Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Pietra o flebo?

Siamo tutti in apprensione per Sakineh, soprattutto dopo le notizie circolate negli ultimi giorni. Molti di noi, ognuno per quel che poteva e nei modi in cui poteva, si sono attivati.
La cosa che mi fa incazzare è non aver sentito, letto altrettanta attenzione ed impegno su Teresa Lewis,  la donna giustiziata in Virginia a fine settembre con una flebo letale.Una rarità, l'esecuzione di una donna. Teresa non ha ucciso nessuno. E’ stata di essere stata la mandante dell'omicidio del marito e del figlio del marito. La legge considera, giustamente, il mandante colpevole tanto quanto gli esecutori di un delitto. Va bene. Ma come si spiega che i due assassini sono stati condannati all'ergastolo?
Il giudice affermò che lei era più colpevole perché senza di lei il delitto non sarebbe stato concepito ed eseguito.
Nemmeno diverse perizie psichiatriche, che certificarono un quoziente d'intelligenza di appena 72 (pochi punti sopra il livello sotto il quale la legge proibisce di mandare a morte persone "mentalmente ritardate"), riuscirono a rendere evidente, agli occhi del giudice, che lei era stata la vittima e non l'organizzatrice del delitto per incassare la polizza. Inoltre uno dei due assassini, dal carcere, lo ha anche scritto che Teresa era un bersaglio perfetto e che la usò per il piano. Ma giudice e governatore non ne hanno voluto sentire.
Il Presidente dell’Iran, dal nome impronunciabile, ha colto la palla al balzo e pubblicamente ha stigmatizzato i comportamenti ipocriti e schizofrenici di noi occidentali affermando più o meno… ma come vi lamentate perché noi vogliamo ammazzare legalmente una donna iraniana, mentre ammazzate legalmente una donna americana?
Chi è legittimato ad uccidere? Quanto diverse sono le due esecuzioni, nel caso in cui Sakineh venga lapidata?
Gli occidentali, noti esportatori di democrazia, hanno obiettato che Teresa aveva cercato di uccidere suo marito, mentre l'iraniana lo ha solo tradito. E che Teresa è stata uccisa in modo civile, indolore, mentre l'iraniana sarebbe uccisa in modo dolorosissimo. Un tale ragionamento, però, da una parte asserisce che è giusto uccidere un'assassina mentre per un'adultera basterebbe una separazione legale e dall’altra parte che si può ammazzare secondo la legge purché in modo poco doloroso. Non passa per la testa a nessuno che non si deve ammazzare neppure un'assassina? Che non si deve ammazzare neppure per legge? E che neppure se l'esecuzione è poco dolorosa? Come funziona? Ognuno deve occuparsi delle proprie pene di morte?
Quanti di noi occidentali che hanno protestato contro la pena di morte iraniana hanno anche protestato contro la pena di morte americana? E se Sakineh fosse stata condannata ad una civile ed indolore iniezione letale? Per cosa ci incazziamo  per lo strumento di esecuzione o per il comandamento violato? Tali atteggiamenti mi rimandano ad altre discussioni. A chi non è capitato di chiacchierare con gli amici sui costumi, le abitudini alimentari dei diversi popoli? Chi mangia i gatti, chi i cani, chi gli insetti. E tutti a storcere il muso dal disgusto. Ma cosa dicono coloro che dileggiamo, critichiamo su di noi, per esempio, perché mangiamo il coniglio, il maiale o il “tenero” agnello? Chi stabilisce cosa è giusto, normale mangiare e cosa no?
Ricordo gli anni 86/87, avevo 12/13 anni, anni in cui abbiamo fatto un gran casino per Paula Cooper (oltre a raccogliere due milioni firme con il coordinamento Non Uccidere), quindicenne condannata a morte per omicidio. Mobilitazione che portò alla commutazione della pena in 60 anni di carcere.
Davvero la pena di morte ha valore morale e preventivo? Che senso ha la soluzione finale? Davvero dovrebbe dare un senso di giustizia e di chiusura di una vicenda tragica? Potrebbe restituire serenità a padri, madri, figli, il sapere che il colpevole è stato ucciso? Niente restituisce niente, la morte non è un debito che può essere saldato con un'altra morte.
Se vogliamo esportare democrazia abbiamo il dovere di rendere credibile la nostra volontà di diritto ed il nostro rispetto dei diritti, primo dei quali quello alla vita.