Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Legge sul "Testamento biologico"

Domani, lunedì 7 marzo 2011, la Camera avvierà la discussione in aula della proposta di legge sul  testamento biologico. L'iter parlamentare del provvedimento è iniziato al Senato il 1° ottobre 2008 fino alla approvazione di un testo unificato, il 26 marzo 2009. E' poi proseguito alla Camera, dall'8 luglio 2009, in Commissione Affari sociali, e ora si avvia, appunto, alla approvazione in aula. Viste le modifiche già intervenute nei lavori in Commissione alla Camera, il testo dovrà comunque tornare al Senato per l'eventuale approvazione definitiva.

I punti principali del provvedimento sono l’alimentazione e idratazione (il testo prevede che non possano mai essere sospese, perchè considerate 'sostegno vitale' e non 'terapie', tranne quando «non più efficaci o non adeguati alle condizioni di vita del paziente» ('eccezione' introdotta alla Camera); le Dat (sono dichiarazioni anticipate di trattamento del paziente in previsione di una futura perdita della capacità di intendere e volere. Prevedono la nomina di un fiduciario. Non sono obbligatorie e durano 5 anni; non sono vincolanti) e il medico (non è obbligato a seguire le Dat, ma le valuta «in scienza e coscienza». In caso di controversia col fiduciario, si avvarrà del giudizio di un collegio medico, anche questo non vincolante (altra modifica introdotta).

Se questa legge venisse approvata, perderemmo il diritto fondamentale ad autodeterminarci, verremmo espropriati del potere di governare liberamente la nostra vita. Una politica incapace di guardare ai problemi veri della società si fa di colpo prepotente, si dichiara padrona dei corpi delle persone, pretende di impadronirsi davvero delle vite degli altri. Il vecchio sultano ha dichiarato che su temi etici e scuole cattoliche terrà conto delle indicazioni della gerarchia ecclesiastica. Quindi un divorziato, puttaniere e spergiuro vuole rifarsi un’immagine agli occhi di mamma chiesa, peraltro sempre molto indulgente nei suoi confronti (ricordate Fisichella a proposito della sua bestemmia?...anadava contestualizzata) trasformando in offerta sacrificale i diritti dei cittadini, incurante di quel che dice la Costituzione. Affermazione ancor più preoccupante perché seguita dall' intento di riformare la Corte costituzionale (notoriamente zeppa di mangia-bambini), che di quei diritti è custode. Un progetto autoritario, destinato a creare scontri su un terreno dove il rispetto delle scelte della persona dovrebbe essere massimo, dove la regola giuridica dovrebbe essere libera da gabbie ideologiche.
Questa legge è ingannevole perché il suo titolo- che si richiama al consenso informato, all' alleanza terapeutica tra medico e paziente, alla rilevanza delle dichiarazioni fatte dalla persona per decidere sul come morire - è clamorosamente contraddetto dal contenuto delle singole norme. Il consenso della persona è sostanzialmente vanificato, perché le sue dichiarazioni non hanno valore vincolante e non possono riguardare questioni essenziali come quelle dell' alimentazione e dell' idratazione forzata, alle quali nessuno e in nessuna situazione potrebbe rinunciare. L' alleanza terapeutica si risolve nello spostamento del potere della decisione tutto nella direzione del medico. Le dichiarazioni anticipate di trattamento sono vere macchine inutili, frutto di un delirio burocratico che impone faticose procedure alla fine delle quali vi è il nulla, visto che sono prive di ogni forza vincolante. Abbandoneremo, con questa legge, l' affermazione netta della essenzialità del consenso dell' interessato. La persona, considerata prima come oggetto del potere politico e sottomessa alla volontà del medico, trovava così la sua libertà, la sua pienezza. La riconsegna della persona e del suo corpo al potere politico e al potere medico, che sarebbe l' esito vero dell' approvazione del progetto di legge, è fondata su due affermazioni ideologiche. La prima è che la vita è indisponibile, mentre è vero l' opposto, come dimostra l' ormai consolidato diritto al rifiuto e alla sospensione delle cure, che da tempo le persone già esercitano anche quando sono ben consapevoli che ciò può determinare la loro morte. La seconda è il divieto di rinunciare all' alimentazione e all' idratazione forzata, che le società scientifiche di tutto il mondo considerano trattamenti sanitari, ai quali dunque devono essere applicate le stesse regole generali. Proprio il voler trasformare queste affermazioni ideologiche e antiscientifiche in norme vincolanti tradisce l' intento autoritario della legge, l'inammissibile imposizione di un obbligo di vivere.
Cosa fare quando la sofferenza ha toccato limiti insopportabili, che sviliscono ogni dignità umana? E’un diritto dell'uomo chiedere la morte, se è stato colpito da una malattia inguaribile e irreversibile? Per me sìperché la vita è un diritto, e non un dovere. Scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona, e non si può affermare che la vita è un bene "non disponibile" da parte dell'individuo senza negare il concetto stesso di libertà, sottoponendolo a categorie morali che non possono che essere collettive, e che quindi, di fatto, cancellano l'individuo e negano la sua libera autodeterminazione. Alla libertà di morire corrisponde specularmente la libertà di vivere. Nessuno può decidere al posto di un altro se una vita è degna di essere vissuta, e il concetto di qualità della vitanon può che restare strettamente soggettivo. Questo è vero se si vuole vivere, ed è vero se si vuole morire. In entrambi i casi, tutte le risorse della scienza devono essere messe a disposizione della volontà del malato, che va considerata sovrana e intangibile. Nel primo caso, quello dell'uomo che vuol vivere nonostante le sofferenze, non deve essere lasciato nulla d'intentato per prolungargli la vita, fosse pure di un'ora soltanto. Nel secondo caso, la scienza deve trovare il coraggio di anticipare la morte decisa e desiderata, e la società civile deve abbandonare il ruolo di controllore di una vita torturata e non più voluta.