
Finanziamento pubblico, non sono d'accordo con l'abolizione totale.
Abolire, sic et simpliciter, il finanziamento pubblico ai partiti è un errore. Opinione che non incontrerà molto consenso, soprattutto di questi tempi, ma questo è il mio pensiero e cercherò di spiegarlo.
Se ci guardiamo intorno ci rendiamo conto che in Europa (tranne che in Svizzera) non esiste una democrazia che non preveda una qualche forma di sostegno pubblico alla politica. La Francia, per esempio, ha “speso” circa 160 mln di euro per le presidenziali, le legislative e per sussidi ai partiti (in Italia ci siamo attestati sopra i 190 mln). In Spagna ci attestiamo intorno ai 135 mln di euro. La Germania, invece, tra rimborsi, sussidi e finanziamenti alle fondazioni partitiche spende poco meno di 460 mln di euro.
In Italia, lo ricordiamo, un referendum ha abrogato il finanziamento pubblico ai partiti. Sistema subito soppiantato dal meccanismo del rimborso elettorale.
Ma perché prevedere un contributo pubblico per la politica?
La risposta, dal mio punto di vista, è semplice: evitare che faccia politica solo chi può godere dell’appoggio di un gruppo di potere, un gruppo economico, una lobby o chi ha i soldi di suo (vedi Silvio o il Grillo parlante) senza dovere dar conto di niente a nessuno.
Si tratterebbe di passare da un eccesso all’altro. Non sono d’accordo. Vogliamo fare di tutta l’erba un fascio? Tesorieri e dirigenti infedeli, ladri con i partiti che organizzano il consenso, il dissenso ed il funzionamento della democrazia? Pretendiamo, allora, leggi chiare e controlli rigidi.
Ho letto della predisposizione di un provvedimento governativo su questo tema. Se la politica vuole riguadagnare terreno in questo modo, sbaglia, secondo me. La sfiducia, la disillusione, la disistima nei confronti del “sistema” è molto ben radicata per un’inversione di giudizio solo con un provvedimento del genere. C’è bisogno di più attività volontaria da parte di persone come dire “disinteressate” o almeno senza i privilegi sproporzionati derivanti dalla loro carica o attività pubblica.
Noi militanti, a livello locale, ci autotassiamo facendo enormi sacrifici (considerando anche che nemmeno la metà degli iscritti regolarmente versa un contributo) mentre le sedi centrali traboccano di euro. A noi le briciole una volta l’anno (una terzo del “prezzo” della tessera che sottoscriviamo – 15€) e a Roma le milionate di euro dei rimborsi elettorali (derivanti, quindi, dai nostri voti). Giusto per fare un esempio, una sezione che riesce a tesserare 100 iscritti, avrà diritto ad una quota pari ad € 500 (5€ per tessera). Una sezione come quella di S. Maria a Vico (dove milito) riuscirebbe a stare aperta solo per due (2) mesi pagando solo l’affitto (una stanzetta con bagno) e la corrente, senza fare manifesti, volantini, convegni, ecc.. Un corpaccione obeso su gambe sottilissime e fragilissime.
La quota di finanziamento pubblico supera, e di troppo, quella che i partiti riescono ad introitare.
Ribadisco la mia contrarietà ad abolire ogni sovvenzione pubblica (peraltro già modificata da una legge del governo Monti l’anno scorso che l’ha ridotta a circa 90 mln di € di cui un terzo cofinanziato sulla base di quanto i partiti raccolgono). Il rapporto 30 a 70 tra autofinanziamento e finanziamento pubblico non va bene, è troppo bassa, il rapporto deve essere invertito. Per ricevere i soldi pubblici, i partiti devono dimostrare di essere capaci di attivare una massa importante di contributi. Logicamente questi contributi devono essere certificati, pubblici e di piccoli importi. Così come bisogna controllare il finziamento indiretto, intendo acquisto degli spazi pubblicitari sui giornali, radio, tv, ecc..
Poi andrebbe, logicamente, introdotto un limite alle spese. Riduzione delle entrate e riduzione delle uscite.
Altro punto importante è quello dei controlli (nella legge succitata del governo Monti sono troppo formali, con un ruolo troppo importante dei partiti che dovrebbero essere controllati e con un controllo della Corte dei Conti non ben definito), nel senso di una loro maggiore efficacia (società esterne di revisione, ampia pubblicità dei bilanci, ecc.). Ultimo punto su cui lavorare, le sanzioni. Sanzioni certe che fungano realmente da deterrente.
Il ruolo dei partiti lo troviamo scolpito nella Costituzione. E’ scandaloso se si destinano risorse pubbliche al sostegno della loro attività?



