
La crisi c'è, la crisi non c'è...venghino siori venghino
All’inizio per il piccolo sultano la crisi finanziaria mondiale nemmeno esisteva. E se qualcuno ne parlava in piazza o al bar, era colpa di Santoro che testardamente proponeva questo tema nelle sue trasmissioni (così come era sua una parte delle responsabilità per le sconfitte elettorali).
Ad ottobre del 2008, mentre il globo terracqueo discute e ragiona su quali misure adottare per fronteggiare la crisi, il nostro, rassicurante, afferma che “abbiamo l’83% delle case di proprietà e più auto e cellulari di ogni altro paese europeo”. Quindi possiamo stare tranquilli, se lo dice lui.
Nel dicembre del 2008, un po’ nervosetto attacca la Rai “basta con questi programmi che diffondono pessimismo!”. Aggiungerei un bel….cribbio!!
Nel febbraio del 2009, spavaldo annuncia “usciremo dalla crisi (ma allora eravamo in crisi! Quest’uomo mi confonde…) prima del resto d’Europa perché siamo i migliori”. Calmi…non è ancora il momento di un T.S.O..
Nel marzo del 2009 inizia col dire che “E' dannoso per l'interesse di tutti noi che ci siano dei media che continuino a rappresentare la crisi come qualcosa di definitivo e di tragico».
Due mesi dopo azzarda “Il momento peggiore è passato e d'ora in poi ci saranno miglioramenti. C'è stato un diluvio universale, ma ora siamo qui e stiamo meglio di prima. Il governo ha fatto bene a diffondere fiducia. Non abbiamo peccato di ottimismo perché questa crisi, è stato dimostrato, ha grande origine nel fattore psicologico”.
Nel luglio 2009 sempre più profetico “Ciò che doveva accadere per banche e mercati è già accaduto. Chi doveva fallire ha fallito e tutti quelli che facevano speculazione non ci sono più. Oggi non ci sembra che ci siano altre situazioni che dobbiamo temere”. “Siamo in un momento difficile per la crisi del mondo: io sostengo che il peggio è passato”. “Il peggio è passato, siamo in fase di conclusione”.
Durante tutto ottobre e novembre continua con lo stesso mantra “Il peggio della crisi sembra che sia alle nostre spalle e che sia iniziata, sia pure lentamente, la ripresa”. “Il peggio è ormai alle spalle. Non possiamo lamentarci. Non va malissimo. Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell'Ocse. Stiamo procedendo bene nonostante il momento non sia certamente uno dei migliori”.
A dicembre, sempre più sicuro, “Riteniamo che il peggio sia passato e che ci sia la ripresa”.
Nel 2010, mentre attraversiamo il meglio della crisi, lui sbraita contro le organizzazioni internazionali che dicono “crisi di qui, crisi di lì, crisi fino al 2011…un disastro. Chiudiamogli la bocca! E contro i giornali (tranne i suoi logicamente)..”anche loro fattore di crisi”. Inoltre riunisce gli imprenditori e li esorta a chiedere un incontro con la dirigenza della Rai “come fate ad accettare che la rai inserisca i vostri spot in programmi che diffondono panico e sfiducia?” Ormai è un’ossessione.
Contemporaneamente continua a ripetere, come un disco rotto, credendo di incantare e convincere tutti noi che “In Europa ci sono Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l'Irlanda che sono in situazioni abbastanza preoccupanti, mentre noi ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri”. (febbraio)
“Dopo essere usciti da una forte crisi, stiamo iniziando la risalita, non è veloce, non ha forti numeri ma è certamente risalita”. (marzo)
“La crisi è alle spalle. E noi ne stiamo uscendo meglio di altri paesi europei”. (giugno)
“La crisi si sta concludendo, ci sono segnali di ripresa. Il peggio è passato, siamo in fase di conclusione della crisi. Lo hanno detto Obama, Bernanke, il Fondo monetario, la commissione europea: ci sono segnali, germogli di ripresa, ora bisogna mettere da parte coloro che inneggiano al catastrofismo”. (settembre)
“L'Italia aveva bisogno di rigore e credibilità. Lo abbiamo fatto tenendo in ordine i conti pubblici e nello stesso tempo salvaguardando i redditi delle famiglie e dei lavoratori colpiti dalla crisi. E' stata la scelta giusta. Ha consentito di superare la crisi e di non farci trovare nelle condizioni in cui si sono trovati altri Paesi europei alle prese con deficit pubblici giudicati non sostenibili dai mercati finanziari e quindi esposti ad attacchi speculativi”. (settembre)
Nei primi mesi del 2011 Draghi, persona molto stimata in Europa e nel mondo, al contrario del nostro Presidente del Consiglio, ci ricordava che erano stati persi 650.000 posti di lavoro e lui a ripetere “questi dati non ci risultano, la ripresa è partita”.
Ed ecco che nel maggio di quest’anno spara la palla più grossa “Abbiamo realizzato una vera e propria missione impossibile: abbiamo affrontato la crisi senza mettere mai, dico mai, le mani nelle tasche degli italiani».
A giugno 2011 si scopre che mancano dai 60 agli 80 miliardi di euro per rimettere in sesto i nostri conti e Tremonti, fino a qualche mese fa il miglior ministro del mondo (quello che “Sicuramente è finita la paura dell'apocalisse. E' rallentata la caduta, dall'autunno in poi, del traffico e del commercio che è la nostra ricchezza. Guardiamo al futuro con qualche speranza”; “Il rischio di un crollo, del peggio, è abbastanza alle nostre spalle. Su questo abbiamo una visione comune con gli imprenditori”; “La caduta sta finendo e l'Italia è messa meglio di altri. Una volta l'Italia faceva notizia perché erano dati negativi ma oggi la notizia è che l'Italia non fa più notizia, anzi alcune cose le iniziano a riconoscere”; “La crisi sta passando”; “Grazie alla limitata esposizione alla bufera sui mercati finanziari internazionali e al collasso del settore immobiliare, gli effetti peggiori della crisi sono stati solo temporanei in Italia”; “L'Italia sta meglio di altri Paesi ed è vaccinata da eventuali contagi”), paragona l’Italia al Titanic. Nonostante la presa di coscienza, il risveglio lo stesso miglior ministro che abbiamo mai avuto prepara una manovra postdatata che avvierà i tagli necessari nel 2013. I mercati, che non sono come gli italiani che votano questa gente, bocciano sonoramente questa furbata. Ma B. rassicura affermando che “il paese è solido e che la colpa è dei mercati (dove ha quotato e fatto crescere le sue aziende), che sono degli orologi rotti. Ed aggiunge anche le responsabilità della magistratura, noto “fattore di crisi”.
Siamo nelle mani di gente in malafede. Gente parte in causa causa, non trascurabile, dei problemi economici che ci ritroviamo ad affrontare. Ci sarebbe bisogno di una forte ribellione civile, pacifica ma determinata.



