
Dpbbiamo essere riconoscenti alla morte
La morte, il suo pensiero è importante perché è l’avere coscienza della fine che riempie di significati importanti i momenti prima della stessa, è importante, quindi, perché, diciamo, ci “obbliga” a dare significati alle nostre esistenze, a riempirle degli stessi. Questa coscienza ci mette alla ricerca di un nuovo inizio, di diversi nuovi inizi. Il pensiero di stare vivendo un qualcosa (il tempo) ricevuto da qualcuno o da qualcosa ci invita ad usarlo in maniera oculata (o almeno dovrebbe). Per questo penso che dovremmo essere riconoscenti alla morte. Il pensiero costante della morte nelle nostre vite ci insegna a meditare sui suoi significati. Senza questo pensiero non ci sarebbero i nostri continui sforzi, esperimenti, tentativi di trasformare le nostre vite in qualcosa di vivibile. Nonostante la consapevolezza, la certezza della sua fine. E questa certezza, la brevità della nostra vita non è negoziabile. E questa caratteristica con tutto ciò che ne consegue come, per esempio, la possibilità di lasciare qualcosa di non finito o tante altre cose da concretizzare ancora, induce noi esseri umani ad agire, ad immaginare. Ci distraiamo, in questo modo, pensiamo a qualcosa d’altro e siamo anche spinti a lasciare una qualche “prova” del nostro passaggio terreno.
Oggi, spesso, si assiste al tentativo, per esorcizzare la morte, di scomporla in tanti frammenti, nel senso che considerare la morte come la sommatoria di una serie di cause (tumori, obesità, comportamenti dannosi, ecc.) e provare ad eliminare una alla volta queste cause, ci illude che si possa procrastinare all’infinito la fine. Ci convinciamo, quindi, che la fine non sia inevitabile e che si muore per circostanze che non siamo ancora riusciti a comprendere e quindi a risolvere.
Così come qualcuno, invece del primo approccio, tende a pensare che il futuro è oggi, è adesso. E la conseguenza di questo approccio è di riempire la vita di qualsiasi soddisfazione possibile, anche quelle che tempo fa eravamo portati a posticipare. Tutto ed adesso, senza pensare minimamente alle conseguenze di un comportamento del genere (ambiente, futuro dei figli, ecc.). L’immortalità, attraverso esperienze che ce ne facciano pregustare l’ebbrezza, subito.



