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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Referendum: perchè voto 4 Sì

Acqua
Care/i democratiche/ci, compagne/i, care concittadine/i buona sera e grazie per essere qui con noi stasera. Ci aspetta un compito impegnativo: dobbiamo sostituirci ai professionisti della politica che ci hanno “regalato” il decreto Ronchi, da cui tutto è iniziato. I nostri comitati, la società civile, grazie ad un duro lavoro iniziato anni fa, hanno permesso di ottenere uno strumento efficace per rimediare a quello che si configura come un errore politico, sociale ed economico.
Bisogna dire Sì a entrambi i referendum, perché la gestione delle risorse comuni deve stare nelle mani del pubblico. Le risorse comuni, quelle che sono indispensabili alla vita, non devono stare in relazione con il profitto, devono essere gestite a livello partecipato e condiviso. Certo che ci vogliono le regole. Ma non possono essere quelle del mercato. Qualcuno sostiene che senza i privati non ci sono soldi da investire per rendere efficienti gli acquedotti pubblici. Come se i privati fossero accolite di mecenati che donano i loro averi per il bene collettivo senza chiedere nulla in cambio. E come se il denaro da investire non fosse una questione di scelte: i politici politicanti hanno scelto di disgiungere il voto delle amministrative da quello dei referendum. Il costo di questa cazzata è di 350 milioni di euro. Quindi i soldi li abbiamo. Quanti acquedotti potevamo “sistemare” con 350 milioni di euro?
Siamo di fronte a due visioni completamente differenti. Da un lato quella di chi ritiene che nessuno debba avere nelle sue mani l'incommensurabile potere di vendere agli altri quello che è indispensabile alla loro stessa sopravvivenza, di chi ritiene che le risorse comuni vadano gestite e controllate dal basso, e di chi ha appena dato prova di saper gestire e controllare dal basso con competenza e lungimiranza. Dall'altro lato la visione di chi respira corto, ragiona solo in termini di profitto e di accordi tra individui, non riflette sui tessuti culturali e sociali impattati dalle norme.
Se questo referendum non dovesse raggiungere il quorum (e per raggiungerlo è fondamentale anche il tuo voto perché dobbiamo raggiungere più di 25.000.000 voti) avremo perso, in Italia, una battaglia fondamentale.

Legittimo impedimento
Voterò Sì anche al referendum contro il legittimo impedimento per un motivo molto semplice e cioè la legge deve essere uguale per tutti, anche e soprattutto per i governanti. Come del resto è in tutte le democrazie, dove per costoro non è prevista alcuna speciale immunità, impunità. Anzi, in alcuni paesi come la Francia, siccome i ministri non devono essere parlamentari, non godono neppure delle speciali garanzie che tutelano gli eletti dal popolo: possono essere addirittura arrestati, intercettati, perquisiti e indagati per reati di opinione. Da noi invece cumulano le garanzie parlamentari a quelle ministeriali. E’ il dettato costituzionale, alzo le mani. I membri del Parlamento non possono essere arrestati, intercettati o perquisiti senza l'autorizzazione della Camera di appartenenza; e sono insindacabili per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle funzioni. E i membri del governo, se commettono reati nell'esercizio delle loro funzioni, vengono processati dal Tribunale per i reati ministeriali, ma solo se la Camera di appartenenza concede l'autorizzazione a procedere. Restano dunque fuori i reati comuni, quelli sganciati dalle funzioni parlamentari e ministeriali. Che, guarda un po’ le coincidenze, sono proprio quelli per cui è imputato il privato cittadino Silvio Berlusconi, senz'alcun legame con la sua carica di premier. Per farla franca anche lì, s'è inventato di tutto (Lodi Alfani, incostituzionale e costituzionale, questo poi accantonato perché richiede tempi troppo lunghi e maggioranza troppo ampia; legittimo impedimento: in parte bocciato dalla Consulta il a gennaio scorso, in parte no).
La Corte ha cancellato l'automatismo che imponeva ai giudici di sospendere i processi al premier e ai ministri per 6 mesi (prorogabili fino a 18) in base a un'autocertificazione firmata da un segretario di Palazzo Chigi che assicurava la loro assoluta impossibilità a comparire in udienza. Ora spetta al giudice verificare se l'impedimento sia reale, legittimo e assoluto, tale da imporre il rinvio dell'udienza. Ciò che la Consulta non ha cancellato, invece, è la previsione di una serie di legittimi impedimenti "speciali" riservati ai membri del governo in quanto tali: non solo le attività di governo...riunioni del Consiglio dei ministri e così via...ma anche quelle di "politica generale"...quindi qualunque comizio o convegno...e addirittura quelle coessenziali, preparatorie e consequenziali. Se anche il giudice non le ritiene legittimi impedimenti, gli avvocati possono impugnare la sua decisione con ricorsi, cavilli, ricusazioni, istanze di rimessione ad altra sede per legittima suspicione, così i processi non finiranno mai.
E' questa norma ordinaria, tuttora in vigore, che trasforma il premier e i ministri in cittadini più uguali degli altri, alla dell’articolo 3 della Costituzione.

Nucleare
Dichiaro subito di non essere contrario al nucleare pulito e sicuro. Non voglio annoiarvi con pareri di scienziati sulle ultime ricerche ed applicazioni scientifiche in materia.
Mi convincono molto poco i discorsi basati sugli incidenti nucleari gravi, che non sono stati molti: Chernobyl, Fukushima, Majak e Three Mile Island.
Obiettivamente le vittime e i danni collaterali alle persone sono stati contenuti, se confrontati a quelli imputabili agli incidenti stradali, al tabacco e all’alcool. (a Chernobyl i morti accertati sono stati 64, quelli presunti 9000, e quelli stimati da Greenpeace 100.000; secondo il Ministero dei Trasporti nella sola Italia ogni anno i morti per incidenti automobilistici sarebbero 6.000, e secondo il Ministero della Sanità i morti per il tabacco e alcool ben 120.000).
Nessun discorso serio, basato sulle conseguenze, potrebbe dunque proporre l’abolizione delle centrali nucleari, senza prima preoccuparsi delle automobili, delle sigarette e degli alcolici. E dunque, perché votare sì al Referendum? Per la radioattività che rimane per secoli nelle scorie prodotte dalle centrali.
Il problema di stoccare queste scorie, in maniera sicura per il futuro dell’umanità, non è ancora stato risolto: anzi, il più ambizioso e costoso progetto al proposito, negli Stati Uniti, è definitivamente fallito nel 2008, dopo vent’anni di lavoro e quasi otto miliardi di dollari di investimenti. Per quanto riguarda il problema della sicurezza delle centrali, neppure un paese tecnologicamente avanzato come il Giappone è riuscito ad esserne immune.
Come potremmo noi italiani che non siamo nemmeno in grado di smaltire i comunissimi rifiuti urbani, fare meglio degli americani e dei giapponesi?
Ciascuno ci metta il suo perché, le sue ragioni, persino i suoi sentimenti ed i risentimenti, ma non ceda alle sirene dell’astensionismo, del rifiuto, del tanto nulla cambierà, mai come in questa occasione ogni singolo voto potrà determinare le differenza e il raggiungimento del quorum.
Il voto, ogni voto, sarà pesantissimo, perché potrà determinare la fine di una stagione segnata dal disonore, dalla illegalità, dall’oltraggio nei confronti della Costituzione.
Berlusconi ha invitato tutti ad andare al mare, ad astenersi, imitando il suo padrino e mentore Craxi. Dobbiamo contribuire, anche con questo voto, a far sì che ad andare a mare, in una delle sue ville, sia lui.