Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Lucio Magri e la libertà di decidere.

Avete sicuramente seguito, attraverso la tv o i giornali, la vicenda di Lucio Magri. Colgo questa triste occasione per scrivere (l’altra volta mi diede spunto il suicidio del maestro Monicelli) di un tema a me caro. Sono padrone del mio destino? Della mia vita? Posso disporre della stessa?

E’ un tema complesso, aggrovigliato, contradditorio. Voglio scegliere se vivere o morire, però mi dispera l'eventualità che una persona che amo scelga di morire. Ancora: nessun discorso sulla scelta di suicidarsi mi darà rinunciare all’idea di poter fare qualcosa per chi stia tentando il suicidio sotto i miei occhi. Al di là di ogni considerazione filosofica, sociologica, ecc. sul tema.
Non condivido chi vede il suicidio come una sorte di liberazione. Semmai ciò che può devastare una mente è l’idea di non poter essere più liberati (da un cancro, da una profonda depressione, da un lutto non importa la causa di questo pensiero). Quindi dicevo di questa contraddizione molto diffusa: saremmo capaci di tutto perché un nostro affetto, amore rimanga in vita, ma per noi sarebbe civile e normale poter scegliere.

Quando leggo di questi gesti finisco sempre per commuovermi ed una lacrima ribelle finisce per solcarmi il viso per finire su una scrivania, su un giornale. C’era un tempo in cui, un’immaturo senso del pudore, mi provocava vergogna nel piangere. Fortunatamente  poi ho smesso. Oggi mi capita di sorridere, qualche volta di ridere chiassosamente e qualche altra volta ancora di piangere. Piango quando è importante farlo per ricordarmi che sono vivo.
Vi capita, qualche volta, di avere la sensazione di vivere momenti in cui la vita sembra sfuggirvi dalle mani e non la sentite più? Momenti in cui c’è solo l’indolenza di un monotono ticchettio (minuti, ore, giorni e settimane) . Se la vita ti sfugge dalle mani e l’hai molto amata e non riesci più ad onorarla avendola tanto amata, allora capisco, ammetto che la si voglia inseguire, raggiungere da un’altra parte. E lo si faccia come ha fatto Lucio, Mario e tanti altri che non hanno avuto la ribalta della cronaca.
Per quanto mi riguarda, sono diventato ammalato di vita. Anche nei suoi periodi, momenti melanconici, nelle sue sfumature grigie. Forse per questi motivi rimango colpito dai gesti di Magri, di Monicelli e di tutti gli uomini e donne che provano un amore tale verso la vita da trovare quella forza disumana di disporre della propria morte.

Paginate di giornali e fiumi di parole si stanno consumando in questi giorni su questo tema. Sentiremo ed abbiamo già sentito ripetere che,  comunque, vale sempre la pena di viverla, la vita. Ok, sono d’accordo, ma fino al punto in cui te la senti nelle mani, fino al punto in cui la possiedi. Non è sempre così, però, a volte ti sfugge e vuoi rincorrerla da qualche altra parte….perchè senza di lei non sa come fare.

Poi, puntualmente, si scatena il solito, ipocrita dibattito. Perché in Italia non puoi decidere della tua vita, non puoi essere padrone della tua vita. Devi andare all’estero. Perché in Italia abbiamo il Vaticano, il papa, i cardinali che pretendono di dire la loro e di imporre il loro punto di vista su tutto e tutti. Non capisco. Si tratta della mia vita o no? E se per me non è più vita, avrò il diritto di finirla nel modo migliore che ritengo?