Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Il Salento e la taranta. La terra del morso e del rimorso

La terra del morso e del rimorso. Appunto, da quando sono stato morsicato per la prima volta dalla tarantola salentina non posso fare a meno, contingenze permettendo, e anche se per una toccata e fuga (come quest’anno, quarta visita), di ritornarci. E' come un richiamo. Così e' stato quest'anno. Esperienza più bella e melanconica degli altri anni. Avevo bisogno, mentale e fisico, di ritornare in Salento, nella Greci'a salentina, di riabbracciare e farmi riabbracciare dalla sua gente, dalle sue storie, dalle sue tradizioni. La penisola salentina, l'antica Messapia, la "Terra fra due mari", posto in cui si c'entra la costellazione i Orione, terra dove la cultura della Taranta e della musica da millenni sono fuse con la medicinina popolare e dove la cultura popolare è medicina. Terra rossa. Terra calda. Terra accogliente. Terra che emoziona. Terra che ti chiede di abbandonare anche te stesso. Terra di contaminazione. Terra di dove finisce la terra. Terra mia.
Così come avevo bisogno di curare la mia anima con i suoi suoni, espellere il "veleno" della taranta che mi ha pizzicato ballando e cullandomi sulle note dei tamburi, dei violini, dei mandolini, delle chitarre, delle castagnole, delle fisarmoniche o degli organetti. Proprio come voleva la tradizione. Infatti si dice che c'era una volta un ragno....
Autori del passato hanno dato il nome di tarantolismo ad una delle "malattie" più particolari dell'uomo, causata dal morso della tarantola. Quella che veniva considerata una nevrosi, era caratterizzata da un bisogno irresistibile di ballare ed era accompagnata da un forte turbamento della persona colpita. In un primo momento si penava che tali manifestazioni fossero causate dall'influenza di forze occulte, demoniache. Tesi, ben presto, accantonate con il "progresso della medicina". Secondo la tesi più accreditata il nome di tarantolismo derivava da Taranto perché essendo stata una città molto importante ai tempi dei greci e dei romani , qui venivano gli ammalati da tutte le zone vicine per farsi curare. Alcuni autori, invece, ritenevano che il nome derivasse da Taranto ma perché proprio nei dintorni di Taranto si osservarono i primi e più violenti casi di tarantolismo. Tralascio altri punti di vista minori. Nella cura di queste crisi aveva una grande importanza la musica e San Paolo, venerato in una chiesetta di Galatina (la tradizione vuole che S. Paolo un giorno, durante le sue predicazioni in Giudea, si vide circondato da serpi, vipere e bisce, raccolte dai giudei per spaventarlo e per costringerlo a non far sentire la voce di Gesù, ma, con un segno di croce, fece scappare le brutte bestie che vennero schiacciate dal popol). Il santo veniva venerato o per rongraziarlo della guarigione ottenuta durante la cura domiciliare o per confermare ulteriormente tale guarigione o per implorarla nel caso che la cura domiciliare non fosse stata eseguita o fosse rimasta inefficace. Fino alla prima meta' del secolo scorso si poteva assistere all'arrivo di numerosi carri pieni di "malati" provenienti da ogni parte della provincia. Persone che si dibattevano, si lamentavano, si contorcevano, persone che dovevano essere trattenute sui carri dai parenti. Tutti convinti che fosse il veleno della tarantola a produrre tali sofferenze. Molti già all'arrivo a galatina notavano un lieve miglioramento. Le soffrenze, le smanie, i contorcimenti cessavano o si attenuavano. A poco a poco tornava uno stato di calma, di benessere. Alcuni manifestavano una nausea intensa che provocava vomito, costituito da un liquido spumoso ed amarissimo. Anche questi sintomi si allieviavano e scomparivano miracolosamente. Avevano tutti ricevuti la grazia. dopo essersi prosternati al santo, lasciavano un'elemosina e andavano via. Alcuni "ammalati" arrivavano alla chiesetta, portati dai parenti, dibattendosi, urlando, con il viso dal dolore, inzuppati di sudore, con i capelli arruffati, gli abiti in disordine. Nella chiesetta questi comportamenti aumentavano ancor di più. Si dimenavano, poi, per pochi istanti, restavano con gli arti penzoloni, immobili, con gli occhi chiusi e con la testa all'ingiù. Quindi si ridestavano e cominciavano daccapo. Chi ha avuto modo di essere presente, narra di una bolgia di urla, pianti, sospiri, saltelli, contorsioni. I malati si rivolgevano al santo chiamandolo con diversi nomi e gli indirizzavano le più strane invocazioni e discorsi. Alcuni riuscivano a toccare la statua del santo con un fazzoletto che poi strofinavano sul corpo per ottenere più presto la grazia. Nei locali attigui alla chiesetta vi era un pozzo d'acqua considerata anche questa miracolosa (poi murato per motivi igienici). Il santo manifestava la sua grazia facendo vomitare l'ammalato, non appena bevuta l'acqua. Chi non vomitava subito, beveva di nuovo e di nuovo ancora fino a quando non otteneva il risultato sperato. Ben presto il pavimento della chiesetta si trasformava in una poltiglia fetida. Quando le sofferenze continuavano o aumentavano, gli ammalati ricorrevano al ballo e solo così ottenevano un notevole miglioramento. Si credeva, infatti, che il ballo fosse utilissimo in questi casi, agendo proprio come un antidoto al veleno del ragno. I contadini spiegavano l'irresistibile bisogno di ballare dicendo che le tarantole avevano la tendenza al ballo e così il loro veleno che dava l'impulso del ballo. Dicevano di osservare cio' che avviene ai ragni, cioe' alla più piccola vibrazione della tela, si agitano per molto tempo ed in maniera quasi cadenzata, come se ballassero. Si pensava che il ballo fosse utile perché per gli sforzi, per la fatica e per la stanchezza dell'ammalato che ne seguiva, la tarantola moriva o "crepava"ed una volta morta, l'ammalato si liberava e per sempre della malattia. Si riteneva che la tarantola fosse morta quando l'ammalato non sentiva più l'abituale sovreccitazione al suo suono musicale. Il suo suono era quel ritmo musicale che, in concomitanza con il periodo dell'acuirsi della malattia, riusciva a provocare la danza. Non raramente accedeva che, nonostante fosse morta la tarantola, l'ammalato, dopo un periodo in cui era tornato a sentirsi bene, risentisse gli stessi sintomi di un tempo. Ed allora ricorre di nuovo alla musica. Nella credenza popolare questa circostanza veniva spiegata con il fatto che l'ammalato fosse stato morso da due tarantole, per cui doveva ricorrere di nuovo alla musica per far morire anche la seconda. Ogni anno, e soprattutto a giungo, si ripresentavano i sintomi e le sofferenze di cui sopra. Gli ammalati cercavano di capirne il perché, visto che l'anno prima avevano, grazie alla danza, ucciso il ragno. Secondo alcuni di loro, "crepare" voleva dire esaurire e così spiegavano perché non morendo la tarantola, la stessa poteva nell'anno seguente esercitare il suo influsso, facendo aumentare la virulenza del veleno inoculato. Si diceva che il ragno ballava nella sua tela solo con un certo ritmo e questo era quello che eccitava l'ammalato. Il suono muove il veleno che poi esplica la sua azione obbligando l'ammalato a cose strane. Gli anziani dicono che quando balla "l'ammalato", e' costretto a ballare il ragno e viceversa. Ma il ragno, dopo un certo periodo di tempo, e' stanco e vorrebbe riposare, ma la musica prosegue incessantemente, avvilendo il ragno al punto da farlo morire. Perciò "l'ammalato" deve saltare quanto più e' possibile, deve correre finche gli e' dato, perché solo così può annientare il nemico lontano e dannoso. Altra caratteristica dei tarantati raccontata e' l'avversione per alcuni colori. Il colore odiato corrisponde a quello del ragno che ha morso il soggetto. Se gli oggetti così colorati sono presi dal tarantato, sono ridotti a brandelli. Altri ammalati, invece, amano un certo colore e provano un senso di benessere nel fissarlo a lungo, mente il corpo continua a ballare.
Il decorso del tarantolismo aveva questo andamento: poco dopo il morso, le persone accusavano un dolore molto violento che si estendeva dalla parte interessata in breve tempo. In alcuni casi gli arti colpiti restavano come paralizzati pr qualche tempo. La tumefazione ed il dolore scomparivano abbastanza velocemente, ma i sintomi generali iniziavano a diventare piuttosto gravi: smania insolita, dolori di stomaco, debolezza generale, a volte vomito. I pizzicati sembravano fuori di se', si lamentavano, urlavano, si contorcevano, si rotolavano convulsamente a terra, si mettevano nelle posizioni più strane. Il respiro diventava affannoso, difficile. Passava la fame, iniziavano a dimagrire. I pizzicati trovavano giovamento solo con la musica. La stanza dove si svolgeva il rito veniva sgombrata per lasciare quanto più spazio possibile al "malato". Spesso dal soffitto si vedeva scendere una corda che arrivava ad un metro da terra ed a cui il pizzicato si teneva per non cadere a terra mentre vorticosamente ballava. Se iniziava il suono e il pizzicato continuava a contorcersi e lamentarsi ciò significava che quello riprodotto non era il suono preferito dalla tarantola. Ed allora si cambiava fino a quando "l'ammalato"non iniziava a ballare, segno che si era centrato il sono giusto. Quando si c'entrava il suono preferito, il pizzicato avvertiva prima un leggero calore ai piedi che poi si diffondeva rapidamente al resto del corpo. Terminavano i dolori, le lamentele, una forza insolita si impadroniva della persona. Le tarantolate, discinte, arruffate, si tenevano alla corda di cui sopra e correvano, sbattendo contro i muri o si lasciavano rotolare sul pavimento. Tutto questo senza avvertire alcun dolore. Avevano il volto cianotico, gli occhi vitrei, le palpebre socchiuse. Chi si lasciava cadere a terra, restava per un po' inerte, supina ed immobile, con gli occhi chiusi e poi iniziava a rotolare e a contorcersi. C'era chi, mentre danzava si lamentava e chi rimaneva silenziosa. Ogni ballo durava tra i 45 ed i 60 minuti ed ogni tarantata ballava circa una decina di volte al giorno. Durante e dopo il ballo, a giudizio dei medici ossevatori, le tarantate erano coscienti, ma quando veniva domandato il perché di tutto questo, tutte rispondevanp di non sapere il motivo di questo loro comportamento, era il veleno che le obbligava. Dopo la danza raggiungevano il letto eli' riposavanp, inerti, per una mezz'oretta ed una volta che la musica iniziava di nuovo, balzavano dal letto, e come se niente fosse, ricominciavano a ballare, con la stessa energia e furia. Una cosa che tutti hanno notato quando iniziava il suono, era un tremito della parte colpita dal morso. Appena si iniziavano ad accordare gli strumenti, la mano, il piede, la gamba iniziavano a tremare per poi finire quando gli accordi erano terminati. L'ultimo ballo, quello che precedeva di poco la guarigione o quando il ragno era prossimo a "crepare", era il più caratteristico. La tarantata, mentre correva, si fermava e si avvicinava ai suonatori ed appoggiava la testa alle mani. Il movimento del corpo e dei piedi gradualmente diminuiva, gli occhi si chiudevano, il volto arrossiva. Allentava la presa sulla corda, i familiari afferravano la pizzicata per evitare che cadendo a terra potesse ferirsi. Priva di coscienza, veniva portata sul letto mentre i suonatori continuavano. Ma ora il suono non produceva più alcun effetto, la tarantola era "crepata" e la tarantata guarita.
Il tamburo, per gli anziani dl luogo, e' lo strumento più importante per la terapia musicale dei tarantata e bisogna costruirlo in un certo modo. Ho conosciuto gli artigiani di torrepaduli che mi hanno spiegato il simbolismo racchiuso in un tamburo. Il cerchio di legno rappresenta, nella sua sfericità, il sole, l'universo mondo o il cerchio magico rituale in cui si svolge l'azione del rito. I sonagli, rigorosamente di rame, rappresentano il disordine, l'irrazionale, il brutto, il discordante. I sonagli disturbano, non sono in armonia con gli altri strumenti, infastidiscono, rapprendano una stonatura con l'ordine ritmico ed armonico precostituito. La pelle rappresenta la costante ritmica, il battere costante e cadenzato che serve a reintegrare la tarantata nell'ordine delle cose oltreche un simboo di sacrificio in quanto fatto di pelle di capra. Ho trovato diverse discussioni sul fatto se questo sistema musicale terapeutico fosse un elemento di rottura con l' ordine precostituito. Mettendo insieme tutti gli elementi raccolti, ritengo che e' nello stesso tempo elemento di rottura con il sistema che l'ha generato ma anche mezzo di reintegrazione, attraverso le terapie musicali, del soggetto "diverso"' non facilmente controllabile con altri mezzi sociali e culturali. Ho l'impressione che quel particolare tipo di società di quel tempo abbia inventato il modo per tenere a bada un fenomeno che altrimenti avrebbe potuto rivoltarla. Mi hanno detto addirittura che la municipalità di Taranto Emise un'ordinanza perché venissero pagati i musici per suonare e guarire le tarantate. Visti i tempi di cui parliamo, non credo certo che un provvedimento del genere avesse finalità "sociali" ma era finalizzato a mantenere una certa pace sociale ed evitare che l'economia agricola, fatta soprattutto di manodopera femminile, non andasse a rotoli. E' forse anche per questo che la chiesa cattolica innesta nel tarantismo il culto di San paolo.
Per chi si approccia al tarantolismo la ricerca di de Martino costituisce un must. De Martino insieme ad un etnomusicologo, uno psichiatra, uno psicologo ed un assistente sociale svolsero un'analisi sul campo nel 1959 i cui risultati, molto grossolanamente, possono così essere riassunti.
Il tarantismo può definirsi come un esorcismo musicale, coreutica e cromatico del morso della taranta. Questa, insieme al suo morso ed alle crisi provocate poi guarite dal rituale costituiscono un complesso ideologico dotato di una sua autonomia simbolica. Si configura come un simbolo in cui sono evocati, defluiscono e sono controllati alcuni conflitti latenti nell'inconscio. Per questi motivi il tarantismo non rientra nella casistica medica. La taranta e' un ragno mitico, quindi non trova riscontro nelle specie conosciute perciò i racconti la descrivono di varia grandezza, vari colori, con preferenze per diversi colori e per diversi ritmi e melodie e perciò si specifica per una varietà di caratteri psicologici: abbiamo la taranta libertina, la taranta tempestosa, la taranta melanconica, ecc. La taranta morde nei mesi estivi, quelli del raccolto, ma il morso avvenuto in un certo anno può risvegliarsi negli anni successivi. In questi casi, secondo le credenze, la taranta non era morta ancora o aveva lasciato la sua eredita a sorelle o figlie. La taranta porta a volte un nome femminile di persona e si comporta come un demone che possiede il tarantato che con lui dialoga. Il morso della taranta colpisce in prevalenza donne (giovani in età pubere, zitelle, vedove). Il rito dell'esorcismo si compone delle seguenti fasi: una ricerca musicale per trovare la qualità di taranta che ha morso (si deve trovare il ritmo e la melodia che fanno al caso, questo lo si capisce dal fatto che il tarantato inizia a ballare), una ricerca cromatica per trovare il colore della taranta, ricerca che avviene attraverso l'esibizione di diversi nastri e fazzoletti colorati tra i quali il tarantato sceglie il nastro che gli e' congeniale; esecuzione, da parte del tarantato, di un ciclo coreutico in tre parti, per terra ed in piedi che mima, al suolo, l'identificazione con la taranta avvelenatrice e celebrante, in piedi, il momento orgiastico della liberazione perché il piede che danza insegue o schiaccia la taranta; la guarigione rigeneratrice.
Fino al XXVII secolo il rito veniva eseguito prevalentemente all'aperto o a domicilio in una stanza in cui si metteva una fonte d'acqua perenne artificiale ed in cui venivano sparse fronde sempreverdi che simboleggiavano il bosco. Sempre in passato faceva parte del rito lo specchio in cui il tarantato si guardava e l'altalena su cui si lasciava dondolare. Il tarantismo pugliese si venne modellando nel Medioevo nel quadro delle cosiddette epidemie coreutico medievali, innestandosi su precedenti resti di culti orgiastici ed iniziatici del mondo classico e sotto la probabile influenza di analoghi temi pagani mediati dal mondo islamico. Il tarantismo appare combinato con il culto dei santi cattolici, segnatamente con San Paolo nella cui cappella il 28 e 29 di giugno si recano i tarantati. Pertanto, oltre alla tradizionale cura a domicilio, i tarantati si appellano al santo protettore dei tarantati e chiedono la grazia di essere liberati dal morso. Pero, nella cappella, essendo vietato il vario simbolismo musicale della cura a domicilio, prevale il momento della crisi, valutabile non più in termini culturali ma essenzialmente psicopatologici. Quando il regolare funzionamento del rituale esorcistico viene impedito, il tarantismo si riduce alla sola crisi, mentre quando può dispiegarsi in tutte le sue fasi, come quando avviene a domicilio, esso viene scandito nei momenti della crisi, del simbolismo rituale e mitico culturalmente condizionato e della reintegrazione. Un altro emerso dalla ricerca fu che Galatina godeva il privilegio di essere immune dal tarantismo grazie alla protezione concessa di San Paolo a Galatina ed al suo feudo. Lo studio di de Martino e' la pietra miliare delle ricerche sul tarantismo. Studio che altri ricercatori hanno ripreso per rivitarlo o per puntualizzarne alcuni aspetti. C'È chi, ribadendo la necessita di inquadrare il fenomeno del tarantismo nei suoi molteplici aspetti, ne evidenzia le concause di natura psicologica, fisica e sociale, ponendo l'accento sul rapporto donna ambiente. L'originalità di contributi come questo sta nella valutazione dell'influenza che l'ambiente esercita sul fenomeno del tarantismo. Le condizioni di estremo disagio economico, che diventano inevitabilmente cause di disagio culturale e mentale, il permanere di profonde problematiche sociali come l'emigrazione, l'anafalfabetismo sono indicate come cause a monte o cause primarie di quelle frustrazioni sociali, economiche e culturali a cui alcuni soggetti hanno modellato culturalmente il il male fisico con l'assenso della comunità in cui essi vengono nuovamente a reinserirsi come persone di cui si parla. Con il passare del tempo, pero, l'ambiente subisce alcune modificazioni che se pure non risolvono le problematiche sociali più importanti incidono modificando lo stigma della comunità. Altri ricercatori focalizzano l'attenzione sul fatto che siano le donne ad essere prevalentemente colpite dal morso del ragno, attribuendo alle profonde frustrazioni accumulate nell'ambito domestico o alla predominanza del ruolo maschile le cause che determinano il fenomeno. Gli autori in questione inquadrano il tarantismo tra i culti di possessione affermando che il sesso più debole vive la stessa malattia come un dramma religioso. Le donne troverebbero, attraverso il rituale, una introduzione traumatica in un gruppo di culto, permettendo, così, la nascita di una sottocultura femminile con una religione estatica limitata alle donne e protetta dall'attacco maschile grazie alla sua presentazione come terapia per la malattia.
Un ultimo filone di indagine critica lo studio antropologico sviluppato da De Martino ne La terra del rimorso perche perviene ad un?interpretazione sostanzialmente sociologica del fenomeno del tarantismo salentino trascurandone le origini piu? arcaiche. Si propone, quindi, una nuova ipotesi d?indagine rintracciando una tesi implicita ma non abbozzata nelle ricerche demartiane e, forse, inconsciamente trascurata. Il tarantismo, come forma di esorcismo coreutico musicale, affonderebbe le sue radici nella protostoria della Magna Grecia poiche? legato a pratiche mediche pre-ippocratiche riconducibili al culto di Asclepio.Si sarebbe verificato, quindi, un processo di fusione e sovrapposizione fra i due culti come provato da alcune analogie fra gli stessi, quali: il comune richiamo ad alcuni animali simbolo (serpente, scorpione, ragno), la sovrapposizione iconografica fra Asclepio e San Paolo, la speculare organizzazione dei luoghi sacri, la rilevanza del rito del sonno terapeutico ed il morso-punizione come segno dell?oltreumano.
La pizzica tarantata di cui abbiamo parlato e' solo una delle tipologie della pizzica salentina che annoverava anche la pizzica pizzica o de core e la danza delle spade. La pizzica de core e' appunto un ballo di corteggiamento in cui il fazzoletto la fa da padrone e viene usato per invitare il partner che deve esprimere la propria forza e virilità con movimenti degli arti superiori che simulano abbracci, senza mai sfiorare la donna che, invece, sfruculeia il compagno e lo invita al corteggiamento. La danza delle spade, invece, la cui rappresentazione più famosa si svolge a Torre Paduli, in occasione della Festa di San Rocco è una vera e propria scena teatrale i cui protagonisti sono uomini che mimano un duello senza armi, utilizzando braccia e gambe come se fossero coltelli o spade.
Oggi il tarantismo, in senso stretto, e' scomparso. Le concitate esperienze culminanti in quelle notti della taranta, che quest'anno hanno compiuto 15 anni, possono considerarsi espressione di un neo tarantismo e di una patrimonializzazione delle tradizioni musicali salentine.
A quanto mi hanno detto la tradizione del tarantismo, comunque, è in qualche modo sopravvissuta sino a qualche anno fa ma solo con la messa-esorcismo del 29 giugno nella chiesa di San Paolo di Galatina. Sono andati progressivamente scomparendo i momenti di partecipazione collettiva ed è diminuito sempre di più il numero di persone che si recavano alla chiesa per dare luogo al rituale. Il contesto in cui avviene l'esorcismo del resto risukltava radicalmente cambiato: non più la comunità contadina riunita a condividere la stessa esperienza culturale ma solo una folla di curiosi e visitatori.
Anziché arrivare nei carri i tarantati andavanpo a Galatina in automobile e scendevano a pochi metri dall'ingresso della chiesa. Prima di entrare nella cappella veniva svolto un breve rituale davanti alla chiesa mentre i parenti degli ammalati impedivano ai curiosi di scattare fotografie e girare filmati. Il rito all'interno della cappella non era pubblico ma aperto soltanto ai parenti stretti dei tarantati. L'esorcismo durava comunque pochi minuti.
L'aspetto straordinario del tarantismo è che i protagonisti sono i giovani, laddove negli altri paesi europei il folklore è diventato sempre più il retaggio di tradizioni culturali imputridite e di radici ormai dimenticate perché sopraffatte dal mondo cosiddetto moderno. Sono i giovani che nelle manifestazioni pubbliche come nelle feste dei santi, dove si esibiscono gruppi che ripropongono il repertorio musicale tradizionale, ricercano la taranta.
E la taranta è sempre in agguato, da secoli mai stanca di sedurli, e attraverso la seduzione li conduce nel difficile cammino, tutto giovanile, dell'individuazione di una identità personale, sociale e culturale e forse anche (come in passato) allo sfogo delle frustrazioni così da rientrare nell'ordine sociale per mezzo di un'altra via.
Quasimodo scrisse....e'terra di veleni animali e vegetali: qui esce nella calura il ragno della follia e dell'assenza, si insinua nel sangue di corpi delicati che conoscono solo il lavoro arido della terra, distruttore della minima pace del giorno. Qui cresce tra le spighe del grano e le foglie del tabacco la superstizione, il terrore, l'ansia di una stregoneria possibile, domestica. I geni pagani della casa sembrano resistere ad una profonda metamorfosi tentata da una civiltà durante millenni....
Queste righe rappresentano un atto d’amore verso una Terra che mi ha conquistato ed avvinto. Ci sarebbe tanto altro da dire, negli anni ho accumulato tante storie, appunti, testi ma credo di aver già abusato troppo della vostra pazienza.
Sotto trovere dei link della mia visita alla cappella di San Paolo a Galatina, la qualità non è delle migliori. Comunque potete trovare in rete tanto materiale, anche relativamente alle notti della taranta. La rientranza che vedrete nella stanzetta dietro l'altare ospitava il pozzo da cui le tarantate dovevano bere l'acqua di San paolo, pozzo poi murato dalle autorità sanitarie.

http://www.youtube.com/watch?v=ba4vk2BieHM

http://www.youtube.com/watch?v=XVrFMk-8Rh8

http://www.youtube.com/watch?v=JrW7tR5_bhs