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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Femminicidio: quel prete istiga alla violenza

 

Sul sito pontifex.roma.it nei giorni scorsi sono apparsi diversi interventi, e che interventi, sul tema.
 
Se non fossimo in un Paese cattolico, nel quale la chiesa di Stato fa politica in modo pesante sui temi della contraccezione, dell’etica pubblica e privata, delle sessualità e in generale dell’autodeterminazione femminile non varrebbe davvero la pena di commentare e prendere in considerazione questo giornalismo francamente imbarazzante.
 
Purtroppo tocca farlo, invece, perché la violenza con la quale anche in questo sito si mette in atto il meccanismo negazionista sul femminicidio si salda con una tendenza diffusa, anche in ambienti laici, e questa sinergia è preoccupante.
 
L’argomento principale è che tutti gli omicidi sono uguali: parlare quindi di femminicidio sarebbe, addirittura, la configurazione di una discriminazione a favore delle donne da una parte, oltre che una forma di incitamento all’odio contro i mariti e gli uomini dall’altra.
 
Si toccano vette surreali quando viene chiesto...Sono le donne a provocare? e la risposta, ancor di piu,....Questo direi di no. Poi bisogna vedere caso per caso. Non perché una donna cammini di sera, questo autorizza all’assassinio, anche se prudenza vuole che la stessa donna non usi vestiti provocanti o atteggiamenti equivoci che possano determinare eccitazione. Sarebbe bene che le donne evitassero ambienti poco raccomandabili per una questione di sana prudenza...
 
La cronaca ci parla di 118 donne (se non erro) uccise per mano maschile dentro, o nelle vicinanze, della casa famigliare, ma questo incontrovertibile dato di realtà non è pervenuto a chi ha scritto queste coglionate.
 
Il fatto grave è che il negazionismo sul femminicidio in Italia, che per la prima volta dopo molti anni è finalmente oggetto di attenzione anche da parte dei media, diventa un’arma odiosa brandita per rimuovere il problema.
 
Curiosamente anche le stesse agenzie preposte alla ‘tutela’ della famiglia tradizionale, come evidentemente è per esempio il sito pontificio citato, non fanno bene il loro mestiere, visto che il luogo più interessato alla violenza è proprio lo spazio domestico.
 
Per molti, ancora oggi, le donne devono stare al loro posto, la cucina; devono tenere solo un comportamento, quello sottomesso; devono evitare di essere protagoniste della loro.
 
Siamo nel 21° secolo, l’Onu ha condannato la violenza sulle donne come crimine e la Convenzione di Istanbul la ritiene una grave violazione dei diritti umani. Fiumi di inchiostro sono stati scritti sulla violenza alle donne, sono stati raccolti dati, denunciato il fenomeno, ma nella Chiesa cattolica persiste uno strisciante oscurantismo che alimenta pregiudizi misogini e sessuofobici.
 
Per spazzar via pregiudizi non basta la conoscenza, ci vorrebbe anche coscienza come ben può spiegare la teoria psicanalitica della proiezione, quel meccanismo di difesa da contenuti inconsci che sentiamo inaccettabili e che attribuiamo ad altri: agli alieni, al demonio, alle donne, agli immigrati, ai “neri”, agli omosessuali e talvolta purtroppo persino ai bambini o alle bambine.
 
Ma ci vorrebbe pure della psicoterapia e con un buon professionista.
 
I casi sono due: 
 
- Se la Chiesa non condivide la posizione di don Piero Corsi deve sanzionarlo e rimuoverlo in quanto scheggia impazzita. Sono parole gravi che istigano e giustificano la violenza sulle donne. 
 
- Se la Chiesa non si pronuncia o lascia cadere l’episodio, significa che in fondo condivide la tesi. 
 
Tertium non datur.