
Caro Pierluigi, così non va proprio
Caro Pierluigi,
voglio prima presentarmi in modo da sgombrare il campo da possibili equivoci. Ho 38 anni e sono un consigliere comunale (dal marzo del 2008) del Pd di un comune di 15.000 abitanti della martoriata provincia di Caserta (la provincia conosciuta per i rifiuti, per i “casalesi” e tante altre amenità) Santa Maria a Vico. Da ultimo segretario del circolo dei D.S. sposai, convinto e speranzoso, la mozione Fassino e contribuii al suo successo, nonostante i dubbi, le lacerazioni, i pregiudizi, i timori della base. Ho iniziato a fare politica, da adolescente, nella Fgci per arrivare a 31 anni nella segreteria provinciale dei D.S..
Precisato questo, voglio condividere, di getto, con te alcuni pensieri sparsi, in maniera informale, niente politichese. Sono passati più di quattro anni dalla nascita del Pd e mi sento, come non mai, confuso, disorientato, amareggiato e deluso. Stato d’animo condiviso da molti militanti e comunicatomi da molti nostri elettori.
Vado subito al punto o meglio ai punti.
A meno di un anno dal voto possiamo capire di quali scelte programmatiche e poi di quale coalizione parliamo? A rigor di logica dovrebbe venire prima il programma e poi su quello costruire alleanze, o no? Chi guiderà la nostra coalizione? Mentre negli altri paese europei si decide con largo anticipo (vedi per il successore di Blair, per quello di Zapatero, ecc.) noi siamo ancora impantanati.
Preferiamo non scegliere aspettando Godot.
Come sceglieremo il nostro candidato premier? Le primarie certo, ma quali primarie? Primarie di coalizione? Allora l’unico candidato per il Pd devi essere tu, così come recita l’articolo 18 comma 8 del nostro Statuto (Elezioni primarie per le cariche monocratiche istituzionali: “Qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale.”). Questo Statuto è ancora vigente o no? Tutti i nostri dirigenti e rappresentanti istituzionali lo hanno letto? Non si può far riferimento allo Statuto ad uso e consumo.
A proposito di Statuto, l’articolo 22, comma 2, recita: “Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.” C’è chi si interroga sul significato di “mandato” (una legislatura di qualunque durata o mandato pieno). Mettetevi d’accordo, purchè si inizi a far capire a molti che il partito non è un ufficio di collocamento o la vincita al win for life. Molti risponderanno che il Partito potrebbe impoverirsi di competenze e professionalità se molti dei soliti nomi non entrassero in Parlamento. Innanzitutto, se qualcuno di loro è diventato competente, prezioso in una qualche materia, deve ringraziare la circostanza per la quale siede in Parlamento da 20/30 anni. Una qualsiasi persona normodotata in tutti questi anni può fare lo stesso (in alcuni casi anche meglio). Con il particolare che questa opportunità non è stata concessa a tanti altri proprio per la presenza massiccia ed ingombrante di lor signori. In secondo luogo, visto che tutti diciamo che facciamo politica per passione, intendiamo la politica come servizio, ecc., ecc. allora bisogna essere consequenziali e coerenti. Tutti coloro che hanno ricevuto tanto dal Partito è ora che si facciano da parte e mettano a disposizione del Partito quanto hanno imparato ritornando sui territori e facendo funzionare di nuovo e per bene una scuola di formazione politica. Per il passato ho sentito affermare che tizio doveva essere candidato o ricandidato perché aveva dedicato la vita al Partito, non si era laureato per il Partito, non aveva potuto lavorare per il Partito e tante altre pezze a colori. Sempre gli stessi nomi che venivano candidati una volta al Senato, un’altra alla Camera, un’altra volta ancora alla Regione, e poi alla Provincia. Il Partito girava intorno a pochi e soliti nomi. Per non parlare poi di coloro che venivano trombati e venivano riciclati nei vari enti (sempre con le stesse motivazioni…poverini). Di alcuni di loro, tra l’altro, non abbiamo potuto mai appurare la vera cifra elettorale perché avevano sempre l’intero Partito alle spalle che faceva quadrato, non hanno affrontato mai una vera competizione. Tutto questo non è meritocratico. Non si può intendere la politica come lavoro. Dopo aver raggiunto il limite dei mandati, devi tornare a casa tua, devi tornare a lavorare e se non hai un lavoro avrai la serenità ed il tempo per cercarlo visto quanto hai guadagnato in tutti questi anni. Le persone normali hanno ben altri problemi da affrontare!
Finanziamento ai partiti. Noi iscritti e militanti facciamo i salti mortali per poter tenere aperta la sezione del circolo e pagare le bollette. Spesso siamo costretti a centellinare le affissioni di manifesti perché non abbiamo soldi. Non ti dico che sacrifici affrontare una campagna elettorale o organizzare un convegno. Siamo sempre in affanno, il peso economico della sezione ricade sempre su una dozzina di volenterosi, persone normali che di loro hanno già tanti problemi quotidiani. Sobbarcarsi anche di venti/trenta euro al mese per il partito diventa molto oneroso. Essere consigliere comunale mi dà diritto ad un gettone di presenza pari ad euro 19,99 lordi. Sull’ammontare totale pago le tasse e devolvo l’intera somma al Partito. Per non aggravare le casse comunali, abbiamo deciso di non percepire gettoni per le commissioni in cui siamo stati eletti.
Sai benissimo che qual è il costo minimo della tessera, così come sai quanti di quei 15€ rimangono sul territorio. Non va bene Pierluigi, non è giusto. Grazie a noi milioni di euro si riversano nella casse nazionali, regionali e provinciali del Partito ed alle sezioni locali? Vogliamo fare in modo che i due terzi del tesseramento rimangano sul territorio e che una quota del finanziamento sia destinato al mantenimento dei circoli e non servano solo ai vostri convegni, fondazioni, giornali, sedi istituzionali e chissà cos’ altro?
Passiamo a qualche riflessione politica in senso stretto.
Vogliamo parlare dell’atteggiamento del Pd nei confronti degli ultimi referendum? Anche qui non si è avuto il polso della base, della direzione imboccata dal paese reale. In tanti, ma davvero tanti, sin dalla prima ora ed indipendentemente dal vostro balbettare, tergiversare, ostacolare ci siamo armati di banchetti ed abbiamo raccolto tante, ma tante, firme ed abbiamo fatto regolare campagna referendaria. Poi tutti a rincorrere i risultati positivi ed ad attribuirsene la paternità. Cosa è successo sul testamento biologico? Sulle province? Dove eravamo e cosa stavamo facendo? E sul referendum di Pomigliano? E la tav, il conflitto di interessi, il mercato del lavoro, il welfare, la giustizia, la Rai, la foto di Vasto o altro? Ci vogliamo accontentare dell’egemonia sull’opposizione? Del sottogoverno? Vogliamo fare una bella ammucchiata con un governissimo? Vogliamo continuare con Monti o qualcosa di simile, senza che la politica si riassuma, dopo questa parentesi necessaria, le sue responsabilità? Perché questi comportamenti se la ragione non risiede in una di queste domande? E questa continua ricerca, sorda alla rivolta della base, dell’alleanza con l’Udc? E perché Fli no? Al nostro interno, sui diritti civili emerge, da sempre, la contrapposizione tra l’ala cattolica e quella progressista, non oso immaginare dove andremo a finire con un’ipotesi del genere? Non eravamo il partito che si ispirava ad Obama? Perché, allora, questa ritrosia sulle unione omosessuali? Sulla legge elettorale avete detto che le preferenze sono pericolose. E poi? Spiegatemi, per favore, e senza troppi tecnicismi, come si fa a recuperare un rapporto diretto fra elettore ed eletto, tra eletto e territorio. Siamo stanchi dei prescelti di Roma che non sanno nemmeno dove vengono eletti e che non debbono dar conto del loro operato se non alle segreterie nazionali. Nel 2008 “abbiamo eletto” in Campania 2, perché paracadutata in posizione sicura, la segretaria dell’allora ministro Fioroni, candidata invisibile. Questa è spudoratezza! E poi basta dichiarazioni estemporanee…ci si sveglia la mattina e si pensa a come guadagnare i titoli dei giornali? Ma che significa “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo“ oppure che “il Pdl di Alfano si è rivelato un interlocutore affidabile e credibile (non l'ha detto uno che si trovava a passare nei paraggi, si tratta del vice-segretario). Ma ci siamo dimenticati chi i sono i rappresentanti del Pdl in Parlamento, cosa hanno votato fino all’altro ieri e chi è il vero dominus del Pdl…altro che Alfano! Non fate altro che disorientare, allontanare!
Sono stufo del gioco al massacro delle correnti. Quante ne esistono? Bersianiani, franceschiniani, fassiniani, fioroniani, gentiloniani, veltroniani, mariniani…ho perso il conto…e potrei definirmi un addetto ai lavori….figuriamoci chi ci osserva dall’esterno cosa è spinto a pensare di questo Pd.
E dopo tutto questo, e tanto altro che mi sarà sfuggito, ci si chiede pure perché il Pd non cresce abbastanza, perché il movimento di Grillo conquista sempre più consensi? Ma ci siete o ci fate?
Questo è il Pd che non mi piace. Il Pd che mi piace esiste ma, al momento, non riesco a trovarlo nelle stanze di via del Nazareno. La separazione di proposte e valori tra vertice e base fotografa la crisi di tutti i partiti, ma nel caso delle forze di sinistra o che dalla sinistra hanno origine, si sente di più, fa più male.
Gli elettori, gli iscritti, i militanti vogliono solo un linguaggio chiaro e si sentono offesi dai continui tentennamenti ed opportunismi che creano fratture, distorsioni, dissonanze. Decidiamo, presto però, dove vogliamo andare e con chi stare. Non tiriamo troppo la corda, la pazienza di chi ci ha seguito fin qui è ormai quasi esaurita. Diamo l’impressione di un partito che non riesce a rispondere a se stesso sulla sua stessa natura, di un partito che non ha risolto ancora i nodi fondamentali della propria linea politica. Le due anime principali del partito sono in grado di convivere a lungo? Sarebbe bene che ci ragionassimo sul serio e che si agisse di conseguenza.
Perché non rischiamo e proviamo a vincere davvero?



