
Riforma del lavoro...meno discriminazioni!
Tre milioni quattrocentoventisettemila. Un abitante maggiorenne ogni tredici in Italia è dipendente pubblico. La sua azienda è lo Stato. Insegnanti, lavoratori dei ministeri, degli ospedali, magistrati, agenti delle forze dell'ordine. Sono gli uomini che gestiscono la macchina Italia. Vista così, questa cifra significherebbe che ognuno dei tre milioni e mezzo di dipendenti statali deve badare ad altri 12 cittadini, 17 calcolando anche i bambini. Se la macchina funzionasse, questo sarebbe il Paese dell'efficienza e dell'attenzione all'individuo. L'11 per cento del prodotto interno lordo è speso ogni anno dallo Stato per il pagamento di questo esercito di lavoratori: 165 miliardi e 877 milioni di euro è il totale degli stipendi pubblici che l'Italia ha versato nel 2010.
In dieci anni il calo degli statali è stato del 3%, ma la spesa è complessivamente salita di circa il 30%, oltre quattro volte più della Germania (qui l'aumento degli stipendi è stato del 7% in dieci anni). Se in Italia i costi per il pubblico impiego al netto dell'inflazione fossero cresciuti seguendo il trend tedesco (-6,2%), nel decennio sarebbero stati risparmiati circa 23 miliardi di euro.
Lo statale tipo sta a casa per malattia, maternità, scioperi, mediamente 22 giorni l'anno. Il record di assenza va ai dipendenti degli ospedali, con 26,5 giorni l'anno di non presenza a testa (ferie escluse), un mese netto di lavoro.
Chi mi conosce sa che sono figlio di due insegnanti elementari e che ho provato sulla mia pelle un contratto a tempo indeterminato nel privato, contratti interinali, di somministrazione, co.co.co., co.co.pro. sia per aziende private che per enti pubblici. Oggi lavoro presso una società di diritto privato ma di proprietà pubblica. La mia estrazione politica è altrettanto nota. Da qualche mese sono RSA della Fisac-Cgil. Quindi nessun retaggio ideologico in quello che dico. Ritengo che in Italia si perpetui quotidianamente una discriminazione vergognosa tra dipendente "privato e dipendente "pubblico".
I pubblici dipendenti sono troppi, godono di troppi privilegi e nella stragrande maggioranza dei casi non sono nè efficienti nè efficaci. Quando si parla di burocrazie si finisce sempre per citare, come esempio positivo, quella francese. Di quella italiana se ne parla sempre male, come di una palla al piede del cittadino e delle imprese (in termini di tempi e di denaro). Da consulente mi sono ritrovato spesso ad avere a che fare con uffici pubblici ed ho potuto toccare con mano il livello di preparazione dei relativi dipendenti. Per non parlare poi della disponibilità e della cortesia degli stessi.
Nel privato c'è sempre chi controlla le presenze, gli orari, la produttività (un datore di lavoro mi contava persino le sigarette che fumavo). Perchè la stessa cosa non può avvenire, realmente, nel pubblico?
Nel privato devi sempre rispondere delle tue azioni. Perchè ciò non accade, nella pratica, anche nel pubblico?
Nel privato è sempre concreta la possibilità di perdere il posto di lavoro. Nel pubblico aver "vinto" un concorso significa poter stare tranquilli fino alla pensione (a meno che non ci si macchi di chissà quale reato…ma di un reato grave…altrimenti puoi strare tranquillo anche in questa ipotesi).
Nel privato, da un giorno all'altro, puoi essere spostato da una città all'altra, pena la perdita del lavoro. Nel pubblico di mobilità non ne ho mai sentito parlare. Eppure esistono tanti uffici carenti di personale. Spostare un dipendente da un ufficio all'altro nell'ambito dello stesso comune, dello stesso stabile è una gran fatica. Ostruzionismo, tutoraggi politici, sindacati schierati. In un comune piccolo come il mio sono state istituite sette, dico sette, aree dirigenziali. Circostanza che non si verifica in comuni ben più grandi. Tanto alla fine Pantalone, cioè noi, paga. Il politico di turno, con i nostri soldi, ha pagato una cambiale elettorale o si è "fatto un amico", comunque ha fatto clientelismo.
Alla luce di queste brevi considerazioni, non trovo per niente scandaloso che si parli di "licenziabilità" dei pubblici dipendenti, di una mobilità seria degli stessi (devi andare dove "servi" allo Stato quindi a noi, non dove stai comodo, altrimenti a casa). Anzi, per me è una questione di giustizia sociale.



