
L'infelicità
La differenza tra l' uomo e l' animale? Se so che prima o poi devo morire perché devo essere felice?. La differenza sta in questa consapevolezza per cui l' infelicità è l' elemento contraddistintivo, caratterizzante, costitutivo della condizione umana. Infelicità che la religione sempre e oggi la medicina cercano, chissà con quali risultati, di placare, attutire. Ma come è possibile quanto appena detto?. Come si può negare un elemento costitutivo e caratteristico della condizione umana per trovare la felicità? L' infelicità non è una contingenza. Esiste tutto un business, con i rimedi più svariati, per combattere e vincere l’infelicità. Business delle cieche speranze. La natura ci ha creato per garantire la continuità della specie. Quindi la felicità della persona non c’entra nulla. Ma per non far demotivare tutti noi una volta acquisita questa consapevolezza, che cosa fa la natura? Mette su una serie di “inganni”, cioè i desideri dell’uomo, i suoi progetti, i suoi entusiasmi, particolarmente accesi e forti nell' età della gioventù, stagione più fertile per la generazione. Non ce la faremmo a resistere fino ad arrivare alla riproduzione, il solo traguardo che interessa alla natura, se questa non avesse creato questo raggiro, questo imbroglio. Raggiro che ci nasconde, confonde le difficoltà della vita. Se così non fosse, molti s’ammazzerebbero molto prima della loro ora.
A questa descritta infelicità naturale, ne dobbiamo aggiungere un’altra, dipendente dalla circostanza che l’uomo coltiva desideri e progetti che sono un propulsore di tutta l’umanità e di tutta l' evoluzione culturale. Desideri e progetti che, però, rappresentano anche un peso, una catena, un moltiplicatore, amplificatore dell' infelicità su tutta la vita. E ciò perché questi desideri e progetti sono quasi sempre sovradimensionati rispetto alla capacità di concretizzazione dell’uomo, ed il gap tra il desiderio e la sua realizzazione è causa di nuova infelicità.
L’essere umano non può vivere senza una produzione di senso, in vista della morte che, per antonomasia, è l' implosione di ogni senso. Tutto ciò assolutamente non si può curare. E’ possibile, però, attutirlo mediante l' intensificazione delle relazioni interpersonali (uomo inteso come animale sociale. Tutto è reso più complicato dalla società in cui viviamo. Società che piena di oggetti da consumare, oggetti, cose che riempiono e sostituiscono le relazioni mancate. Una società che giudica e misura la felicità degli uomini con le dichiarazione dei redditi invece che sui sentimenti e la loro circolazione. Società organizzata per lucrare sull’infelicità. Basti pensare a tutte le professioni che si occupano di persone infelici. Infine, la società sfrutta l’infelicità anche per esercitare meglio il suo controllo. Sicuramente è più facile controllare persone rassegnate e impotenti. Se ci si ragiona su la religione campano sull' infelicità. Ti promettono il paradiso, una felicità dopo la morte, facendoti sopportare così l' infelicità su questa terra. Riescono, a volte, a condizionarti a tal punto da farti vivere i momenti di felicità con un mal celato senso di colpa. Se si affievolisce la fede nell' al di là?.
E la pubblicità? Consuma, compra adesso perché la vita è adesso. Messaggio inverso. Non c’è la proiezione della felicità in un altro mondo, come per la religione, ma si è tutti concentrati sul presente, non può farti pensare che il futuro possa essere migliore di quello attuale.
Per vivere bisogna saper sopportare di vivere e di continuare a essere uomini, uomini senza senso, perché di fatto l’uomo non ne ha.



