
Maroni ed Alemanno..ma fatemi il piacere..
«Quelli di Arcore sono fatti che vanno colpiti e continueremo a farlo: oggi c’è il processo per direttissima e spero che chi si è reso responsabile dell’aggressione ai poliziotti subisca una condanna esemplare».
Chi ha pronunciato queste frasi, a proposito degli scontri cui qualche utile idiota si è prestato durante la manifestazione organizzata dal popolo viola, è il nostro Ministro dell’Interno Bob Maroni (nomen omen), lo stesso che un mese e mezzo fa appariva in tv indignato per le scarcerazioni dei ragazzi fermati quel giorno. Da che pulpito! Infatti, Bob fa finta di dimenticare il suo passato.
Il 18/09/1996 Bob Maroni era a Milano, davanti alla sede della Lega Nord. Di mattina la polizia si era presentata a perquisire, a Verona e su mandato del procuratore Papalia, uffici e abitazioni del capo.Si indagava sulla Guardia Nazionale Padana, sospettata di essere un’organizzazione paramilitare tesa ad attentare all’unità dello Stato. Il capo della GNP aveva un ufficio anche presso la sede della Lega, in via Bellerio a Milano. Per questo motivo due pattuglie della polizia veronese arrivano lì e tentano di entrare. I militanti leghisti impediscono l’accesso. I poliziotti tornano il pomeriggio. Entrano a fatica nell’androne, ma lì sono fermati da un cordone di leghisti, tra cui Maroni, che impedisce l’accesso alla scala. Si scatena una rissa. Alla fine i poliziotti sfondano e riescono a salire. Ma Bobo, un passato in Democrazia proletaria (sic!), non demorde. Infatti gli atti processuali dicono che il primo vero e proprio episodio di violenza è compiuto dallo stesso Maroni che tenta di impedire la salita della rampa di scale, bloccando per le gambe due ispettori. I due si divincolano e salgono, con tutti i loro colleghi. Ma la squadraccia di Maroni non si ferma: insegue gli agenti, li copre d’insulti, tenta di bloccarli con la forza. I cori ingiuriosi sono diretti da quel gentiluomo di Mario Borghezio, mentre numerosi atti di aggressione fisica e verbale nei confronti dei pubblici ufficiali sono compiuti da Maroni, ma anche da Umberto Bossie Roberto Calderoli. Episodi tutti documentati dai filmati televisivi. Durante questi momenti concitati Bob accusa un malore, viene disteso a terra da un agente e poi portato al pronto soccorso.
Dopodichè si apre l’inchiesta ed il processo penale per resistenza a pubblico ufficiale. Il deputato Maroni nel processo mente, sostenendo di essere stato aggredito dai poliziotti (corsi e ricorsi storici). Ma in dibattimento viene dimostrata la non veridicità dell’assunto del Maroni, poiché è documentato che nell’ascesa della rampa delle scale, trovandosi a terra, e non per le percosse ricevute, tratteneva con la forza gli operanti afferrando le caviglie e le gambe dei due ispettori. Inoltre per i giudici è anche provato che Maroni era caduto in terra per un improvviso malore, nella fase finale dell’accesso degli operanti nella stanza da perquisire, circostanza attendibilmente confermata da un teste, l’agente di polizia che lo aveva soccorso.
Per i giudici la resistenza di Bob e degli altri leghisti non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali, i quali erano comunque tenuti a portare a compimento l’ordine loro impartito. Così le azioni violente compiute da Bob sono state ritenute, si legge nella sentenza della Cassazione, inspiegabili episodi di resistenza attiva, e proprio per questo del tutto ingiustificabili. Condanna in primo grado a 8 mesi. In appello a 4 mesi e mezzo circa, perché nel frattempo era stato abrogato il reato di oltraggio, guarda un po’. La
Cassazione conferma, commutando la condanna in una pena pecuniaria di 5.320 euro.
Se non bastasse c'è un altro indignato speciale, il sindaco di Roma. Sì quell'Alemanno che nell'82 per protestare contro il colpo di Stato di Jaruzelski in Polonia non trovò niente di meglio che lanciare una molotov contro l’ambasciata dell’Urss a Roma. Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente. Presumibilmente a causa di un recente precedente dell’anno prima. Infatti, nell'81 Gianni fu bloccato da due carabinieri assieme al segretario del Fronte della Gioventù Mariani per aver partecipato all’aggressione di uno studente di 23 anni.
Alemanno finì in gattabuia, rischiando l’imputazione di tentato omicidio. Nell'88 fu lui stesso a dichiarare di aver imparato dal carcere che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica.
Ma la lezione evidentemente Alemanno non l'aveva "trattenuta". Infatti, nell'89 assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale. I giovani del FdG volevano impedire che Bush raggiungesse, in corteo, il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori.
I nostro Gianni viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l’organizzazione giovanile missina critichi con durezza l’operato delle forze dell’ordine, colpevoli di aver aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera e con le radio in dotazione”. Il giorno dopo, a Milano, viene organizzato un comizio di solidarietà ai camerati arrestati. Tra i relatori indovinate un pò chi c'erà....l'allora segretario regionale del Msi, l'attuale Ministro della Guerra e novello D'annunzio (lo ricordate ad Herat in elicottero a lanciare volantini?), Gnazio La Russa, quello che scalcia i giornalisti non graditi.
Direbbe Totò…ma fatemi il piacere...o andrebbe meglio una pernacchia come quella che fa all'on. Tromb....



