Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

L'autunno...

L’autunno mi mette nostalgia. Nostalgia, badate bene, non dell'estate e delle vacanze. Di quelle, se non diparto prima, ne arriveranno altre, in un futuro non troppo remoto. A me l'autunno regala quel fastidioso senso d'ineluttabilità del tempo che passa. Quell'irritante consapevolezza di avere perso qualcosa. Quello struggimento malinconico per quello che era e che non è più. In autunno, il sabato mattina, quando fuori piove, guardo i miei nipoti giocare, ancora in pigiama, inghiottiti da quell'incanto ludico che io ho smarrito per strada senza accorgermene, in un giorno di pioggia alla fine degli anni settanta, e soccombo, travolta dal ricordo di me stesso, nella loro esatta posizione, assorto e assente, anche io inghiottito dall'incanto, anche io avviluppato in quel tepore rassicurante, su cui altri vegliano. Mai come in autunno ho bisogno di un guscio a cui tornare, anche ora, in una fase della vita in cui dovrei io farmi guscio. In autunno rimpiango quel mondo piccolo e tiepido dai confini precisi e ben visibili, rimpiango la stretta di una mano più grande della mia, una voce che dica cos'è meglio per me, un abbraccio che mi contenga tutta e mi nasconda, quando ne ho voglia o bisogno. E mi viene nostalgia degli attrezzi del nonno, del divano di velluto marrone, del televisore con le manopole, del camino annerito di fumo. Ho nostalgia degli odori di quegli anni lontani che, in questa stagione di inizio e di fine, mi fanno la posta implacabili. Mi mancano l’odore del profumo di mio padre, quello della salsa preparata, per ore, dalla nonna che non rideva mai e portava capelli arrotolati in un tuppo che sembrava finto quanto era perfetto, l'odore di naftalina nel suo grande armadio, l’odore della verdura cotta sul fuoco del camino, l’odore dei fagioli, cotti nel pignatiello, posati sul pane raffermo con un filo d’olio delle nostre olive, l’odore dei libri scolastici nuovi. Il colore delle zucche, delle mele e delle noci. Ho nostalgia delle passeggiate nelle nostre macchine scassate, con mia sorella e con mia sorella. Ho nostalgia delle passeggiate nei campi che facevo con nonno. Dell’odore della terra e dell’erba umida, bagnata. Ho nostalgia degli scherzi che facevo a nonno (il più comune era scavare un buco, che poi coprivo con rami ed erba, all’ingresso del capanno dove erano gli attrezzi ed aspettare che nonno vi ci cadesse dentro, bestemmiando). Ho nostalgia delle mattine a casa con l'influenza, il termometro sotto l'ascella e i colori con i fogli sul letto. Ho nostalgia del tempo che sembrava non passare mai. In autunno mi crogiolo nel languore di ciò che è passato. E, durante questo struggimento romantico e mesto, ogni tanto torno in me. E rivedo una ragazzino chiuso, dalla timidezza che paralizzava, insicuro, convinto di non essere adatto per camminare da solo in questo mondo difficile. No, non credo che tornerei indietro. E questo autunno, così grigio e minaccioso, assume contorni suggestivi, da rivalutare, nonostante la nostalgia. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.