. Letta spiegò che “le primarie soffocano le possibilità di successo del nostro candidato”. Ora, dopo la batosta milanese, temendo che Vendola vinca anche le primarie nazionali, il Pd non si pone neppure il problema di trovare un candidato più credibile di lui: vuole abolire le primarie.
Terzo: il Pd è un caso da studiare da un punto di visto socio-antro-politologico. Perché non si capisce come mai il più grande partito di opposizione non riesca a guadagnare consensi nei sondaggi quando la maggioranza balla sull’orlo del precipizio (e se cresce, cresce di decimali e comunque meno del Pdl).
Il Pd è “troppo” democratico, nel senso che ognuno, a seconda di come si alza la mattina, si sente in diritto, appena vede un taccuino, una telecamera, un microfono, di dichiarare quel che gli passa per la testa. Mica si discute negli organismi preposti e poi si esterna, si diffonde una linea politica condivisa…ps…roba da vecchia politica. Ognuno di coloro che non si ritrova su una determinata posizione si sente in diritto di diffondere il suo punto di vista. Non dovrebbe funzionare così. Ci si riunisce, ci si confronta, si giunge ad una sintesi dopodichè il Partito dovrebbe marciare compatto su quella posizione. Altrimenti è un logoramento continuo, con l’unico risultato di impantanarsi e di confondere i cittadini. Ed il povero segretario a rincorrere, a chiarire, a rattoppare, a precisare. Un lavoraccio. Il Pd è la vera casa delle libertà, altro che centrodestra!
Sento dire che Bersani non è un leader all’altezza, non è mia intenzione assolverlo ma vorrei vedere qualcun altro al suo posto. Dopo quasi un ventennio di berlusconismo il problema sarebbe che Bersani non è credibile oppure non è un leader carismatico, che all’orizzonte del Pd oggi non esiste un leader carismatico.
Non voglio accettare l’idea che anche il Pd diventi un partito di un leader. E’ difficile, mi rendo conto che nell’Italia berlusconizzata i partiti sono la narrazione di un capo. Ma non vorrei che si cadesse in questa tentazione. Il berlusconismo si tramuta così in una sorta di destino insuperabile, una condizione dell’essere che deve accumunarci tutti. Tutti partiti del Capo! Tutti sul predellino! Tutti leader mediatici! Dobbiamo subito obbligare Bersani a farsi un trapianto di capelli, a mettere un orecchino….
Spero che il Pd, con tutti i suoi problemi e limiti, non decida di diventare un partito come tutti gli altri, ovvero il comitato elettorale di un leader forte e carismatico, ma che rimanga un partito collegiale, anche se fosse l’ultimo. Perché la Lega continua a crescere? Perché ha una identità e perché ha scoperto che la gente vuole il partito vecchio stile, fatto di sezioni e di amministratori locali, con una classe dirigente degna di questo nome. I partiti nazionali si stanno disgregando, così lasciano spazio a politici che assomigliano ai capi tribù che hanno gruppi di fedeli per persone adoranti, pronti a seguirli in tutto.
Secondo me ha ragione Bersani quando dice “Non vogliamo creare passione per una persona, ma per la Repubblica”. Non sarà attuale, visti gli stili politici a cui siamo stati abituati…però… Il Pd si trova a perdere voti nei confronti di Vendola e Casini, rispettivamente un ex comunista e un ex democristiano, entrambi poco ex, i quali semplicemente hanno capito due o tre cose in più su come funziona la comunicazione politica nei tempi moderni.
Nichi Vendola è famoso per l'inarrestabile vena affabulatoria. Spesso torna, nel suo eloquio immaginifico, il termine “narrazione”. Che di recente, tuttavia, visto l’abuso parossistico che ne aveva fatto, egli sostituisce con “racconto”, “rappresentazione”, "discorso" o altri termini..
La narrazione con visione o senza visione sembrerebbe il grande discrimine dell’offerta politica italiana oggi.
Ho letto da qualche parte che gli strateghi elettorali della destra americana teorizzano che l’elettorato non vota in modo razionale, ma in base a suggestioni emotive, e che, il programma elettorale diventa secondario, se non sai come raccontarlo. Vince le elezioni chi sa raccontare una storia: una storia che crei con l’elettore un legame emotivo. Questa strategia si avvale di cinque mosse che consentirebbero di legare l’elettore al candidato. Innazitutto ci devono essere degli ostacoli da superare. Il leader ha un progetto, ma ci sono degli oppositori che si mettono di traverso. In secondo luogo ci devono essere delle debolezze. Un leader non è amato se non ostenta debolezze che lo rendano simile al suo elettore. In terzo luogo si deve volere a tutti i costi qualcosa. Solo questo genera nell'elettore passione ed entusiasmo. Penultimo punto è costituito dall’unicità del leader. Il candidato è unico e irripetibile. Infine il protagonista e l’antagonista devono essere agli antipodi. Più viene divaricato lo spazio oppositivo fra i due, più la storia funziona.
Vendola è caldo, logico, persuasivo, immaginifico, emozionante, non burocratico, a volte imprevedibile, provocatorio, potente.
Una componente essenziale del vendolismo è la comunicazione, unita alla capacità narrativa e alla retorica linguistica. La narrazione vendoliana, che potremmo definire totalizzante e coerente, abbraccia infatti passato, presente e futuro. Un arco temporale ampio, che coinvolge la sua storia e quella dei cittadini pugliesi. Essa richiama in primo luogo la territorialità regionale, che Vendola dimostra di conoscere in maniera capillare: tradizioni, valori, simbologia, sono sempre al centro della sua narrazione. Il forte richiamo alla Puglia, infatti, ha spinto qualcuno ad associare Vendola alla Lega Nord. Un’associazione vera solo in parte, in quanto, se li accomuna la capacità di coinvolgere l’elettorato e la capillare presenza sul territorio, essi differiscono logicamente nelle tematiche.
Quanto al linguaggio, invece, quello vendoliano si distingue fortemente da quello adottato da gran parte dei politici italiani. Quasi in una forma di controtendenza, Vendola adotta un linguaggio ricco di barocchismi, termini complessi e di uso poco comune, spesso di matrice filosofica e letteraria. A questa tradizione linguistica si unisce, poi, l’influenza pasoliniana, relativa alla passione civile e libertaria, e la tradizione ecumenico-spirituale, legata alla religione e al cattolicesimo.
Proprio il suo rapporto viscerale con gli elettori, spesso mediato dai mezzi di comunicazione (vecchi e nuovi) ed il personalismo, la capacità di emozionare, oltre che alcuni tratti di populismo, gli è valso in numerosi casi il nome di «Berlusconi Rosso». Ed in effetti i due leader si rivelano essere le due facce delle stessa medaglia. Essi posseggono lo stesso impianto populistico-plebiscitario, che impone un partito illanguidito intorno al corpo del capo, ed un linguaggio che ruota intorno alla gente e al territorio. Entrambi attraggono l’elettorato, lo affascinano, e creano intorno alla loro persona un alone quasi di eroismo associato ad una fama quasi da starlette hollywoodiana.
Ciò che invece differenzia i due leader sono i contenuti. Il messaggio vendoliano si rivolge inoltre a diverse classi sociali, dalle più disagiate a quelle più benestanti. Al contrario Berlusconi agisce come leader di un partito di massa. Un grande partito che, pur essendo strettamente legato all’immagine del suo leader e nato appunto a sua immagine e somiglianza, si propone di contribuire a creare il bipolarismo in Italia, sul modello statunitense. Il suo messaggio, invece, si focalizza maggiormente sul presente e si rivolge al ceto medio.
Vendola si rivela un innovatore anche nell’uso dei nuovi mezzi di comunicazione.
La rete ha infatti avuto un ruolo fondamentale nella campagna elettorale del Governatore della Puglia, e continua ad averlo tuttora: Vendola, infatti, è uno dei pochi politici italiani ad utilizzare appieno le proprietà di Internet, grazie alla tecnologia “Web 2.0”, coinvolgendo in questo modo la grande colonia di internauti e giovani fruitori abitudinari del web. Grazie ad una campagna elettorale originale, basata sul trinomio politica-marketing-poesia, e all’ausilio delle Fabbriche di Nichi Vendola, è uno dei primi politici italiani ad aver utilizzato appieno le caratteristiche democratiche e sociali di Internet, sia grazie al sito, caratterizzato da una grande fruibilità e possibilità interattive, ma soprattutto grazie al notevole utilizzo dei social network (Facebook e Youtube).
Vendola figlio della Puglia, omosessuale, diverso, comunista, nato come dice lui “con le pezze a culo”. Tutto molto bello, molto romantico, molto idealistico. Però non sono ancora convinto, qualcosa continua a non tornarmi.
Lasciamo stare il passato politico di Vendola, quello dei Bertinotti, dei Cossutta, dei Ferrero, dei Turigliatto, delle correnti comuniste (Sinistra Critica, i bertinottiani, "L'Ernesto", "Falce e martello") con sempre qualcuno più a sinistra della sinistra, più puro dei puri, delle mille scissioni, della caduta del governo Prodi (vi sto ancora ringraziando cari “compagni”…ed anche Berlusconi vi sta ringraziando ancora).
Più che altro mi domando come mai la Puglia è riuscita a spendere solo il 40,6 per cento dei fondi Fas, addirittura meno della nostra disastrata Campania? Come mai nel dicembre scorso ha accumulato una perdita di esercizio nella sanità di 1 miliardo, di cui 350 milioni solo nel 2009? Buttarla in politica o prendersela con il malgoverno precedente lascia il tempo che trova, visto che Vendola governa da cinque anni e, proprio nel settore cruciale della sanità, non ha brillato: il suo primo assessore, Alberto Tedesco, nominato in pieno conflitto d'interessi, visto che la sua famiglia forniva protesi sanitarie alle Asl, è finito indagato per corruzione e s'è rifugiato in Senato prima di incappare in guai peggiori; e il suo ex vicepresidente Nicola Frisullo è stato arrestato perché trafficava con Giampi Tarantini, altro ras delle protesi sanitarie, che gli forniva escort in omaggio. Restano poi da spiegare gli scambi di cortesie fra Nichi e il cappellano berlusconiano don Luigi Verzè, patron del San Raffaele e ras della sanità privata all'italiana (fondi pubblici, guadagni privati). Come mai Tremonti contesta a Vendola una mossa che sa tanto di clientelismo Prima Repubblica e cioè l'assunzione a tempo indeterminato di 8 mila precari tra dirigenti medici e infermieri da società esterne ora internalizzati nelle Asl? Il tutto deciso il 10 febbraio, ultima seduta del vecchio consiglio prima delle elezioni regionali, con l'astensione del centrodestra timoroso di perdere voti preziosi? Imbarcare masse di precari puzza di vecchia sinistra. E gridare al 'sabotaggio politico', di vecchia Repubblica.
Un ultima cosa: facciamo un gioco. Chi ha definito un’indagine giudiziaria “strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpirmi”, a “costruire scientificamente la mia morte”, in cui “i briganti prendono il posto dei galantuomini”? E chi ha parlato di “polverone”, di “spettacolarizzazione delle indagini”? Lo so...avete subito pensato a Berlusconi...ma non è la risposta esatta...noo...non è nemmeno Ghedini....non ci crederete..ma ve lo assicuro...è proprio lui...Nichi. Può darsi che la PM Digeronimo abbia commesso errori, e perfino abusi. Nel qual caso il governatore poteva rivolgersi al Csm, ai vertici della Procura di Bari, al Gip, e chi pù ne ha, più ne metta. Ma scrivere una lettera aperta indirizzata al PM che sta indagando intorno a lui....e poi senza nemmeno citare presunti abusi o errori...Nichi...Nichi...
E il protocollo d’intesa siglato da Vendola con Microsoft, il principale produttore di software proprietario del mondo, con buona pace del Software Libero?
A mio modesto parere, il problema del centrosinistra non è avere un leader carismatico.
L’Italia è con le pezze a culo, da tutti i punti di vista.
Non abbiamo bisogno del Messia, del Salvatore, ma di amministratori seri, capaci, forse anche un po’ pallosi, senza una “narrazione” particolare ma, cacchio, che facciano quadrare i conti e ci allontanino dal baratro sul quale stiamo, incoscientemente, ballando. Penso a Ciampi, a Prodi che è stato un bravissimo aggregatore politico ed è riuscito ad avere un consenso nel mondo economico, raggiunto da nessun altro. Fare opposizione o campagna elettorale è una cosa, governare, con un debito pubblico come il nostro, è un’altra cosa.
Ultima riflessione: signori, basta predicare bene e razzolare male. Due legislature e poi a casa, tornate a lavorare. E se qualcuno di voi non ha mai lavorato, che provi questa eccitante novità, non è mai troppo tardi.



