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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

La Libia in fiamme, le nostre responsabilità

Le centinaia di morti civili nei paesi arabi, in genere, ed in Libia, in particolare, sono il frutto anche dei rapporti “amichevoli” dei governi italiani con i dittatori di questo mondo che, insieme, hanno fatto affari importanti. I soldi provenienti dal petrolio hanno finanziato le spese militari dei paesi amici, Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco, Israele e Libia. Gheddafi, dopo essere stato considerato nel 1970 un terrorista, capo di uno stato canaglia per aver espulso dal paese le aziende e le compagnie petrolifere americane, ha fatto affari con tutte le più grandi industrie italiane (eni, fiat, ecc.). Nel 2004 furono proprio Bush e Blair che organizzarono il rientro di Gheddafi nella comunità internazionale. Una rappacificazione che aprì i rubinetti del petrolio libico proprio quando il prezzo del greggio superava la barriera dei 40 dollari al barile. In cambio il regime libico accettò di abbandonare un misterioso progetto nucleare e pagò svariati miliardi di dollari in compensazione per l’attentato di Lockerbie, che però molti esperti di terrorismo considerano opera degli iraniani. Gheddafi si guardò bene dal consegnare agli inglesi l’assassino della poliziotta Ivon Fletcher, freddata durante una manifestazione fuori dell’ambasciata libica di Londra con un colpo di pistola partito da una delle sue finestre. Naturalmente del progetto nucleare libico, come di quello Iracheno, non si è mai trovata traccia.
Esperti dicono che circa il poco più del 35% del petrolio libico arrivi direttamente in Italia e più del 40% sono le importazioni libiche dall’Italia.
Dal 2004 - per accordi fra il governo Berlusconi e Gheddafi - insieme ad un incremento degli affari sono stati dati alla Libia nuove armi e miliardi di euro per creare una barriera anti-immigrati. Gli immigrati espulsi dall’Italia vengono scaricati sul suolo libico, ripagando profumatamente Gheddafi per il suo sporco lavoro di controllo e detenzione, di gendarme e secondino; il tutto nel tentativo di difendere gli interessi imperialisti italiani nell’area. Non possiamo dimenticare comunque che tutti i governi succedutisi negli ultimi decenni, nonostante l’embargo imposto dall’Onu, hanno mantenuto ottimi rapporti di cooperazione militare fornendo alla Libia e ai paesi dell’area armi e istruttori.
Perciò mi fanno girare gli zebdei gli appelli contro la violenza, a favore della transizione pacifica che si levano in questi giorni: solo lacrime di coccodrillo versate da politici e industriali corresponsabili di questa carneficina.
Questi sommovimenti sono anche i miei, ho di nuovo esposto la bandiera della pace al balcone di casa in segno di solidarietà con i giovani e i popoli in lotta per la dignità, i diritti umani, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto nel mondo arabo. Fatelo anche voi, amici della rete. Basta con il silenzio e le connivenze, basta con i proclami ansiogeni da stato di emergenza. Basta con la diffusione di paure, paranoie, allarmi e minacce. Basta con il pessimismo e il catastrofismo politico. L'Italia deve intervenire, senza ulteriori esitazioni, per fermare la brutale repressione delle manifestazioni in Libia e negli altri paesi del nord Africa e del Golfo. Allo stesso tempo deve agire in seno all'Europa, al sistema delle Nazioni Unite e alle altre istituzioni internazionali democratiche all'insegna della ferma difesa dei diritti umani, del dovere di proteggere, di assistere e di accogliere le vittime della repressione. Le norme giuridiche non devono essere soltanto scritte ma effettivamente applicate. Questa rivoluzione è anche la mia perchè è pacifica e perchè credo nella globalizzazione dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Secondo perché, credo, abbiamo tutto da guadagnare dal successo di queste storiche rivolte. Per questo non dobbiamo invocare stabilità, ma cambiamento. Per questo, senza ulteriori indugi, dobbiamo essere concretamente al fianco di chi sta rischiando la vita per la libertà, la giustizia e la democrazia contro ogni forma di repressione.
Gheddafi, con tutta evidenza, è un pazzo pericoloso. Ma per i nostri governanti:
“Ho avuto modo di incontrare più volte il leader Gheddafi e di legarmi a lui da una vera e profonda e profonda amicizia. Al leader riconosco una grande saggezza e riconosco che tutto ciò che lui è venuto dicendomi nelle crisi internazionali che si sono verificate in questi ultimi quindici anni sono sempre state delle posizioni che fotografavano esattamente la realtà e che prevedevano con altrettanta esattezza lo sviluppo che poi si sarebbe determinato” (Berlusconi giugno 2009). “Gheddafi è una persona intelligentissima, altrimenti non sarebbe al potere da 40 anni” (Berlusconi giugno 2009). “Chi critica Gheddafi è prigioniero del passato. Noi guardiamo al futuro” (Berlusconi agosto 2010). “Dobbiamo ancora terminare la cena, stiamo ancora qui insieme a festeggiare questa bella festa dell'amicizia, se fate i bravi vi canto anche una canzone” (Berlusconi agosto 2011, durante la cena offerta al Colonnello). “Quella sera Berlusconi mi raccontò che il bunga bunga consisteva in un harem che aveva copiato dal suo amico Gheddafi nel quale le ragazze si spogliano e devono fargli provare piaceri corporei” (Ruby agosto 2010). “Non ho sentito Gheddafi. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”. (19 febbraio 2011). “Gheddafi ha realizzato una riforma che chiama dei Congressi provinciali del popolo: si riuniscono assemblee di tribù e potentati locali, discutono e avanzano richieste al governo e al leader. Ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi” (Frattini gennaio 2010). “Non dobbiamo dare l'impressione sbagliata di volere interferire, non sarebbe rispettoso della sovranità e dell'indipendenza dei popoli”. (Frattini febbraio 2011).
Subiscono le pagliacciate in nome di interessi superiori, naturalmente interessi economici, ovviamente interessi privati del leader perché si sa che l'Italia è roba sua. Gheddafi è un dittatore pazzo, chi abbia ancora un dubbio può ascoltare e vedere il suo intervento dei giorni scorsi. Quello dove dice che i manifestanti sono “ratti sotto l'effetto di droghe allucinogene”, “la Libia guiderà l'America del Sud”, “non ho ancora fatto ricorso alla forza”, i ratti sono armati “di razzi forniti dall'America e dall'Italia”. Cornuti e mazziati, come si suol dire dalle mie parti. Saremmo noi, gli italiani, ad armare i rivoltosi. Chi, esattamente? Tutto questo mentre le opposizioni, in Libia, promettono ove mai andassero al potere di annullare tutti gli accordi diplomatici ed economici col nostro paese, colpevole di intelligenza col nemico. Un risultato storico. Ricordo in quali società sono investiti i fondi sovrani della Libia: Unicredit, Fiat, Finmeccanica, Eni, Mediobanca, Juventus, Olcese, Retelit. Questo a tacere dell'affare del gas, del business tv e dei molti altri interessi economici del Nostro, interessi privati. Ah dimenticavo, abbiamo importato anche il bunga bunga.
Mentre le istituzioni nazionali ed internazionali discutono e si barcamenano per decidere il da farsi, Gheddafi fa, cioè bombarda, giustizia, ammazza chiunque trovi per strada. Per ogni giorno che passa, siamo corresponsabili di centinaia di morti innocenti.