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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Non dimentichiamo i referendum sul lavoro

In queste settimane si è parlato tanto, troppo, di agenda Monti. Lo scioglimento delle Camere e l'avvicinarsi delle elezioni politiche ha reso queste discussioni ancora più vivaci, fantasiose anche a causa di una scarsa chiarezza degli scenari politici. Troppe agende per i miei gusti e non la giusta attenzione al tema del lavoro e dei relativi diritti. È una tendenza degli ultimi anni. La raccolta, faticosa, delle firme per l'abolizione della norma che ha cancellato l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori e per l'abolizione dell'art. 8 della manovra estiva del governo Berlusconi, sembra essere caduta nell'oblio di cui parlavo. Fuori dalle agende politiche e giornalistiche. Sostanzialmente. Ho raccolto ed autenticato le firme perché credevo e credo che quei quesiti portino con se', al di la' del loro contenuto specifico e significato più generale, degli elementi di grandissima attualità e di prospettiva per il futuro. Ho vissuto sulla mia pelle cosa significhino queste "riforme". Licenziato, vertenza di lavoro, reintegro. alcuni colleghi sono incappati nelle conseguenze delle riforme di cui parliamo. sono rimasti a casa, indennizzati. Una lettura obiettiva degli accadimenti degli ultimi anni non può non portare ad evidenziare come le conseguenze della crisi, le più dure, si siano abbattute sulle spalle dei lavoratori, con risvolti iniqui e recessivi. Si subiscono gli effetti della disoccupazione e della precarietà, ma si subisce anche la progressiva perdita di valori dei salari e degli stipendi che genera nuovi e preoccupanti fenomeni di povertà. A tutto questo si deve aggiungere anche l'arretramento sul fronte dei diritti. Aspetto questo meno visibile, meno materiale ma non meno pericoloso. Se questa e' la situazione, dovrebbe essere chiaro a tutti che rimettere al centro il tema del lavoro e' l'unico modo per iniziare a tracciare una strada d'uscita dalla crisi, via che sia equa e socialmente sostenibile. Penso che i referendum andassero proprio in quota direzione. Il reintegro del lavoratore licenziato in maniera ingiustificata, così come previsto prima della riforma del governo monti, era un argine per la difesa della dignità  del lavoratore, di valore sia materiale che simbolico. La possibilità, prevista dalla riforma, di riparare al licenziamento ingiustificato con il solo indennizzo economico, non solo rischia di aprire la strada a licenziamenti discriminanti, ma rappresenta nella sostanza la mercificazione e a la perdita di valore del lavoro stesso. L'art. 8 del duo Berlusconi e sacconi attacca in maniera frontale i contratti nazionali e consente di derogare perfino alle leggi. Dietro al concetto di flessibilità si nasconde un evidente attacco contro i sindacati e, più in generale, contro la rappresentanza la solidarietà tra i lavoratori. L'abolizione di queste norme rappresenterebbe, simbolicamente e non solo, per scrivere un'agenda politica che rimetta al centro il lavoro.