
La storia dei falsi titoli accademici di Giannino, storia di conformismo
E’ vero…c’è la stiamo passando male…le difficoltà a formare un governo…il declassamento da parte delle agenzie di rating e tutto quello che leggiamo e sentiamo ogni giorno…
Però voglio fare comunque una riflessione sull’episodio dei falsi titoli di studio di Oscar Giannino perché, con quello che vedo in giro, la questione è emblematica di un certo modo di vivere.
Inizialmente dicevo tra me e me…ma come può un uomo intelligente e competente puòsputtanarsi così? Che il suo ego fosse ipertrofico, lo si poteva intuire. Che Narciso abitasse nel fondo della sua anima, lo si poteva immaginare. Tutte ste’ palle solo a causa della vanità?
Leggendolo, ascoltandolo nei giorni successivi, invece, ho pensato potrebbe non essersi trattato di vanità, ma di qualcosa di più complesso. Un meccanismo sottile che coinvolge, in misura più o meno accentuata, tutti noi, e di cui la menzogna, l’esagerazione sono soltanto fenomeni secondari.
Il meccanismo cui ho pensato, opera, da un punto di vista sociale, come un rullo compressore che, e qui sta la cosa curiosa, viene azionata da coloro che, poi, ne rimangono schiacciati.
Questo rullo compressore lo conosciamo tutti…è il conformismo. Ogni gruppo sociale, fondato sul reciproco riconoscimento dei suoi membri, ha bisogno di conformismo, perché esso agisce sugli appartenenti dello stesso come la calce tra i mattoni di un muro. Fa da collante, aiuta a tenerli assieme.
Già Freud affermava che il conformismo ha la tendenza a dilagare dove il legame sociale si fonda soprattutto attraverso l’identificazione dei vari membri. Quest’ultima può avvenire attraverso delle convenzioni che possono essere sti cacchio di titoli professionali, scolastici, ecc.
Quando diciamo….sono il dott. Tizio o cose simili…siamo nel loop…cioè accettiamo di farci riconoscere secondo una data convenzione che ci qualifica e ci rende conformi al modello di organizzazione sociale in cui viviamo. Un’altra considerazione…i titoli che utlizziamo delimitano anche il nostro campo di pensiero e d’azione, delimitano il confine tra ciò che, si suppone, sappiamo o non sappiamo, possiamo o non possiamo. Quindi sti cacchio di titoli finiscono per identificare e definire la qualità di un individuo costituendone via via i prerequisiti per accedere a circoli sempre più ristretti, e assolutamente omogenei, di assegnazione, molto teorica, del merito. In questo modo, alla fine del percorso, idealmente, tutti dovrebbero trovarsi al posto giusto, ovvero quello che, stando al titolo conseguito, gli compete. Ricordate lo spaventapasseri del Mago di Oz?



