
Referendum elettorale contro il Porcellum
Bersani: “Io non firmo. Appoggio l’iniziativa, ma non la sottoscrivo perché quella elettorale è una legge che deve passare dal Parlamento”.
Si parla, logicamente, del referendum promosso dai prodiani e voluto con forza da Di Pietro e Sel, che si propone di abrogare il Porcellum, l’attuale sistema elettorale.
In quel rigo, un’altra grande occasione persa. Tra la società civile, i simpatizzanti, gli iscritti, i movimenti e la costruzione di un dialogo con l’Udc (contrarissima), il Pd ha scelto la seconda strada da percorrere.
Problema del problema: come sempre più spesso accade, nel partito, ognuno per sé. Prodi, Veltroni (dopo una retromarcia), Fassino, Renzi, Franceschini, Santagata, Arturo Parisi, Chiti, Bonaccioni (segretario del Pd in Emilia Romagna), Rossi (governatore della Toscana), Errani (governatore dell’Emilia Romagna) sì (diciamo non proprio i primi che passano di strada), Bersani, D’Alema ed altre nomenclature no.
Bell’immagine di partito credibile, di opposizione affidabile, valida.
Bersani: “Quando dico che non ci vogliono più i partiti di una volta, mi riferisco anche al rapporto tra i partiti e la società. I partiti non possono fare tutto, io non firmo, ma lo sosterrò, come ho fatto per i referendum del 12 e 13 giugno”.
Ecco appunto stiamo commettendo lo stesso errore di giugno scorso. I referendum su acqua, legittimo impedimento e nucleare furono sottovalutati, se non osteggiati dall’attuale gruppo dirigente.Poi tutti a rincorrere il risultato, “c’ero anch’io”, “se non fosse stato per noi”, ecc., ecc..
Le persone “normali” di queste elucubrazioni mentali (volgarmente dette “pippe mentali”) sono stufe, non le comprendono. Parliamo dell’opposizione, tutti si sbattono, da anni, a dire che questa legge elettorale fa schifo, ma in Parlamento (l’istituzione che, dice Bersani, che cambia le leggi…ma non c’è una maggioranza berlusconiana al parlamento o Bersani frequenta altri posti?) ognuno va per sé nel proporre un nuovo modello elettorale perché deve salvaguardare il suo orticello (anche al nostro stesso interno abbiamo idee diverse in tal senso, sic!). Risultato: un pantano, lo stallo. Intanto il tempo passa e rischiamo di votare di nuovo con questo schifo di legge che concentra nelle mani delle segreterie dei partiti il potere di decidere gli eletti, espropriando il cittadino di un diritto costituzionale, vale a dire quello di scegliere i propri rappresentanti attraverso i collegi uninominali.
Con Veltroni c’era il “ma anche”, con Bersani le “non scelte”, in termini di chiarezza e linearità dell’azione politica, non è che stiamo messi molto meglio.
Dai referendum alla coalizione, dalla questione morale alla questione sociale, dalle questioni civili al governo, alla manovra, mancano posizioni chiare. Basta parlare per strada con gli iscritti per capire il loro grado di disorientamento. Le persone si stanno ponendo il problema di quanto sia iniqua questa legge elettorale che è poi una delle tante sconfitte della politica di questi ultimi tempi in Italia. Non possiamo balbettare. Se non si è capaci di una sintesi parlamentare, bisogna buttarsi a capofitto in quest’ulteriore battaglia referendaria. Non saremo soli, c’è una straordinaria voglia di partecipazione da intercettare ancora.
Il Pd non deve solo dare ospitalità ai banchetti nelle feste democratiche, deve metterci la faccia, ora!
Se il referendum andasse in porto e gli italiani lo votassero si tornerebbe al vecchio sistema: maggioritario a turno unico con collegi uninominali per scegliere il 75 % dei parlamentari e proporzionale per scegliere il restante 25 %. Non il sistema migliore, ma il migliore possibile e il più facilmente raggiungibile.
Sicuramente dobbiamo dire basta al Porcellum, collante tra Berlusconi e Bossi e causa non secondaria della paralisi politica italiana, strumento con cui Berlusconi ha costruito il suo presidenzialismo di fatto.
Chissà, il referendum potrebbe anche far saltare la legislatura e si potrebbe assistere alla nascita di un governo di salute pubblica.
Spero che il Pd riesca a fare buon uso di questa opportunità, già colta con entusiasmo da tanti cittadini.
Non c’è più tanto tempo.
Io firmerò e farò di tutto per organizzare un banchetto di raccolta firme anche a Santa Maria a Vico (ho già invitato il circolo a prendere una decisione), come d’altronde fatto per i quesiti referendari di giugno scorso.



