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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Nasce l'Asssociazione Antonio Calcagno: aiutateci ad aiutare!

Circa un mese fa fui contattato da Tommaso.
Mi chiese una mano, da un punto di vista professionale, per realizzare un sogno cui stava lavorando con un gruppo di amici di Santa Maria: un’associazione.
Un’associazione in ricordo di Antonio, un’associazione che si occupasse dei malati oncologici e delle loro famiglie.
Antonio era più giovane di me, abbiamo avuto pochi punti contatto durante le nostre esistenze.
Lo conoscevo certo, così come conosco la sua famiglia, Santa Maria e copp (di sopra) con Piazza Aragona è una comunità che conosco bene, lì è nato mio padre, lì sono cresciuto.
Antonio è stato strappato da un cancro all’affetto dei suoi cari e dei suoi amici a trent’anni.
In poco tempo e troppo giovane. Anche se il tempo, in queste occasioni poi, ha ancor di più un valore così relativo.
Di Antonio ho un ricordo nitidissimo: il suo sorriso. Un sorriso pieno, sincero, sereno, generoso, radioso, contagioso. Un sorriso che non poteva non riflettere ciò che era Antonio, il suo carattere, il suo animo.
Nonostante la mancanza cronica di tempo, soprattutto da un anno a questa parte, non ci ho pensato nemmeno un secondo a dir di no.
Il ricordo di Antonio, la sua storia, che poteva essere la mia e che è quella di chissà quanti altri, gli scopi associativi e l’entusiasmo di Tommaso e poi degli altri amici che mi ha fatto incontrare (Giuseppe, Rosa, Irene, Carmine, Chicco, Mimmo, Vincenzo, Antonio, Sebastiano), alcuni dei quali già conoscevo mi hanno fatto dire un si incondizionato, immediato, spontaneo.
Così un mese fa è iniziata, per me, questa nuova esperienza. Incontri, conoscenze, confronti, idee, problemi, soluzioni, domande. Il tutto con ritmi serrati.
Conoscendomi, immaginavo che sarebbe andata a finire così. In cuor mio non ho mai considerato il mio modesto contributo, una semplice consulenza. Volevo far parte del progetto, lo sentivo anche mio. Ho capito, nei giorni, che anche i ragazzi avevano bisogno di qualcosa in più.
E così è scoccata l’intesa, la magia.
Abbiamo fatto tanto in poco tempo, ma siamo pronti. C’è stato qualche problemino (era fisiologico che ci fosse), ma è stato risolto e siam qui pronti ad iniziare.
Cosa vorrei fosse quest’associazione? Quale il nostro compito? Cosa ci aspetta?
Non elenco le attività che abbiamo in mente di porre in essere, sono davvero tante (e poi perché dovete venire alla presentazione di sabato!). L’entusiasmo ci ha preso la mano. Ma restiamo con i piedi a terra, sappiamo che ci vorrà tempo, pazienza, aiuto, formazione per poter fare tutto quello che ci passa per la testa.
Per quanto riguarda noi, penso, ed è una riflessione che  condivido con gli amici, dovremo imparare tanto ed in fretta.
Innanzitutto dovremo allenarci, allenarci al silenzio, a silenziarci quanto basta per far posto all’ascoltare, perché solo ascoltando potremmo essere capaci di attenzioni, potremmo essere capaci a dare la giusta importanza ad ogni richiesta. E tutto questo potrà avvenire solo se saremo capaci di avvertire che l’esistenza dell’altro ci appartiene.
Dovremo poi imparare ad appartenerci, sentirsi parte, legati da fili impercettibili, per portare vita, qualità di vita e vitalità.
Dovremo imparare a scambiarci tempo, impegno, gioco, energia. In altre parole imparare ad incontrarci. Percorsi fatti di una “leggerezza” affidabile, in cui essere sicuri che l’altro c’è. Percorsi che si ripetono e si rinnovano ad ogni incontri, lungo una quotidianità tante volte nuova e accompagnata da un’inaccettabile solitudine.
Dovremo imparare il concetto di gratuità, dell’assenza di interesse. Dal mio punto di vista, nel volontariato la ricompensa c’è e l’aspettativa è alta. La ricompensa è data dalla qualità e dalla intensità del tempo donato, dall’ansia fermata, sospesa, dalla capacità di modulare i ritmi del proprio tempo esclusivo per dedicarli ad altro.
Dovremo imparare ad essere presenti, a dare una presenza di sostegno, non di sostituzione o di delega, una presenza discreta ed efficiente.
Dovremo imparare ad avanzare, a spostarci da dove siamo o crediamo di essere bloccati. Dovremo diventare un luogo in cui chi c’è, sa di esserlo e sa di contare per tutti quelli che ci sono e su tutti quelli che ci sono. Una presenza che tante volte abbiamo cercato e raramente ritrovato perché molto distratta, troppo impegnata.
Dovremo imparare ad includere, a tessere intrecci fatti di storie di ascolto e presenza. Far sentire come dentro una rete solidale di forte protezione, l’associazione come luogo di solidarietà, in cui essere, star bene, incontrarsi e ripartire per nuovi percorsi, cambiati forse, ma certamente accompagnati dentro una dimensione di inclusione.
Infine dovremo imparare a mettere insieme tutte le risorse che si incontrano: le famiglie, gli amici, gli operatori.
E’ un progetto ambizioso, una sfida ardua, ci siamo buttati senza rete, ma abbiamo un cuore grande.
Sabato vi aspetto (Convento Padri Oblati Piazza Aragona ore 19:30) numerosi alla presentazione dell’Associazione Antonio Calcagno.
Aiutateci ad aiutare!!