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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Le mie esclissi...

Fino a qualche mese fa capitava più spesso,  capitava, cioè, che dopo un forte impegno lavorativo e/o politico, mi eclissavo. Chi mi conosceva,  gli amici, i colleghi che mi cercavano…ma non c’ero, mi inabissavo. Vano cercarmi, aspettare per una risposta, inutile chiamarmi. Non c’ero, non volevo esserci. Qualcuno mi ha mandato a quel paese. Qualcuno ha letto questo aspetto del mio carattere anche come un atteggiamento snob. Niente di grave. Evidentemente erano persone che non mi conoscevano bene.
Invece era il mio modo di non essere fagocitato dal mondo incasinato che avevo scelto. Un mondo complesso, anche torbido, che ti assorbiva energia fisica, mentale, vitale oltre l’immaginabile. I problemi, i più vari, che le persone ti gettavano addosso, le realtà più intime con cui venivi a contatto. Persone incazzate, persone in difficoltà, persone disperate, persone furbe, meschine ed infide. Persone: uomini, donne, giovani. Che ti cercavano, ti chiedevano, ti imploravano, ti rinfacciavano, ti paraculavano. Occhi che ti anticipavano l’inconfessabile, occhi che andavano oltre le parole più sincere. Occhi che, a volte, mi facevano paura e cercavo di evitare. Occhi che, a volte, cercavo di evitare per pudore.
Arrivavo a casa, in tarda serata, stremato, esamine, esausto, appassito.  
Con il rischio che tutto questo diventi parte della tua quotidianità, con il rischio che con il passar del tempo e con l’abitudine tutto questo tendi, inevitabilmente, a diventare qualcosa da “mettere a posto”. Rischio che dopo un po’ ne vieni narcotizzato. Rischio che voglio evitare. Non voglio che tutto questo perda il suo carico umano, emotivo. Qualora me ne accorgessi, significherebbe che io sono cambiato, che la mia sensibilità è cambiata, assottigliata, indurita, rinsecchita. Quando non mi sento particolarmente bene con me stesso, quando la tensione supera determinati livelli, quando il fisico inizia a reagire in un certo modo, metto al riparo me stesso da tutto questo, ritirandomi, dopo esserci stato in mezzo alle cose senza risparmiarmi. Come se il darsi troppo rischi di compromettere la mia anima. Le persone che mi amano conoscono questo lato del mio carattere. Quelle persone, poche, che amo e di cui sono geloso. Il mio legame con queste poche persone è qualcosa di unico ed indefinibile; amicizia, fratellanza, sorelanza, simbiosi che non rinuncia ad accese ed aspre discussioni. Perché convincermi o convincere è la fine di un percorso di combattimento. Voglio che le persone verso cui nutro profondo e vero affetto mi curino e voglio che queste si concedano alle mie cure. Richiedo esclusività, sentirmi di continuo necessario, voluto bene, tenuto in considerazione. Badate bene che non è insicurezza tutto questo, ma il ribadire il valore del legame.