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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Salento, terra magica

Stamattina, mentre viaggiavo in macchina, mi sono ritrovato tra le mani un cd di pizzica. Musica che mi ha riportato ad un terra che amo, il Salento. Terra rossa, terra calda, terra generosa, terra meticcia, terra magica. Ricordo le distese di ulivi secolari, con tronchi contorti e grandi come non ne avevo mai visti, le querce maestose, i fichi d’India ed i mandorli, i muretti fatti di pietre che delimitavano la proprietà dei campi, le costruzioni dei contadini costruite sempre a secco, molto simili ai nuraghi sardi. Paesi poco popolosi, non attaccati l’uno all’altro come si vede dalle nostri parti. Ricordo l’effetto che il sole procurava specchiandosi sul bianco delle case, case "a calce", senza tetto (c’era solo il solaio). Abbacinante. Centri storici molto compatti, non c'era separazione fra le case, vicoli bianchi dalle pareti dipinte a calce sempre ravvivata, tranne che a Lecce dove predominava la pietra leccese. Il rosso della terra, le sfumature del mare che andavano dal verde smeraldo, passando per il verdino al celeste. Le numerose ed antiche torri di avvistamento, di forma quadrangolare o circolare, costruite nel corso dei secoli per difendersi dall'arrivo dei pirati.
Penisola salentina, terra fra due mari. Terra antica, terra dei messapi, dei tarantini, dei romani, porto per l’Oriente e la Grecia, terra gotica, bizantina, saracena, musulmana, spagnola e borbonica. Terra barocca.
Terra del morso e del rimorso, terra tarantata, terra pizzicata. Secondo la leggenda la tarantola con il suo morso provocava crisi isteriche. Le vittime più frequenti del tarantismo erano le donne, in quanto durante la stagione della mietitura, le raccoglitrici di grano erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate da questo fantomatico ragno. Attraverso la musica e la danza era però possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, dei suonatori di tamburello, violino, organetto, armonica a bocca si recavano nell'abitazione del tarantato oppure nella piazza principale del paese. I musicisti cominciavano a suonare la pizzica, una musica dal ritmo sfrenato, e il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva infatti, che mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata. Come spesso accade per i rituali a carattere magico e superstizioso, anche a questa tradizione si cercò di dare una "giustificazione" cristiana (un po’ come i gigli di Nola): così si spiega il ruolo di San Paolo, ritenuto il santo protettore di coloro che sono stati "pizzicati" da un animale velenoso, capace di guarire per effetto della sua grazia. La scelta del santo non è casuale poiché una tradizione vuole che egli sia sopravvissuto al veleno di un serpente. La cristianizzazione del tarantismo non riuscì però completamente. Infatti, durante la trance le donne tarantate esibivano dei comportamenti considerati osceni (mimavano, infatti, rapporti sessuali o facevano pipì sugli altari). Per questi motivi la chiesa di San Paolo di Galatina, dove i tarantati venivano condotti per bere l'acqua sacra del pozzo della cappella, venne sconsacrata e San Paolo da santo protettore degli avvelenati cominciò ad essere ricordato come il santo della sessualità.
Era, entrambe le volte che sono sceso giù, agosto. Mese della “Notte della Tarnata”. Manifestazione che porta le sue musiche e danze per i paesini del Salento per poi chiudere a Melpignano. Ho approfittato di questo evento per visitare Cutrofiano, Martano, Alessano, Corigliano e Galatina.
Appena giungevo in questi paesini, respiravo un’aria particolare. La gente del posto era cordialissima. Gli anziani del posto, seduti su piccole sedie di paglia fuori dalle proprie abitazioni per via del caldo, ti accoglievano con un sorriso caldo e spesso ti invitavano a bere un bicchiere di vino con loro. Nel giro di pochi minuti mi ritrovavo, trasportato dalla musica, nella piazza dove ci sarebbe stato il concerto di musica salentina. In queste piazze si verificava qualcosa di indescrivibile. Persone estranee, provenienti da tutta Italia e spesso anche straniere, si ritrovavano a ballare insieme, in una sorta di trance collettiva, aiutata anche dal ritmo martellante dei tamburi. Nella pizzica pizzica tradizionale si ballava in coppia. Spesso il ballo prevedeva anche l'invito con la consegna del fazzoletto da parte della persona che iniziava il ballo verso quella che con cui desiderava ballare. La coppia non necessariamente doveva essere formata da individui di sesso opposto, spesso danzavano insieme due donne. Mi è capitato di ritrovarmi ad osservare ragazze del posto ballare. Uno spettacolo senza pari. Erano come impossessate. Che sensualità, erotismo nei loro movimenti, con quei loro piedi nudi, le vesti lunghe e larghe che tenevano per le mani, vesti che, anche grazie al vorticoso roteare delle ballerine, si alzavano fino a scoprire le gambe, Accompagnavano le danze grandi scialli colorati. Sguardi infuocati, occhi neri come la pece e carnagione olivastra. Donne che sembravano venire da un passato lontano. Molto affascinante era anche la tradizionale pizzica-scherma, detta anche danza delle spade. In questo caso la pizzica assume ancor più chiaramente la forma di colonna sonora di uno psicodramma, di tipo maschile e "guerriero" piuttosto che femminile e "sensuale". Si mima il coltello con le dita della mano, molta parte della gestualità risente dei codici schermitòri e di una simbolica tradizionale non sempre di facile lettura . Glia anziani del posto mi hanno detto che la semantica gestuale è conservata e trasmessa con riserbo o addirittura segretezza. La partecipazione alla danza-scherma aveva modalità settarie e iniziatorie tipiche delle società segrete: infatti un tempo per entrare nella cerchia degli schermitori bisognava aver avuto lezioni da maestri di riconosciuta fama, passare una sorta di rito di iniziazione e godere dell'altrui considerazione, altrimenti si rischiava di essere sfottuti dagli altri schermitori.
A fine serata ero zuppo di sudore e stanco, ma in pace con me stesso e con il mondo. Ti sentivi parte di un qualcosa indefinibile, collettivo, spirituale. In questo viaggio mentale ho riassaporato anche la cucina salentina: lo spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante, e la pitta di patate, una pizza bassa di patate contente una gran quantità di ingredienti vegetali, come cipolle, rape, pomodoro, il pane con le olive (puccia), la pasta di mandorle, lo spumone talentino.  Il tutto accompagnato da due grandi vini pugliesi: il Primitivo di Mandria (rosso, intenso, con sfumature violacee in gioventù che tendono al granato con l’invecchiamento, secco, asciutto, caldo, sapido, di gran corpo e potenza) ed il Negramaro (intenso colore rosso–granato dal gusto pieno, amarognolo, rotondo).
Invito, chi non ancora lo avesse fatto, a visitare questa terra. Ne rimarrete rapiti.
Provate ad ascoltate core meu, u santu paulu, u rusciu tu mare, pizzicarella…tra le più belle…su youtube ve ne sono diverse versioni…cercate quelle suonate dal maestro, scomparso nel 2008, Pino Zimba.