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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Omicidio Noviello. Giustizia è fatta.

Mercoledì 19 novembre – Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

Presso l’aula 30 della Seconda Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere alle 9:00 è iniziata l’udienza conclusiva contro gli assassini dell’imprenditore di Castel Volturno Domenico Noviello, ucciso a Baia Verde la mattina del 16 maggio del 2008.

Alle ore 11 la Corte si è ritirata in camera di consiglio. Per le ore 14.00 era prevista la lettura del dispositivo di sentenza, poi spostata alle 15:00. La Corte è tornata in aula intorno alle 15:30, la sentenza è stata letta alle 15,34. Ergastolo con isolamento diurno di sei mesi, nonché interdizione perpetua dai pubblici uffici e perdita della patria potestà per Giuseppe Setola,  Cirillo Alessandro, Cirillo Francesco, Letizia Giovanni, Napolano Massimo. Di Bona Metello è stato, invece, condannato a 43 anni di reclusione, ridotti a 30,  mentre 13 anni e 6 mesi di reclusione sono stati inflitti a Luigi Tartarone. Anche questi ultimi sono stati condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre la perdita della patria potestà durerà per il tempo di espiazione della pena.

In aula eravamo in tanti ad esprimere la nostra solidarietà, la nostra vicinanza, il nostro affetto alla famiglia Noviello. Come in un solo, grande, caldo abbraccio.

Come quello scambiato con Massimiliano appena salito al primo piano del Tribunale. Abbraccio durante il quale Massimiliano ringrazia - come fa sempre e come fa con tutti -  per essere presente. Ed io ogni volta imbarazzato “Massimilià ma che dici?! Grazie a te, grazie a voi. Se solo potessi fare di più…”.

Ritenevo un dovere esserci. Un dovere umano, civile, morale.

Il mese scorso, a Roma, abbiamo concluso gli Stati generali dell’antimafia di Libera  affermando che “dobbiamo dare un nuovo significato a parole stanche ma ancora cariche di valore e che dobbiamo riformare la legalità perché non sia più una bandiera dietro cui si nasconde chi la viola ogni giorno. Di questi impegni che assumiamo oggi siamo tutti chiamati ad essere testimoni, con lo stesso coraggio, la stessa coerenza, la stessa corresponsabilità, di chi, da testimone di giustizia denuncia mafiosi, camorristi , estorsori e corrotti; di chi vuole rompere ogni legame con l’oppressionecriminale; di chi, avendo perso i propri cari, vittime innocenti di mafie, ci insegna quanto sia preziosa la libertà. Dobbiamo farlo ora. Dobbiamo farlo insieme.”Appunto.

Sentiamo dire, spesso, che la nostra Terra ha tante potenzialità. Io ci credo, non è solo retorica a condizione che ognuno di noi ci lavori. Credo fortemente nel contributo che ognuno di noi può e deve dare perché ciò si realizzi. Dobbiamo, però, lavorarci con continuità. Contro questa montagna di merda che è la camorra bisogna combattere tutto l'anno, perchè questi delinquenti assassini agiscono per tutto l'anno. Non dobbiamo girarci dall'altra parte, e non dobbiamo far passare nelle nostre menti un concetto di legalità “light” che accetta mediazioni. Impariamo a non chiedere solo allo Stato. Dobbiamo essere noi cittadini i primi a fare il nostro dovere, la nostra parte. Se ognuno di noi pensasse solo a coltivare il proprio orticello, si chiudesse tra le quattro mura di casa propria, di che futuro potremo godere, in quale società ci ritroveremo a vivere? Quale società consegneremmo a chi verrà dopo di noi? 

Riappropriamoci di questa Terra. Siamo tanti, la maggioranza, un popolo. Non possono essere certo i camorristi ad avere il sopravvento. Non dobbiamo e non possiamo arrenderci. Tutti insieme ce la faremo. Viviamo in una provincia, in una regione dove dobbiamo parlare con la massima chiarezza ad una criminalità organizzata che ha fatto terra bruciata nella società, che ritiene di essere padrona assoluta della vita e della morte, oltre che dell’economia, della dignità, dei diritti.

Sfidiamo, allora, chi per il potere, per i soldi è disposto ad immolare tutto e tutti. Nessun “se” o “ma”, nessuna tolleranza nei confronti di chi ritiene che si possa convivere con la camorra. Portiamo la camorra allo scoperto, mostriamola in tutta la sua miserabile essenza. Senza alcun folklore o mitologia. Combattiamo qualsiasi “zona grigia”. A qualcuno mostrarsi complice del camorrista a volte dà forza, gli serve, nella politica negli affari, nel suo ruolo sociale. E’ molto più insidiosa, più pericolosa, più dannosa l’area grigia, quei “cento passi” fra carnefice e vittima entro i quali trovi anche la gente perbene che, però, al momento opportuno, invece di dire sta zitta, invece di fare qualcosa tiene le mani in tasca, invece di guardare in faccia le persone si gira dall’altra parte. La camorra si nutre di questa zona grigia, di questo luogo in cui le responsabilità erano di tanti insospettabili che hanno deciso di lasciarsi andare, disarmare, che avrebbero potuto fare, da professionista, da giornalista, da politico, ecc. la loro parte.

Che mondo sarebbe un mondo affrancato dalla camorra? Un mondo in cui hai la pienezza del tuo destino, dei tuoi diritti? Sarebbe un mondo bellissimo. E allora dobbiamo lavorare per riappropriarci fino in fondo delle nostre vite. Costa un gran fatica, immagino che vivere sotto scacco della camorra, per alcuni, sia anche più semplice, più comodo perché altri pensano per te, altri a cui hai consegnato la tua vita: alla fine molti si sentono in pace con loro stessi, non hanno bisogno di mettersi in gioco ogni giorno. Potremmo dire che la nostra Terra sia stata liberata il giorno in cui ognuno di noi torna ad essere fino in fondo cittadino e vive la pienezza delle sue responsabilità. Lottare, ognuno facendo la propria parte – piccola parte - attraverso il proprio ruolo, attraverso le proprie competenze, attraverso la propria funzione.

Se, anche solo per un attimo, pensassimo che chi è stato ucciso sia un eroe forniremmo a noi stessi un alibi, l’alibi per non fare niente, ciascuno di noi non deve essere chiamato a fare l’eroe, ma a essere un consapevole cittadino, un cittadino “attento”.

Per me l’essere con la famiglia di Domenico Noviello significava e significa questo.

Ricorderò e mi sarà d’insegnamento la compostezza del vostro dolore, il vostro sentire e vivere la famiglia, la vostra nobiltà d'animo, la caparbietà e determinazione con cui avete lottato contro la camorra. Grazie ancora.

Così come ricorderò per sempre la sensazione indescrivibile avvertita nel momento in cui sono passato davanti alle gabbie dove erano reclusi alcuni degli imputati, ora condannati, ed ho incrociato il loro sguardo. Sensazione che mi ha portato più volte a girarmi per osservarli e pormi tante domande senza risposta...