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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Religione

Ho ricevuto una mail da parte di un concittadino in cui mi si chiedeva come mai non avessi partecipato alla Processione del Venerdì Santo e se fossi crdente. Penso, purtroppo, che, spesso, chi si candida per qualsiasi carica pubblica, ed il ragionamento vale ancor di più per le piccole comunità, sia giudicato non solo per le su idee, le sue competenze e le sue esperienze, ma anche per i propri comportamenti, per i propri orientamenti. Non è stata mai mia intenzione sottrarmi ad alcun tipo di confronto. Ho accettato una candidatura, mi sono esposto, ho girato in lungo ed in largo il paese, ho conosciuto ed incontrato molte persone, ho chiesto un attestato di stima e di fiducia. Conoscevo le regole del gioco. Sapevo di essere sotto giudizio, sotto esame. Capisco, anche se non condivido, alcune curiosità morbose tipiche di piccole comunità. Un punto è certo. Durante la campagna elettorale non ho mai tentato di ingraziarmi nessuno. Mi presentavo con la mia faccia, con il mio nome e cognome, con la mia storia personale, politica, professionale, con le mie idee. Mai sceso a compromessi, mai usato fare promesse, non ho mai indossato un “abito” che facesse all’uopo della famiglia presso cui mi trovavo. Prendere o lasciare. Se ci si ritrovava su piani diversi in merito a temi politici, etici…significava aver preso un caffè con una stretta di mano. Non volevo convincere nessuno, e men che mai ritrattando qualcosa che mi riguardava nell’intimo.
Credo?
No. Non sono un credente, tento di eseere, con tutte le difficoltà del caso, un uomo di ragione. Nutro una certa diffidenza verso tutte le religioni. Ho imparato, grazie a diverse letture, a distinguere tra religione e religiosità. Quest’ultima può essere definita come…avere il senso delle proprie limitazioni. Posso affermare che vivo un sentimento che ritrovo anche negli uomini di fede, vale a dire il senso del mistero.
L’uomo religioso riempie questo senso con indicazioni che vengono dall'alto. Io non ci riesco.
Credo nel dubbio. Riesco ad accettare solo ciò che rientra nei limiti della limitata ragione. E’vero con il supporto della ragione riesco a percorrere una parte, veramente piccola, della strada della vita. Invece la strada del mistero sembra non avere limiti. Ne sono convinto da diverso tempo…più si sa, più si ha la certezza di non sapere.
Non ho risposta alle tante domande che atavicamente l’uomo si pone. Per esempio, come e quando è nata la vita? Cosa c’era prima? Molti trovano risposte a questi interrogativi nella fede.
È impossibile per me dare risposte ad alcune domande. Mi sono sempre sentito una particella infinitesimale in questo universo.
Sono certamente limitato. Ne prendo atto. Accetto questi limiti. Non prendo scorciatoie, come per esempio, potrebbe essere, abbracciare una religione.
Credente/non credente. Secondo me la differenza è tra chi, nel tentativo di dare un senso alla propria esistenza, si pone con serietà alcune domande, e tenta di trovare una risposta, anche se poi il tentativo fallisce, e colui che se ne frega, persone per cui è sufficiente assorbire e convincersi di ciò che è stato detto loro fin dalla culla.
Tuffarsi nella fede è consolatorio. Io non riesco a credere. Ho esplorato i confini della vita. Molti uomini, vivendo queste contingenze, scoprono o riscoprono la fede. Così per me non è stato. L’Immortalità dell’anima? No, grazie. Spero solo di poter riposare in pace…quando sarà arrivato il mio momento. Senza accanimenti da parte di nessuno.
Mio padre è stato per diversi anni in collegio, dai padri oblati. Poi ha perso la fede. Mia madre è cattolica credente e praticante. Tranne qualche timido tentativo, da parte di mia madre, di impartirmi una formazione religiosa, sono stato sostanzialmente libero di autodeterminarmi ben presto. La religione voleva impormi credenze difficili da assimilare, accettare, capire. I miracoli, i dogmi…. il peccato originale…ma di cosa parliamo…per me la colpa è sempre personale…. l’immortalità dell’anima…vita e morte sono facce della stessa medaglia…la vita riceve un senso dalla morte e la morte dalla vita. La morte è la morte, la fine di tutto…che senso avrebbe questo concetto se ci fosse un’altra vita dopo la morte?....Credo che molti di noi hanno avuto amici morti prematuramente. Quante volte avrete sentito un prete dire che sono ancora vivi, chissà dove? Queste promesse non mi hanno mai illuso. So solo che non posso più vedere più il sorriso di un amico, che non posso più sentire il calore di un suo abbraccio…non posso più provare il piacere di chiacchierare con lui davanti ad una buona bottiglia di vino. Basta. Non c’è altro.
Spero di essere stato chiaro. Dovevo prendervi in giro?…mettermi in giacca e cravatta e sfilare per il paese sorridendo e salutando chi incontravo?