
Alcuni dei motivi per cui non voto Renzi alle prossime primarie
Non voto Renzi perché (in ordine sparso e sicuramente non esaustivo):
- non trovo adeguata menzione su cosa pensi dei diritti dei lavoratori. Come si svolgono le primarie, avranno anche loro il diritto di eleggere i loro delegati e approvare o respingere gli accordi sindacali? Ah già dimenticavo, Renzi era un fan di Marchionne senza se e senza ma (ipse dixit) salvo poi fare una bella giravolta e dire che Marchionne è un bugiardo. Dove stava, Renzi, Marchionne annunciava un Progetto inesistente? Dove stava quando la Fiom veniva cacciata dalle fabbriche ed i suoi delegati indicati quasi al pubblico ludibrio? Dove stava quando Marchionne annunciava di non voler dar corso alle sentenze che imponevano ed impongono il reintegro dei lavoratori espulsi? Renzi, e chi come lui, oggi è impegnato a difendere l’onore di Firenze, farebbe bene a spendere qualche parola, sia pure fuori tempo massimo, anche per l’onore di quelle donne e quegli uomini che sono già stati colpiti non dalle parole irriguardose di Marchionne, ma, assai più dolorosamente, dalle azioni e dalle rappresaglie del medesimo;
- vuole passare per il nuovo, l'alieno della nostra scena politica, l'innovatore ma....http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/08/sistema-renzi-amici-famiglia-potere-ma-ce-fascicolo-sulluso-dei-fondi-pubblici/375926/;
- alla domanda "Mi scusi, lei cosa ne pensa dell'eventuale costituzione civile da parte del Governo sulla trattativa Stato-mafia? non può rispondere così....http://www.saveriotommasi.it/blog/articolo.php?id=855;
- anche il suo ex assessore al bilancio aveva capito che tipo era http://alternativatoscana.blogspot.it/2012/06/lassessore-al-bilancio-si-dimette-e.html;
- Vigna, il servitore dello Stato che tutti ricordiamo ed al cui funerale è volato Renzi, ha scelto di dimettersi dall'incarico che Renzi gli aveva affidato...http://www.gonews.it/articolo_121997_Vigna-Perch-lasciato-lincarico-Comune-Chiedete-Renzi.html;
- dice di dover combattere la corruzione ed avanza la proposta di introdurre un nuovo reato, quello di traffico di influenze (cosa che ha fatto già la ministra competente) e di reintrodurre il falso in bilancio….però non parla delle relative pene, del bonus di tre anni della famigerata legge bipartisan. Non profferisce parola sull’abrogazione di tutte le leggi ad personam, sulla prescrizione dopo il rinvio a giudizio, su pene effettivamente deterrenti (cioè anni di galera effettivamente scontati) per l’autoriciclaggio, l’evasione fiscale e soprattutto l’intralcio alla giustizia;
- non mi piace il suo stile, è come un format televisivo che viene replicato in ogni teatro con scenografie, spezzoni di filmati con annessi effetti speciali e battute ad effetto. Esattamente come lo spot con cui vendere un’auto o un profumo. Ma il voto non è una merce, la democrazia non è consumo ma “cittadinanza attiva”;
- non dice da quale storia, da quale famiglia proviene. Leggendo qua è là, ho scoperto che suo padre è stato uno dei leader, con relativo pacchetto di voti, della Dc toscana degli anni 80 – inizio anni 90. Il papà si distingue, in Toscana, per la sua impresa che si occupa di giornali e distribuzione pubblicitaria ed entra anche in affari con l’impresa Baldassini-Tognozzi-Pontello, rilevata da Impresa Spa, uno dei santuari del mattone toscano. E qui sarà probabilmente un caso quello che vuole la Baldassini-Tognozzi-Pontello vincere la gara d’appalto per la tramvia 2 e 3 a Firenze;
- la polemica sulla discontinuità generazionale nel centrosinistra per Renzi, sulla rottamazione degli “anziani” vale poi ovviamente solo nei confronti di Bersani. Simbolicamente, quando Bersani è andato in visita ufficiale a Firenze, Renzi è andato al compleanno del padre. Nei confronti del padre c’è invece continuità, per così dire, anche nel ramo di impresa. Dove il primo costruisce legami d’affari a livello regionale, il secondo li allarga su una dimensione di influenza nazionale. A prescindere dalle primarie. Gli interessi non sono proprio nuovissimi, anzi è roba da liberalismo della feroce Italia postunitaria, ma per tutelarli l’immagine deve essere qualcosa di nuovo che intercetti la forte domanda di cambiamento dell’elettorato.
- la strategia di Renzi, dal punto di vista dell’immagine, è semplice. Costruire un’immagine ingenua, luminosa e generalista, del giovane che innova nell’interesse del paese nel momento della crisi, per fare da collettore di voti di differenti frammenti di elettorato. Giovani (così si sentono valorizzati), anziani (così hanno l’impressione di fare qualcosa per i figli) di destra (tutti i decisionisti di ogni schieramento politico e i soliti bisognosi di un capo meglio se giovane e forte) e di sinistra (tutti quelli inclini a buttarsi sulla retorica dell’innovazione e quelli privi di rappresentanza). Dal punto di vista del calcolo fatto da Renzi e dal suo staff i voti presi a destra dovrebbero essere maggiori di quelli persi a sinistra. Spostando il brand Renzi verso un piano di rappresentanza politica forte, compatibile con gli interessi neoliberisti che si vuol rappresentare, ma anche sganciato dalla necessità di tutela di reali interessi materiali di sinistra (diritti e beni comuni, per capirsi). La convention di Renzi, e i relativi ritorni di immagine per ogni tipologia di elettore, è stata pensata per lanciare tre tipi di messaggio. Il primo, quello da chiacchiera di tutti i giorni,che è necessario per avere un consenso diffuso. Fatto per insinuarsi nei bar, negli autogrill alle stazioni, ovunque si parli di politica (il giovane che scende in campo rappresenta questa tipologia). Un altro, lanciato ad un pubblico più ristretto ma per niente esiguo, quello di chi si occupa di politica come mestiere o come opinione pubblica informata, tutto dedicato alla formula politica ed elettorale (primarie, alleanze, polemica tra personaggi). Un terzo è invece dedicato alle minoranze professionalmente specializzate e riflessive, quelle che lanciano tendenze (e allora vai con l’ostentazione del mac sul palcoscenico da sempreverde teatro off). Come sempre, vale per i manuali più consumati di propaganda elettorale, i tre messaggi possono essere ricevuti separatamente o combinati secondo la tipologia di elettore. La logica del messaggio di Renzi è stringente e lacerante. Riducibile a questo slogan “togliere ricchezza e diritti a una parte della popolazione per darli a un’altra”. Ma non si tratta dell’antico linguaggio della socialdemocrazia legato al consenso nella redistribuzione sociale. In Renzi non c’è patrimoniale, controllo delle conseguenze sociali delle grandi ricchezze. Si tratta di togliere a chi è già stato abbondantemente attaccato dalla crisi liberista per dare a chi è stato attaccato ancora di più.
- Renzi non è riuscito a dire una parola che sia una di politica estera, della sua visione dell’Ue, della crisi delle borse, delle relazioni internazionali. Insomma al di là dei contenuti, che non ci sono, il fenomeno Renzi è tutto logistica (tradizionale e di marketing) e gestione del brand. Peccato che un paese in crisi epocale avrebbe bisogno di politica. Ma quella è roba da vecchie distinzioni destra-sinistra, tutte cose alle quali Renzi non è avvezzo. Lui vuole solo i voti da qualsiasi parte provengano e prima possibile;
- Renzi non riesce a liberarsi, da qualche anno, della filastrocca rottamazione-merito-innovazione che oltretutto fa molto nostalgia anni ’80-’90. Per uno che ostenta l’ambizione di diventare presidente del consiglio, il primo vero Tony Blair di Rignano sull’Arno, è sicuramente un punto di debolezza. Infatti Renzi, prigioniero non di una politica ma di un personaggio, salta da una primaria all’altra riproponendo, in differenti contesti lo stesso tipo di spettacolo. Non è riuscito a stare politicamente fermo su un ruolo istituzionale, una stagione di governo;
- purtroppo, in un paese in seria decomposizione sociale e politica anche personaggi di questo calibro vengono presi sul serio. Persino un Renzi al potere può sembrare un programma politico all’altezza dei tempi. Curiosamente, vista anche la parabola politica di Berlusconi e Grillo, il futuro elettorale di questo paese sembra essere scritto nel passato della televisione. Non durerà ma può durare abbastanza per paralizzare un paese;
- Renzi in poche ore ha collezionato due frasi che lo inchiodano a futura memoria. La prima è quella di ricevere i complimenti da parte del principale, storico avversario del centrosinistra. “Ha le nostre idee” ha detto Berlusconi di Renzi. Dopo un’affermazione di questo tipo, un candidato o scioglie il comitato elettorale o lo ripresenta dall’altra parte perché, politicamente, nel centrosinistra ha fallito. Nessuna maggioranza nel centrosinistra lo eleggerà perché candidato preferito di Berlusconi. Pensa che gli elettori delusi del centrodestra, in questo modo, spinti dallo stesso Berlusconi si presentino in massa a votarlo. In secondo luogo Marchionne, come diversi sindacalisti Fiom avevano denunciato, rivela che il piano fabbrica Italia era un bluff. Una sorta di effetto annuncio, con investimenti 20 volte minori di quanto affermato, buono per comprimere i diritti dei lavoratori, abbassare il salario, movimentare qualche produzione e alzare il titolo in borsa. In molti sindacalisti del settore l’avevano capito e denunciato pubblicamente. Il piano Marchionne era una bolla speculativa, un effetto annuncio a corto respiro. Non l’aveva capito Matteo Renzi, il sensitivo dei trend del futuro, che a gennaio 2011 aveva finito per abboccare alle trovate dell’ufficio stampa di Marchionne. Renzi infatti a suo tempo ha speso tutto se stesso per dimostrare che il piano Marchionne non solo era vero ma rappresentava il futuro della Fiat e dell’Italia;
- piace troppo a troppi loschi personaggi (fanno proprio il tifo per lui!) del bosco e sottobosco del centrodestra;
- cena a porte chiuse con un certo tipo di finanza, quella che preferisce le Cayman, Londra...Di fronte alle critiche è difeso dicendo che con la finanza occorre parlare...ok...va bene...ma per dire cosa?...boh... Nel suo programma quando si parla di Europa si affronta il tema delle crisi bancarie e dell’euro ma non si dice assolutamente nulla riguardo ad una stretta in tema di regolazione che imbrigli la finanza. Il problema non è incontrare la finanza quanto cosa gli si va a dire e su questo Renzi tace. Immagino che se Renzi dicesse ai suoi amici finanzieri che devono fare meno profitti, i suddetti lo applaudirebbero meno entusiasti rispetto alla cena milanese. Poco importa l’impegno per un accordo sulla tassazione dei capitali in Svizzera, una misura che oramai è vista come il male minore dalle banche;
- in una terra disperata come quella sarda Renzi ha ripetuto il suo mantra...e cioè che la colpa è della politica ma di proposte? Manco l’ombra o meglio la sua proposta sembra essere l’eden della mitizzata flexsecurity: tutelare il lavoratore e non difendere il posto di lavoro accompagnando colui che perde il lavoro verso un nuovo impiego. Ottima proposta se la nostra economia fosse caratterizzata dal fiorire continuo di nuove attività, ma si rende conto che stava parlando con i lavoratori del Sulcis? Mica era in Danimarca! Per rilanciare l’attività economica in una regione come la Sardegna ci vuole comunque un intervento pubblico che non deve necessariamente assumere le forme classiche delle partecipazioni statali (rafforzamento delle istituzioni, infrastrutture, incentivi). Anche su questo l’elaborazione di Renzi è scarsa.
- il messaggio più mercato, più privato, meno Stato da un lato non risolve i problemi del paese, che ha bisogno di istituzioni più solide, dall’altro difficilmente si salda con le rivendicazioni anti sistema cui Renzi fa riferimento. Secondo Renzi ci sarebbe posto per tutti grazie ai tagli della spesa pubblica improduttiva che sarebbe il frutto della cattiva politica, questo non è vero e soprattutto è difficile che lo creda chi deve pagare il mutuo e chi è disoccupato di lunga data;
- la parola rottamazione è violenta e diseducativa, poiché degrada le persone attempate ed anziane alla stregua di oggetti inservibili, che devono essere accantonati e riutilizzati per scopi diversi da quelli del passato. A furia di riproporre questo termine nel confronto pubblico si rischia di far prevalere il dato anagrafico dei politici sulla preminenza delle idee e della proposte.



