
Stasera si parla di Costituzione, io non sarò tra il pubblico. Ecco il perchè
Stasera l’associazione Ethos in collaborazione con
Io, e chiedo scusa al presidente ed al vice-presidente dell’associazione, diserterò il pur interessante dibattito.
Il perché è presto detto. Berlusconi sta disgregando il Paese per fini personali. Berlusconi e Bossi attentano continuamente alla Costituzione. Anche
Difficilmente riesco ad immaginare uno scenario peggiore per le nostre Istituzioni. Non so cos’altro dovrebbe accadere.
Il Presidente del Consiglio è colui che ha “acquistato” la sua prima villa da un’orfana minorenne pagandola molto ma molto meno di ciò che valeva, grazie all’aiuto dell’amico avvocato Cesare Previti. Ricordate Previti? Colui che per 12 anni ha rappresentato le istituzioni della Repubblica, prima senatore e poi deputato. Ma come, quel buonuomo che ha ricoperto la carica di ministro della Difesa(sic!) nel primo governo Berlusconi. Condannato in via definitiva nel 2006 per il processo IMI-SIR(6 anni per corruzione in atti giudiziari) e nel 2007per il processo Lodo Mondadori(1 anno e 6 mesi per corruzione di giudici), dopo aver beneficiato dell'indulto, ha scontato la pena sotto forma di affidamento ai servizi sociali. Interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Quella persona perbene del “Se vinciamo, stavolta non faremo prigionieri”. L’uomo che Berlusconi ha definito “figlio di Maria” (e grazie dopo tutto quello che ha fatto per lui).
Una parentesi. La sentenza Mondadori per me è la più importante perché smaschera la vulgata, in pubblica circolazione da quasi vent’anni, dell'uomo del fare. Silvio Berlusconi, è l'uomo del sopraffare, del gioco sottobanco, della baratteria illegale. La sentenza dimostra la forma fraudolenta e storta della sua fortuna imprenditoriale. Mortifica l’immagine originaria con cui Berlusconi si è presentato al Paese ricavandone fiducia e consenso, entusiasmandolo con la sua energica immagine di imprenditore purissimo capace di rimettere in sesto il Paese - e rimodellarne il futuro - con la stessa sapienza e determinazione con cui egli aveva costruito il suo successo, conquistato aziende e quote di mercato, sbaragliato i competitori.
Berlusconi, se non sapeva delle manovre di Previti (e non si può dire il contrario), è stato un ingenuo e, nella sua formidabile ingenuità, ha trascinato il Paese e le sue regole verso la crisi per difendere un mascalzone che soltanto agli occhi suoi appariva un maestro del diritto e un martire della giustizia.
Dicevamo della prima villa di Berlusconi, la villa in cui ha ospitato per due anni almeno un mafioso (se Dell’Utri sarà condannato anche in Cassazione, potremo dire che ne ospitò almeno due). Berlusconi è colui fece carriera grazie alla loggia P2 (tessera 1816, mentre la 2232 era di Cicchitto, capogruppo alla Camera, indagato dal 2009 per ricettazione). Berlusconi è quello del vorticoso giro di miliardi di lire, negli anni ’80, tra le sue società e Craxi, il cui operato, guarda caso, è stato molto “benevolo” per gli affari di Berlusconi (legge Mammì, per esempio). E’ giudiziariamente provato che il teste Mills fu corrotto da Berlusconi per testimoniare il falso sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e sui fondi neri All Iberian, dunque se Mills avesse detto la verità Berlusconi sarebbe stato definitivamente condannato e oggi sconterebbe quella e altre successive pene.
Questi sono fatti accertati. Lasciamo stare, per esempio, le ultime rivelazioni, con documenti originali, del figlio e della vedova di Vito Ciancimino sugli investimenti di quest’ultimo nelle società di Berlusconi negli anni ’70 (a proposito cosa vuol dire don Vito quando scrive “io, Dell’Utri e Berlusconi siamo figli della stessa lupa, io sono un perseguitato, io sono stato condannato e loro Berlusconi e Dell’Utri assolti per questioni geografiche?). Per Dell’Utri le cose, nel frattempo si sono evolute un po’ diversamente. Infatti, Dell’Utri, che siede nei banchi delle nostre istituzioni dal 1996, nonché stretto collaboratore di Berlusconi dagli anni ’70, socio di Pubblitalia 80, dirigente Fininvest e cofondatore di Forza Italia, è stato condannato in secondo grado a 7 anni per concorso esterno di tipo mafioso (mica cazzi! E scusatemi il francesismo). Ah dimenticavo, il nostro aveva già patteggiato una condanna a 2 anni e 3 mesi per frode fiscale. Vi ometto i processi in cui è stato coinvolto o che lo riguardano ancora. Perché Berlusconi non ha mai chiarito l’origine delle sue fortune? Lasciamo stare le 39 leggi vergogna, ad personam, ad aziendam, ad amicitiam. Lasciamo stare il dispendio di “energie” sue e dei suoi più stretti collaboratori e/o avocati per la soluzione finale, lo scudo che lo metta ai ripari dal processo Mills e da quello Mediaset. Tanto impegnato che, nonostante la crisi che sta mordendo all’osso il Paese, non riesce, da 145 giorni, a nominare il Ministro dello Sviluppo, dopo che Scajola (per la seconda volta dopo che definì Biagi un rompicoglioni) si è dovuto dimettere perchè, poverino, a sua insaputa (mica perché era in contatto con la cricca di Anemone, Balducci & co.), qualcuno gli ha regalato una casa vista Colosseo a Roma.
Se avessi un po’ più di tempo tratterei anche del potente capo della Protezione Civile Bertolaso: utilizzatore finale, non di prestazioni sessuali come disse Ghedini di Berlusconi, ma di massaggi al Salaria Sport Village. Gentilmente offerti dalla solita cricca; vi conterei quanti deputati e senatori che votano per questo governo hanno guai con la giustizia, con relativi reati per i quali sono imputati, indagati o condannati in primo o secondo grado di giudizio.
Il Presidente del Consiglio ha dichiarato che governare con le regole che “impone”
Questi individui hanno fatto strame della legge, l'hanno piegata ai loro interesse di bottega, hanno infiltrato ed inquinato le nostre istituzioni, hanno disgregato il Paese. Governa il Paese il conflitto di interessi. E quando qualcuno tenta di ribellarsi al pensiero unico, ci pensa la stampa nominata, finanziata o di proprietà del Premier. Con il Metodo Boffo. Altro che informazione plurale, altro che libertà di informazione. Editti bulgari e purghe!
Questo governo sta cambiando
Da un punto di vista formale, la nostra Costituzione dimostra di essere fortissima, sono tanti anni che provano a modificarla nelle parti essenziali, senza che nessuno sia mai riuscito a stravolgerla dal punto di vista formale. Ma dal punto di vista sostanziale naturalmente le cose stanno diversamente. Oggi non dobbiamo difendere
Si è realizzata, nei fatti, una trasformazione, un rovesciamento della concezione della democrazia. Per esempio, prendiamo la legge elettorale come sintomo: essa è l’espressione più evidente del rovesciamento del principio di sovranità. La sovranità in una democrazia comporta prima di tutto che i rappresentati eleggano i propri rappresentanti. Ma, con la legge elettorale (la porcata) attuale, per i motivi che tutti conosciamo, i capi-partito nominano i loro rappresentanti. E il corpo elettorale è lì a fare che? A distribuire le quote dell’azionariato politico dei vertici dei partiti. Nell’equilibrio tra i poteri costituzionali, il Parlamento oggi fa la figura del superfluo. Tant’è vero qualcuno ha detto: non aboliamolo, ma facciamo votare solo i capigruppo in proporzione al peso elettorale. Non dimentichiamo poi che, di fatto, il Parlamento viene emarginato, oggi, con i sempre più numerosi voti di fiducia, nonostante la maggioranza schiacciante di centrodestra. Il Parlamento dovrebbe essere il primo organo di controllo del governo: abbiamo perso proprio l’essenza del Parlamento, considerato ormai come un luogo dove si mette il timbro su decisioni prese altrove. Che poi sono perlopiù leggi per sistemare problemi personali o di poche combriccole...
Questa legge elettorale ha determinato uno stravolgimento dei principi della democrazia. E’una concezione che viene messa in crisi. Lo stesso vale per le leggi ad personam: sono tutte formulate in termini generali. Se si fa uno scudo penale per l’attuale presidente del Consiglio, si fa una legge che riguarda il presidente del Consiglio, cioè la carica e non la persona. Se si fa il “processo breve”, si dice che è nell’interesse della generalità dei cittadini avere processi brevi (anche se poi “processo breve” è un eufemismo: questo è il processo morto...).Tutte queste leggi, e non potrebbe essere diversamente, si presentano formalmente in termini generali, perché è chiaro che, se si facesse una legge che esplicitamente si riferisce a Tizio o Caio, con il nome e il cognome, non avrebbe alcuna possibilità di passare... Sarebbe uno sconcio tale che gli organi di controllo interverrebbero. Tutti sanno che certe leggi si fanno per Tizio o Caio, il nome c’è eccome: la sostanza è individuale, particolare, ma la forma è generale. E come fa
Che concezione dello Stato hanno questi signori? E’ sintomatica la frase “Non abbiamo messo le mani in tasca dei cittadini” detta e ripetuta come un mantra, soprattutto in tempi di finanziaria. E’ un’affermazione che sottintende l’idea che uno Stato che chiede ai cittadini di partecipare alle spese pubbliche sia un ladro sempre e comunque. Quindi, se lo Stato è ladro, ben si giustifica l’evasione fiscale. E il cerchio si chiude. In un paese civile tutti i cittadini dovrebbero essere chiamati responsabilmente a far fronte, secondo criteri di giustizia, alle esigenze della collettività.
E noi dell’opposizione dovremmo fare delle riforme condivise con questa maggioranza? Tutti ad invocare riforme condivise. Ma che significa? È uno slogan che presenta un aspetto malato: se siamo tutti d’accordo, questa sarebbe la riprova che la cosa che stiamo facendo è buona. Ma in una democrazia liberale il non essere d’accordo è il fatto positivo, perché il dissenso crea il distacco e dà lo spessore del problema. Nella democrazia liberale l’unanimismo, l’essere tutti insieme e tutti d’accordo, non è un valore, anzi. Riforme costituzionali condivise, è un altro concetto. Le riforme costituzionali devono essere condivise perché non possono essere imposte nell’interesse di una sola parte, altrimenti l’esito terminale sarebbe una Costituzione ad personam.
Il concetto di Costituzione dovrebbe essere quello di un testo di princìpi stabili, più stabili della politica. Perché è la politica che deve sottostare alla Costituzione e
Infine un pensiero sul federalismo.Il federalismo di cui si parla in Italia è rovesciato: non si tratta di creare unità politiche più ampie, ma di spezzare o ridurre o limitare l’unità politica nazionale verso il basso. Dall’altra parte, si dice, ci sono esigenze di avvicinamento e di sburocratizzazione. Mentre l’esigenza di un federalismo che si rivolge a una dimensione sopranazionale la vedo chiara, non riesco a condividere chi auspica il federalismo verso il basso. Non come dice il motto costituzionale americano ex pluribus unum, per un processo verso l’alto finalizzato a creare unità politica, ma al contrario ex uno plures. Ecco: dove ci porterà questo plures non lo sappiamo. Temo che possa essere un primo passo verso una divisione del nostro Paese.
L’idea che muove il federalismo all’italiana è che le regioni del Sud sono sottosviluppate e inquinate dalla criminalità (come se quelle del Nord non lo fossero...) e dunque devono essere sottoposte a una scossa, per responsabilizzarne le classi dirigenti liberandole dalla tutela dello Stato centrale e costringendole a guarire da sole le proprie magagne e a risolvere da sole i loro problemi. E se non li risolvono? Quali motivi abbiamo per sperare che le regioni del Sud, lasciate da sole, siano in grado per esempio di combattere il malaffare, la criminalità organizzata, meglio di quanto non riesca a fare lo Stato centrale?
Tra le ragioni che oggi muovono il pensiero federalista in Italia, ce ne sono di apprezzabili: chi di noi non vorrebbe una maggiore vicinanza delle classi dirigenti ai bisogni delle popolazioni? Chi non vorrebbe una burocrazia pubblica più limitata? Chi non vorrebbe classi politiche più oneste? Tutto questo fa certo parte delle nostre speranze. Ma che la risposta sia il federalismo, questo non mi è chiaro: vedo un salto tra le speranze, i bisogni e la risposta. Invece vedo chiaro il pericolo: il giorno in cui si dovesse constatare che il federalismo, invece di promuovere quel movimento virtuoso di rinnovamento delle regioni più povere, più arretrate anche dal punto di vista della cultura politica, provocasse l’effetto contrario, a quel punto le pulsioni secessionistiche aumenterebbero.
Riporto, in calce, qualche pensiero del Ministro per le Riforme, l’onorevole-dito-medio-alzato-e rutto-pronto Bossi (quello che da 23 anni - di parlamento romano - grida Roma ladrona, quello che vuole sparare sui gommoni di clandestini, quello che bofonchiava di secessione, quello che deve chiamare il sindaco di Adro perché altrimenti non toglierà i simboli padani con cui ha farcito una scuola pubblica, quello che si vuole pulire il culo con la bandiera italiana, quello del dio Po e dell’ampolla, quello della Repubblica Federale della Padania e della sua indipendenza, quello del Parlamento del Nord, quello del “C'è sempre una prima volta per prendere in mano i fucili”, quello del “Gente (gli insegnanti) non dal nord” perché accusati di martoriare gli studenti settentrionali, quello del Va pensiero invece dell’Inno di Mameli, quello al quale qualcuno vorrebbe dare anche una laurea honoris causa) sul nostro presidente del Consiglio:
Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord.
Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto.
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra, con
Quindi, di cosa dovremmo parlare con questi signori, con chi li rappresenta, con chi vota le loro leggi in Parlamento?
Buona Costituzione a tutti.



