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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Scilipoti, Calearo e Cesario...ma quanto siamo coglioni?

Avrei voluto tanto sbagliarmi la settimana scorsa quando ho scritto del voto di sfiducia alla Camera dei Deputati. Ma tant'è. Mi ci è voluto qualche giorno per smaltire l'incazzatura per ciò che ho ascoltato e visto il 14, il 15, il 16 scorsi.

Quindi, per tre voti di scarto Silvio Berlusconi incassa la fiducia anche alla Camera dei Deputati. Una maggioranza risicatissima, che non garantirà governabilità certo, ma, aritmeticamente, ha vinto lui. Lo scontro con il nemico Gianfranco Fini è stato vinto dal premier (le finiane Polidori e Siliquini hanno votato no alla mozione di sfiducia sostenuta da Futuro e Libertà). Alla fine il risultato è 314 a 311, con due astenuti. Da segnalare Domenico Scilipoti e Massimo Calearo che hanno votato contro la sfiducia al governo nell’Aula della Camera. Contro la sfiducia ha votato anche Bruno Cesario. Alla votazione erano presenti in tutto 627 deputati, ma i votanti sono stati 625, in seguito all’astensione dei deputati della Svp. Contro la sfiducia e quindi a favore della maggioranza hanno votato i 235 deputati del Pdl; i 59 della Lega, 11 di Noi Sud (non ha votato Antonio Gaglione); Francesco Nucara, Francesco Pionati, Maurizio Grassano , Gianpiero Catone, Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori, Domenico Scilipoti, Bruno Cesario e Massimo Calearo, A favore della sfiducia si sono espressi i 206 deputati del Pd; i 22 dell’Idv; i 35 dell’Udc; 31 di Fli (non ha partecipato al voto Silvano Moffa e come detto all’ultimo momento Siliquini e Polidori si sono schierate con il centrodestra); i 6 di Api; i 2 Liberaldemocratici; i 5 Mpa e Giorgio La Malfa, Giuseppe Giulietti, il rappresentante della Valle d’Aosta Rolando Nicco e Paolo Guzzanti. Astenuti infine i due esponenti della Svp. Come prassi non ha votato il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Il fondo non si tocca mai. Mi fa impressione, sdegno, rabbia la compravendita dei deputati, ma ancor di più la debole durata dell’indignazione.

Voglio appuntare qualcosa sui tre voti che mi hanno fatto più schifo. Tralascio la Polidori (con tutto il Cepu), la Siquilini e l’ex dipietrista Antonio Razzi, al quale auguro di estinguere presto il mutuo che lo riguarda. Dicevo dei tre voti che testimoniano quanto, noi del cemtrosinistra e sopratutto del Pd, siamo coglioni e tafazzi.

Calearo, il più lucido. “Mi asterrò alla prima chiamata, voterò nella seconda solo se saprò di essere decisivo”. Calearo dixit. E così ha fatto. Il sorteggio della chiama ha fatto in modo che in effetti il suo voto fosse decisivo, quello che ha fatto scattare il quorum, il trecentotredicesimo sì. “Il mio progetto era evitare il voto anticipato, il paese non può permettersi oggi di aprire una crisi al buio. Ho il cellulare intasato dai messaggi dei miei colleghi imprenditori che mi ringraziano”. Anche io ringrazio qualcuno e questo qualcuno è Veltroni che lo ha portato in Parlamento dai vertici di Federmeccanica due anni fa. Vuolter perché non sei andato in Africa, come promettesti? Anche Rutelli, nel cui partito (Api) era transitato a settembre dopo aver lasciato il Pd, ha provato a convincerlo, ma niente da fare. Nel frattempo l’azienda di Calearo, leader nella produzione di antenne, va bene: si è appena aggiudicata una grossa gara indetta dalla Audi. Nel 2010 i ricavi sono passati da 35,6 milioni nel 2009 a 51,7.

Scilipoti, ginecologo-agopuntore, messinese, ex dipietrista che dice “Sono così intelligente a rendermi conto di quello che ho fatto, e l’ho fatto anche nell’interesse dei miei figli”. Quando fa la sua passerella riceve un’ovazione da stadio. Una Commissione prefettizia presieduta dal viceprefetto Nino Contarino, nella relazione finale, scriveva dell’istanza di sanatoria edilizia presentata dalla moglie di Scilipoti, Rosa Carmela Cicero, per una palazzina di tre piani di cui l'ex Idv risultava proprietario assieme a personaggi che vantano rapporti di parentela con membri del clan ‘ndranghetista Stelitano- Zavatieri. Scilipoti ricoprirà nel 2002, seppur per breve tempo, anche l’incarico di Assessore Comunale al Bilancio nella giunta Nicolò, con personaggi appartenenti ad una delle più importanti cosche della provincia di Reggio Calabria. Scilipoti non fu però neanche iscritto nel registro degli indagati. Nel 2005 ci fu lo scioglimento per “ingerenze della criminalità organizzata”, con decreto firmato dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Così dal Fuan, nel periodo universitario, al partito socialdemocratico, già medico, al cuore del suo percorso politico scritto nella relazione prefettizia che nel 2005 chiederà e otterrà lo scioglimento del consiglio di Terme Vigliatore, e così anche della sua carica ottenuta a nome dell'Idv di Di Pietro. Alle elezioni successive, però, - giugno 2008 - Terme Vigliatore eleggeva11 dei15componenti presenti nella vecchia amministrazione, quella sciolta da Ciampi. Alle Regionali, invece, Scilipoti inseriva nella lista di candidati Carmelo Munafò, cognato di Nunziato Siracusa, oggi in carcere, riconducibile alla cosca di Terme Vigliatore. “E’ ora di finirla di parlare di mafia”, aveva detto. E adesso di certo non ne sentirà parlare negli stessi termini, vista la sua “nuova” appartenenza politica. Scilipoti è la dimostrazione che il peggio della politica italiana non lo offre sempre e solo Berlusconi, perchè in una compravendita di voti il peggiore non è chi paga per avere un sostegno, ma chi si svende per una poltrona. Grazie Di Pietro! Hai molto fiuto nello sceglierti i candidati…complimenti.
Che Scilipoti sia stato indagato dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto per falso in scrittura privata e calunnia e successivamente condannato ad un risarcimento di 200 mila euro, ormai lo sanno tutti. A novembre scorso Scilipoti è stato raggiunto dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso nei suoi confronti dalla Procura di Barcellona, quindi l’indagine è pronta per la richiesta di rinvio a giudizio.
In realtà, dal giorno della sua elezione al Parlamento, Scilipoti non ha compiuto un solo atto che servisse a contrastare, anche solo labialmente, il sistema di potere mafioso dominante nell’hinterland barcellonese, capace di relazionarsi con i vertici del mondo politico, degli apparati giudiziari, delle forze di polizia, dell’imprenditoria e perfino della società civile. Scilipoti da quel mondo, si comprende oggi, non è molto distante. Un piccolo paese come Terme Vigliatore diventa epifenomeno dei mali dell’intera nazione. In quel paese hanno operato un balordo come Scilipoti e un eroico combattente della sinistra e della legalità come Adolfo Parmaliana. Eppure, al Parlamento è giunto Scilipoti, mentre il prof. Parmaliana, come ultima denuncia contro il potere mafioso imperante in quel territorio, ha dovuto togliersi la vita il 2 ottobre 2008.

Cesario, l'uomo dell'ultimo calcio di rigore, 44 anni. “Mamma mia, il sorteggio alla fine mi aveva proprio messo per ultimo, con me finiva la chiama”... Tu pensa se facevo come Baggio e lo sbagliavo, se con questi numeri per colpa mia finiva in pareggio...”. L'avvocato napoletano, nato democristiano e demitiano, cresciuto Margherita, diventato Pd, poi Api (novembre 2009), poi Misto (settembre 2010) e infine terza gamba del Movimento di solidarietà nazionale nato per "salvare l'Italia dal voto". E' anche il suo uno dei tre voti decisivi. Traditore? “Ma no, veramente il mio voto non è per Berlusconi ma per evitare al paese di andare a votare”. Sabato ha fatto un comizio col Pdl, a Napoli.”Mi sono arrivati 263 sms in meno di un’ora da quando ho votato. Amici, compagni di scuola, persone che mi hanno visto in tv e mi dicono bravo, hai fatto bene”.“Vediamo, proviamo ad andare avanti”. Per tre voti, compreso il suo. “Cesario”, “no”, applausi.  

Basteranno queste tre storie per ripensare alla selezione del ceto politico?