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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Scuola pubblica, precari e scuole paritarie. Problemi ed ingiustizie

Ho seguito l’involuzione della scuola, soprattutto elementare, praticamente da quando ero bambino. E’ una vita che ascolto i miei genitori, entrambi insegnanti elementari, discutere animatamente delle varie riforme succedutesi nel tempo. Per giunta anche mia sorella, anni fa, ha voluto intraprendere questa via crucis che è diventato l’insegnamento. Abilitazione tramite concorsi, anni di supplenze a Vicenza e a Como…non proprio dietro l’angolo….e finalmente l’immissione in ruolo a settembre alle materne di Acerra (NA).  
Autunno caldo anche per la scuola dunque. Abbiamo visto e letto il dilagare di manifestazioni, occupazioni, sit-in, scioperi della fame in tutta Italia, soprattutto di precari.

Il Sud, manco a dirlo, sarà il più colpito. Gli alunni disabili avranno meno ore di sostegno e le classi saranno ancora più affollate. Una situazione che rischia di scoppiare proprio con l'avvio dell'anno scolastico e con l'apertura delle scuole.  
Il numero dei precari della scuola che, anche dopo 10 anni di servizio, dovranno dire addio all'incarico e allo stipendio non è ancora noto con esattezza, si parla di 15/20 mila unità in meno rispetto allo scorso anno.
Per tagliare più posti possibile, le classi sono riempite a dismisura. In parecchi casi si sfiorano i 30 alunni (la stessa Gelmini ha avuto il coraggio di scriverlo nella sua circolare). Un trend che ormai prosegue da alcuni anni. Negli ultimi due, la popolazione scolastica è cresciuta di 50 mila alunni, ma le classi sono in calo di 6 mila unità. E per il prossimo anno si prevede un ulteriore incremento di alunni e ancora un taglio delle classi.
Semplice fare il ministro così, o no?
Alla protesta di chi ha perso il lavoro potrebbe presto aggiungersi quella dei genitori dei bambini disabili. Dalle prime stime, il loro numero è in crescita rispetto a 12 mesi fa, ma l'organico predisposto dal ministero prevede lo stesso numero di cattedre dell'anno scorso: 90.470 posti. Questo significa che ogni alunno avrà meno ore di sostegno. Per rendere difficile l'avvio dell'anno scolastico basterà poco quest'anno. Per effetto dell'entrata in vigore della riforma delle superiori, che ha richiesto uno slittamento delle iscrizioni, tutte le operazioni di nomina del personale di ruolo e dei precari sono in enorme ritardo rispetto al passato.
Nelle grandi città la nomina dei supplenti slitterà a settembre e certamente migliaia di precari non potranno partecipare alla riunione del primo settembre, dove si stabiliscono tutti i passaggi e i criteri per affrontare l'anno scolastico. E col suono della prima campanella dal 13 settembre in dieci regioni italiane, con tutta probabilità buona parte dei 120 mila supplenti in attesa di un incarico a tempo determinato non potrà neppure essere in classe.

La crescente precarizzazione e disoccupazione nella scuola pubblica non è conseguenza della crisi economica. E’ determinata soprattutto dalle politiche del Governo. Infatti dalla legge 133/2008 in poi fino alla manovra 2010 approvata dal Parlamento nel mese di luglio, abbiamo assistito a una continua riduzione di risorse che hanno determinato e determineranno l’espulsione di decine di miglia di lavoratori e lavoratrici precarie. Questa situazione toccherà una punta massima nei mesi autunnali, quando ai precari della scuola colpiti per il secondo anno consecutivo dai tagli agli organici si aggiungeranno i tanti precari dell’università espulsi a causa della riduzione del 50% delle risorse determinata dalla manovra 2010 e per i quali il disegno di legge Gelmini, con il superamento della figura del ricercatore a tempo indeterminato, sancisce la precarizzazione strutturale di una figura determinante nelle università italiane. Inoltre sugli altri comparti assistiamo alla morte lenta della ricerca pubblica, dove si chiudono enti importanti e si riducono le risorse facendo pagare ancora una volta ai più deboli, i precari, il conto. Poi ci sono i settori privati della conoscenza ove, come ad esempio nella Formazione professionale, la precarietà aumenta in modo esponenziale con la continua richiesta di apertura di trattative per l’accesso ai contratti di solidarietà o agli ammortizzatori sociali in deroga; aumenta nella scuola non statale, dove, accanto allo sfruttamento determinato da datori di lavoro senza scrupoli, non esiste alcun ombrello per far fronte alla crisi. Nei comparti della conoscenza la piaga della precarietà si configura quindi come un fenomeno strutturale dove il lavoro cognitivo si trasforma in manovalanza intellettuale a basso costo.
I lavoratori assunti a tempo indeterminato rappresentano il 51,93% degli occupati. Ma se andiamo ad analizzare questi rapporti di lavoro a tempo indeterminato ci imbattiamo nella presenza massiccia di part-time forzato (oltre il 20%), soprattutto tra il personale docente, imposto dall’impossibilità di avere una cattedra completa per una serie di ragioni. Il ricorso al tempo determinato è del 25.5%, reso ancor più facile dalle disposizioni di legge introdotte dal governo di centrodestra. Il ricorso al lavoro autonomo e parasubordinato è frequente soprattutto nell’area della docenza non solo per via della legge di parità ma soprattutto per via dei costi economici più bassi. In particolare si concentra nelle suole paritarie private laiche secondarie di primo e secondo grado ove i vincoli imposti dalla parità sono ampliamente disattesi. In queste realtà la presenza dei contratti cococo e cocopro interessano la quasi totalità del personale docente. Inoltre è molto diffuso lavoro nero e contratti di sottotutela. In quest’area specifica si stima che il numero degli addetti sia di oltre 50.000 unità. Qui il lavoro a tempo indeterminato assume mediamente caratteristiche di residualità, 30% degli occupati, a seconda dell’attività che viene svolta. Nelle iniziative strutturate come le scuole di lingue, gli asili nido o le scuole straniere e internazionali il lavoro subordinato, a tempo pieno o part-time, anche se lievemente, è ancora prevalente; mentre nei corsi di preparazione agli esami, nei corsi di recupero, nei corsi di formazione varia e così via il lavoro subordinato è presente soprattutto tra il personale non docente. Ciò che colpisce è la presenza massiccia tra il personale docente il ricorso al lavoro autonomo in sostituzione del lavoro dipendente e subordinato, anche se è alquanto diffusa la presenza dei pensionati, di chi fa il doppio lavoro e di liberi professionisti.
Vorrei soffermare le mi riflessioni sulla questione delle scuole paritarie.
Tra pochi giorni gli insegnati precari saranno chiamati ad aggiornare il proprio punteggio nelle nuove graduatorie ad esaurimento. E questa circostanza li porterà a guardare in faccia di nuovo una stortura del sistema: la valutazione piena del punteggio svolto nelle scuole paritarie.
I docenti precari vivono la propria vita professionale all’interno dei confini dati dalla graduatoria. In essa ogni docente ha una posizione determinata dal servizio che ha svolto e dal punteggio che ha
conseguito tramite la procedura abilitante. Dalla posizione in graduatoria dipendono la possibilità di essere contattati per le supplenze e, dopo un certo numero di anni (chissà quanti), l’assunzione in ruolo. L’attuale legislazione prevede l’attribuzione a ciascun docente della scuola pubblica di 12 punti in graduatoria per ogni anno di servizio. Lo stesso punteggio è riconosciuto anche agli insegnanti della scuola paritaria.
Perchè lo Stato assume prioritariamente i dipendenti della concorrenza invece di regolarizzare i propri precari? Il paradosso consiste nel fatto che un docente, lavorando presso la  scuola paritaria, matura punteggio pieno in una graduatoria che non è stata affatto consultata al momento della sua assunzione. Le scuole paritarie, infatti, reclutano il proprio personale senza utilizzare alcuna graduatoria: l’assunzione avviene in seguito a colloqui con gli aspiranti, in base ad una procedura di reclutamento non assimilabile a nessuna altra per le nomine annuali o delle scuole pubbliche per le supplenze. Questa disparità nella modalità di assunzione non ha un riscontro nell’attribuzione del punteggio: certamente la professione svolta dai docenti nella scuola paritaria e in quella statale è la  stessa ma le condizioni in base alle quali vi si accede non sono analoghe, dal momento che le scuole paritarie non considerano né l’anzianità di servizio né il voto di abilitazione.
Il lavoro dell’insegnante precario serve davvero allo Stato?
La scuola pubblica ha sempre bisogno di personale precario: diversamente non potrebbe coprire le supplenze brevi e temporanee, né soddisfare le esigenze relative all’organico di fatto. Il docente
precario lavora per lo Stato senza alcuna certezza relativa alla propria condizione professionale, viene licenziato durante i mesi estivi, non può contare sulla continuità didattica, è costretto a
continui cambiamenti di sede; è inoltre disponibile a coprire posti vacanti per supplenze brevi (anche solo per una o due settimane) in località spesso impervie, ed è obbligato ad aspettare con ansia la
riapertura delle graduatorie, virtualmente in balia delle modifiche apportate dal legislatore relativamente alla valutazione di titoli e punteggi.
Tutto ciò non riguarda i docenti che lavorano presso le scuole paritarie: essi sono assunti prevalentemente a tempo indeterminato o comunque per tutto l’arco dell’anno scolastico, non sono condannati ad incarichi saltuari, non subiscono cambiamenti di sede ed hanno diritto alla continuità didattica. Soprattutto, chi presta servizio nella scuola paritaria risulta sempre indisponibile alle chiamate dello Stato, comprese, ovviamente, quelle più svantaggiose in termini di durata del contratto e di comodità di sede. Il servizio reso nelle scuole dello Stato non dovrebbe essere salvaguardato?
I sacrifici affrontati dai precari della scuola, però, non vengono adeguatamente ricompensati dallo Stato: infatti un insegnante che abbia lavorato esclusivamente presso la scuola pubblica, ad esempio
per quindici anni, viene posposto, al momento dell’immissione in ruolo, ad un collega che abbia prestato servizio per tredici anni presso una scuola paritaria ma che risulti avere un punteggio  superiore: infatti i precari della scuola statale maturano punteggio solo per i giorni in cui effettivamente hanno lavorato, e non è raro che nell’arco di un anno scolastico essi non riescano a lavorare
continuativamente e quindi a vedersi riconoscere non solo ogni mensilità di stipendio ma nemmeno i famigerati 12 punti. Insomma, accade spesso che i precari lavorino nella scuola pubblica
allo scopo di tenere in caldo il posto di ruolo per chi sceglie di lavorare per un datore di lavoro privato fino alla chiamata a vita a da parte dello Stato.
Perchè proprio gli insegnanti delle scuole statali devono essere penalizzati?
La condizione del precario nella scuola pubblica, dunque, non è rosea. Certamente non lo è nemmeno quella del docente della scuola paritaria, dal momento che quest’ultima offre una retribuzione inferiore e richiede un monte-ore spesso maggiore rispetto alla pubblica: è questo il motivo per cui gli insegnanti della paritaria, appena possono farlo senza eccessivi disagi, passano nella statale.
Accettare queste condizioni di lavoro è però facoltà e scelta del singolo insegnante, scelta che non può comportare una contropartita, in termini di punteggio, in una graduatoria dello Stato, e soprattutto  non può penalizzare i precari che per lo Stato lavorano.
Può essere condivisibile che lo Stato riconosca un punteggio per il servizio svolto presso un istituto paritario: non c’è dubbio, infatti, che il lavoro maturato in una scuola paritaria sia assimilabile, sul piano della professionalità e delle mansioni, a quello svolto presso la scuola pubblica.
E’ tuttavia iniquo che questo riconoscimento sia identico a quello attribuito a chi mette la propria professionalità esclusivamente a disposizione dello Stato, con i disagi che questo comporta...
Spesso, poi, le paritarie contribuiscono a grandi abusi, soprusi ed a truffe.
False attestazioni rilasciate da scuole private compiacenti che attestano periodi lavorativi in realtà non svolti o ne 'gonfiano' la durata. La tecnica ripetuta ogni anno permette di scalare più in fretta la graduatoria e avere accesso all'immissione in ruolo. Condotte fraudolente, sistematicamente perpetrate che compromettono il posizionamento utile in graduatoria dei concorrenti  onesti.
In Campania esiste ormai una regola tacita imposta dai dirigenti di tante scuole private ai docenti che entrano nel mondo della scuola attraverso il canale degli istituti privati: le scuole paritarie assumono con un regolare contratto i giovani insegnanti permettendo loro di accumulare punteggio e scalare le graduatorie provinciali d'insegnamento (condizione necessaria per lavorare un giorno nella scuola pubblica e ottenere il fatidico posto fisso). I docenti in cambio accettano di lavorare gratuitamente o per poche centinaia di euro nelle scuole private.
Secondo i dati Istat del 2006, oltre il 20% delle scuole italiane sono private e dei 9 milioni di studenti italiani almeno uno su dieci frequenta un istituto privato. In Campania le scuole non statali riconosciute sono oltre 2 mila: la maggioranza sono istituti per l'infanzia o elementari, ma nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicati i licei e gli istituti tecnici. Con la legge del 2000 le scuole paritarie sono state equiparate in tutto e per tutto alle scuole pubbliche e ricevono sussidi e finanziamenti
dallo Stato. Ma, come detto, le scuole paritarie non assumono gli insegnanti prendendo in considerazione le graduatorie nazionali e provinciali, ma contrattando con il docente compenso e condizioni lavorative. Il più delle volte per entrare in queste scuole devi essere anche raccomandato perché la maggioranza delle scuole paritarie locali assumono solo persone di cui si possono
fidare. A fine mese devi dichiarare di aver ricevuto il compenso ordinario firmando la busta
paga, ma poi ti vengono concesse solo 200/300 euro. Firmano e dichiarano il falso perché questa finta retribuzione garantisce il pagamento dei contributi previdenziali, condizione necessaria per l'attribuzione dei 12 punti annuali in graduatoria. Nessuno denuncia. Compromessi? Teniamo famiglia? Devo campare? Mah...A mia sorella anni fa fecero una proposta del genere, mandò il “dirigente” a quel paese e si trasferì, già sposata, a più di 800 km di distanza per una supplenza.