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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Cos'è la trasparenza a Santa Maria a Vico

Come Consiglieri Comunali del Pd, abbiamo portato all’attenzione del Consiglio Comunale  tenutosi il 5 di ottobre, tra le varie iniziative, anche una proposta di delibera avente ad oggetto “Anagrafe pubblica degli eletti per il Comune di Santa Maria a Vico” (si può consultare sul sito).
Ritenevamo fondamentale per i cittadini poter conoscere scelte e comportamenti dei loro eletti: il "conoscere per deliberare" di einaudiana memoria, come elemento fondante di una vera democrazia. Abbiamo proposto un’iniziativa che facesse della persona candidata ed eletta il soggetto costitutivo di ogni forma di aggregazione e rappresentanza politica, un cambio di passo culturale, politico volto a rendere tutti gli eletti conoscibili e valutabili, loro stessi e non per il tramite dei loro partiti, assicurando trasparenza e possibilità di partecipazione, individuando come strumento concreto l’Anagrafe di cui sopra. Un’iniziativa del genere era davvero strutturale: tutti gli eletti sarebbero divenuti conosciuti. Al singolo cittadino dovrebbe essere garantito l’accesso, a partire dall’utilizzo del web, ad una vasta documentazione che permetta di conoscere l’operato, e non solo, di ogni singolo eletto, nonché di coloro che esercitano un’attività pubblica. Ritenevamo, questa, un’ iniziativa fondamentale per garantire la legalità e restituire reale democrazia alle Istituzioni. In tempi in cui anche le richieste più giuste di moralizzazione sono piegate al vento di una ondata demagogica che trova nel vaffa… la sua più significativa espressione e che si traduce ancora una volta in un pericoloso e generale qualunquismo, non possiamo abbandonare il campo lasciando che sia l’antipolitica ad occuparsene e fare di tutta l’erba un fascio. Occorre garantire ai cittadini la possibilità di poter conoscere, con facilità, non soltanto l’attività svolta dai vari enti, ma anche quei dati inerenti l’attività degli eletti, integrale e senza filtri, rendere disponibili, di facile accesso e consultazione, atti e informazioni. Occorre dare ad ognuno la possibilità di conoscere l’operato di ogni singolo consigliere e assessore e di tutti coloro che esercitano un’attività pubblica. Quante volte sono presenti e assenti. Come e se lavorano. Con quali metodi o espedienti. Se sono assenteisti o quante volte e come votano, in plenaria o nelle commissioni. Quali e quanti “gettoni” si attribuiscono. Quali e quanti strumenti regolamentari usino: interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno, prese di parola. E ancora: quali le loro situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, i loro incarichi remunerati. Consentire la pubblicità delle discussioni affinché il cittadino abbia gli strumenti per una partecipazione attiva alla vita politica e democratica del Comune. Molti di questi dati sono già “pubblici”, cioè, per come è reso tutto ciò che è pubblico in Italia, spesso clandestini o irrintracciabili per i normali cittadini. Ma oggi v’è la possibilità e quindi la necessità che questi dati siano davvero a disposizione di tutti. E sarà questo, finalmente, il vero strumento per riconoscere e premiare i migliori, i più capaci e onesti. Oggi, grazie ad Internet, è tecnicamente possibile recuperare il rapporto diretto tra elettori ed eletti. Il controllo è l’essenza stessa della democrazia. Nella possibilità da parte dei cittadini di esercitare il controllo su chi li governa si compie, infatti, il senso di un sistema democratico. Ed è proprio in questa direzione che andava la nostra proposta di istituzione dell’anagrafe degli eletti: uno strumento della democrazia diretta che pone il candidato e l’eletto sotto la lente dell’elettore, in modo che questi possa conoscerlo, seguirlo nella sua attività politica, monitorare le sue scelte e anche i suoi interessi. Tutte informazioni indispensabili a garantire al cittadino un voto consapevole. La nostra proposta si basava innanzitutto sul principio della trasparenza, motivo per cui chiedevamo che di ciascuna istituzione venga messo in rete: link al sito istituzionale; il bilancio annuale, il bilancio pluriennale, la relazione revisionale e programmatica, il piano degli investimenti, il piano esecutivo di gestione ed il documento di programmazione finanziaria, comprensivo di tutti gli allegati e, in particolare, l’elenco delle ditte fornitrici e delle consulenze; composizione dell’istituzione; l’elenco delle ditte fornitrici e delle consulenze, presenze e comportamento di voto degli eletti; le delibere approvate, suddivise per anno, argomento, presentatore, iter; le delibere rintracciabili sia con la ricerca avanzata, sia con la ricerca libera nel testo (ciascuna delibera inserita sul sito entro due giorni dalla sua approvazione); i bandi e gli esiti di gara; l’elenco delle proprietà immobiliari del Comune e loro destinazione d’uso; un elenco in merito all’intera attività degli incarichi esterni (incarichi, studi, progettazioni, contratti a tempo determinato…); per ogni incarico sarebbero dovute risultare in maniera omogenea le seguenti voci: ufficio proponente, soggetto assegnatario, tipologia dell’incarico (studio, progetto, prestazione, contratto a tempo determinato), ammontare pecuniario riconosciutogli, data di conferimento e di scadenza dello stesso, se trattavasi di nuovo incarico, viceversa data di rinnovo se l’assegnatario aveva già usufruito precedentemente di un incarico dell’Amministrazione, comprensivo delle attribuzioni attualmente in essere o assegnate da questa Amministrazione; obbligo di dichiarare se i consulenti avessero rapporti di consulenza con le società controllate o partecipate dal comune e per quali importi, obbligo per i consulenti di dichiarare la insussistenza  di condizioni di incompatibilità (ad esempio dipendenti di enti pubblici che per legge o per regolamento stabiliscono alcune incompatibilità tra funzione pubblica e lavoro autonomo), atti presentati in tutte le articolazioni dell’istituzione, iter e conclusione; atti adottati dalle singole articolazioni dell’istituzione; pubblicità dei lavori consiliari, con relativa archiviazione fruibile, attraverso resoconto stenografico e/o audio/video con indicizzazione e/o audio con indicizzazione. Di ciascun eletto, invece, chiedevamo che venissero pubblicati: dati anagrafici; codice fiscale, dato identificativo al fine di disporre – appunto – di un’anagrafe degli eletti e, di ciascuno, gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo; dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all’anno precedente l’elezione, degli anni in cui ricopre l’incarico e di quelli successivi; dichiarazione da parte dell’eletto dei finanziamenti ricevuti, dei doni, dei benefici o di altro assimilabile; registro delle spese degli eletti, comprensive di quelle per lo staff, spese telefoniche e dotazione informatica; atti presentati con iter fino alla conclusione; quadro delle presenze ai lavori e i voti espressi sugli atti adottati dall’istituzione cui appartiene. Questo ultimo punto era per noi fondamentale, prioritario, perché avrebbe consentito al cittadino di controllare, nell’espletamento del mandato, le specifiche iniziative dell’eletto e anche quanto queste corrispondessero al programma elettorale. Tutti questi dati avrebbero dovuti essere accessibili e in un formato standard aperto, così da poter essere elaborati e incrociati. Qualcuno avrebbe potuto gridare che, in questo modo, si violerebbe il diritto alla privacy. A questa obiezione si può e si deve replicare che chi sceglie di svolgere per il proprio paese una funzione di rappresentanza politica, o di governo, così come pacificamente accetta un sacrificio del proprio diritto all’immagine, deve accettare anche un sacrificio parziale del proprio diritto alla non conoscibilità della vita privata: deve accettare, in particolare, che possano essere “passati ai raggi X” l’andamento dei suoi redditi, le sue proprietà mobiliari e immobiliari e le relative variazioni, le sue partecipazioni in imprese di qualsiasi genere, ecc. Il diritto alla privacy dei politici e delle persone che amministrano il Comune è recessivo rispetto al diritto dei cittadini alla conoscenza di questa parte della loro vita privata. Trattasi di un principio di responsabilità degli eletti nei confronti dell’opinione pubblica che impone la più ampia trasparenza.

L’Anagrafe degli eletti è stata approvata dalla Regione Campania del governatore Caldoro, dal capoluogo di Provincia, Caserta, da una miriade di amministrazioni comunali, provinciali e regionali di ogni colore politico, è stata fortemente voluta e sponsorizzata dall’associazione nazionale comuni italiano (Anci). Non è stato possibile approvarla a che a Santa Maria a Vico. Il perché ce lo spiega l’assessore Pirozzi sul Corriere di Caserta dell’8 ottobre “Abbiamo solo evitato di ingolfare gli uffici municipali il cui personale è già fin troppo esiguo rispetto alla mole di lavoro che quotidianamente devono fronteggiare. Il Pd grida allo “scandalo” e alla mancata “trasparenza”, ma noi di certo non accettiamo lezioni di trasparenza da nessuno. La trasparenza è altro”. Assessore, la smetta di nascondersi dietro il sempre comodo e pronto alibi del sottodimensionamento della macchina organizzativa e ci spieghi, per favore, cos’è la trasparenza!