
Assemblea di solidarietà presso la Nuova Cucina Organizzata di San Cipriano d'Aversa (CE)
Sabato 5 gennaio 2013 Assemblea pubblica di solidarietà presso la N.C.O. Nuova Cucina Organizzata a San Cipriano (CE).
Quatt’ bott’ contr a' speranza.
Il 31 dicembre, approfittando dei fuochi di fine anno, scagnozzi della camorra hanno sparato quattro colpi d’arma da fuoco contro il portone ed il muro della Nuova Cucina Organizzata di San Cipriano d’Aversa.
Ero tra i presenti. Ero lì per dire, ma soprattutto per dimostrare, a Peppe Pagano ed alle tante amiche e compagne, amici e compagni che militano nel Comitato Don Peppe Diana, nei vari presidi di Libera, nelle tante e belle associazioni impegnate in questa terra o che lavorano nella coop agropoli che potevano contare anche su di me.
Ritengo che si debba smetterla, si sarebbe dovuto gia' da un po’, con la retorica della legalità.
Dobbiamo agire in prima persona, non mi stancherò mai di ripeterlo.
La lotta alla camorra e' ancora lunga e faticosa.
Ognuno di noi, nel suo piccolo, con il proprio impegno nel mondo politico, associativo, sindacale, lavorativo, sociale può e deve dare il suo contributo. A seconda delle proprie possibilità, ma deve dare un contributo. Diciamo che lo stato siamo noi. Bene, allora non dobbiamo aspettare che qualcuno faccia qualcosa per noi.
Voglio stigmatizzare le tante, troppe, assenze di sedicenti dirigenti politici della provincia di caserta e di molti rappresentanti istituzionali. Forse alcuni erano ancora impegnati nel dopo primarie, forse per altri era sufficiente aver rilasciato un'intervista. Grave la loro assenza. La lotta alla camorra si fa, come sappiamo e ci ripetiamo, sul territorio con il lavoro, l'istruzione, la cultura, le politiche sociali. Ma anche chi legifera deve fare la propria parte. Altrimenti arranchiamo.
Ritengo quei quattro colpi un gesto per ribadire che queste terre, queste genti sono ancora cosa loro. Hanno colpito un simbolo di riscatto, di affrancamento, hanno creduto di colpire una speranza. Hanno dimostrato, invece, la loro crisi e le loro difficoltà. Devono capire , una volta e
per tutte che questi beni, queste terre sono cosa nostra, della collettività.
Facciamo una scelta di campo netta, a testa alta. Non è' semplice, lo so. E' normale anche avere paura. Io l'ho provata quando sono stato destinatario di una lettera anonima, l'avrei ancora di più con episodi come questi.
Ma il desiderio di voler contribuire a costruire, per ora per i miei nipotini, un futuro migliore attenua la paura, fa si' che non diventi un sentimento che mi blocchi. Voglio dare il mio modesto contributo perché un giorno possa parlare ancora più orgogliosamente della mia terra, della mia provincia.



