
Mirafiori dopo Pomigliano, conitnuano a non tornare i conti
Anche questa volta Marchionne ha sbagliato a fare i conti. Era già successo con Pomigliano (troverete un post al proposito). Non voglio disconoscere il risultato finale, però qualche riflessione la voglio sottoporre all’ad dal maglioncino blu.
Dipendenti votanti: 5.136, cioè il 94%. Di questi 5.136 dipendenti 441 sono impiegati, capireparto e capisquadra. Gli operai veri e propri sono stati 4.660. I si all'accordo sono stati il 54% e i no il 46%.
Al netto del voto dei colletti bianchi i sì hanno vinto per 9 voti, due dei quali contestati. L’ad dal maglioncino blu aveva dichiarato che per investire doveva avere almeno il 51 per cento. L’ha ottenuto, ma con il voto degli impiegati. Senza questi ultimi, ha avuto il 50 più nove voti (o sette), per arrivare al 51 gli mancano 41 voti.
Come si fa a governare Mirafiori in queste condizioni? E pensare che molti dei si ha votato a malincuore e molti l'hanno esplicitamente detto.
Seconda domanda: come è pensabile che tutti gli operai che hanno votato no rimangano senza rappresentanza?
(ricordiamo il referendum del 1995 secondo cui la rappresentanza è riservata soltanto ai sindacati che hanno firmato l'accordo,con l’aggiunta che i loro delegati non saranno eletti dai dipendenti, ma nominati dalle organizzazioni sindacali firmatarie…un po’ come avviene per le elezioni politiche per capirci)
Gli iscritti alla Fiom sono seicento, quelli non iscritti a nessun sindacato sono più di duemila. Mettendoli insieme insieme, i lavoratori che non avranno rappresentanza saranno più di 2.600 su un totale di cinquemila e dispari. Si può capire che la maggioranza largamente assoluta degli operai di Mirafiori non sarà rappresentata.
Altra riflessione. Lo stesso ad con il maglioncino blu ha affermato in passato che il costo del lavoro pesa per il 7%/8% sul costo totale dell’auto.
Si può pensare di risolvere una crisi come quella che stiamo vivendo riducendo quel 7%/8%? I lavoratori hanno il diritto di sapere come è composto il restante 92%/93% del costo e come si vuole ridurlo?
Ho letto che i salari dei lavoratori dell'auto in Europa sono maggiori dei nostri. Quindi c’è qualcosa che non torna. Si toglie benessere da un lato, ma dall’altro cosa si dà? E non mi si risponda che si da il posto di lavoro, perché mi hanno insegnato che il posto di lavoro è un salario che compensa il lavoro.
Il rapporto tra le aziende e gli operai, tra le aziende ed i sindacati, a causa dello sconvolgimento economico globale, sta profondamente cambiando e queste trasformazioni stanno incidendo sui rapporti sociali nei paesi cosiddetti ricchi. Ma come si può pensare di scaricarne tutto il peso di questo amdaradan su uno solo dei fattori produttivi? Anche l’azienda deve fare la sua parte, deve impegnarsi nell'innovazione dei processi e dei prodotti, deve far aumentare la propria produttività e non solo quella proveniente dal lavoro. Come l'imprenditore controlla il rendimento dei lavoratori andando a contare i secondi, così i rappresentanti dei lavoratori dovrebbero controllare gli investimenti innovativi dell'imprenditore. Tanto più se lo “stipendio” dell’ad con il maglioncino blu dipende dai risultati. Mi domando ma quali risultati? L’andamento del titolo in Borsa o l'attuazione di un piano industriale? (si vada a vedere in altre realtà europee come i lavoratori partecipano alla vita della fabbrica atraverso i c.d.a., comitati di valutazione, ecc.). Ho l’impressione che si chiedano sacrifici a senso unico.
Altra domanda che vorrei porre a Marchionne. Ma che ragionamento è "Se vince il no chiudo tutto e vado all'estero"? La consultazione referendaria non è stata libera. Toni e modi autoritari e ricattatori.
In queste condizioni i sì avrebbero dovuto quasi l’unanimità. Ed invece no! Tiè. Migliaia di donne e di uomini, pur preoccupati, hanno comunque scelto di difendere la dignità loro e quella di tanti altri lavoratori.
Altro che sconfitta per i no. Dalla resistenza degli operai, così come dagli studenti o dai movimenti per la difesa dei beni comuni, si è messo in moto un percorso di costruzione di alternativa nella società da cui può partire una nuova stagione di lotta. La sinistra, quella vera, deve ripartire da qui.
Il referendum parla di difesa di dignità, di rispetto del lavoro, di diritti, di democrazia, di modello di società.
Non credo si sia trattato di un sconfitta. Solo poco meno della metà dei votanti ha detto NO. Mentre chissà quanti dei Sì era un’accettazione del diktat di Marchionne, con le mani tremanti e il cuore spezzato. Un Sì che dentro quel cuore e sotto quelle mani avrebbe voluto essere il suo opposto: un no forte, coraggioso, come quello dei compagni di reparto che quel coraggio hanno trovato. E che sono stati stragrande maggioranza là dove il lavoro è pesante, là dove il peggioramento delle condizioni sarebbe insopportabile. Ma non me la sento di criticare coloro che hanno votato si, sono “uomini e donne di carne ed ossa”, che hanno subito il ricatto del lavoro, sono coloro che non hanno che le proprie braccia per sopravvivere, e che del lavoro “sotto padrone” hanno bisogno. E’ un ricatto che ancora funziona.
Il gran puttaniere ha sbrigativamente dato ragione a Marchionne e poi è tornato ai suoi appuntamenti...vuoi mettere...
Ringrazio tutti coloro che hanno protestato, urlato, parlato, manifestato, votato. Li ringrazio perché hanno ricordato all’Italia dell’esistenza degli operai.



