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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

La Costituzione..una carta così sovversiva

Il berlusconismo ci sta lavorando da tempo, sia alla luce del sole in Parlamento che subdolamente con tutto l'armamementario in suo possesso. L'obiettivo è quello di svuotare la Costituzione, indebolirla, minarne le fondamenta, depotenziarne il suo contenuto "sovversivo". Libertà ed eguaglianza non possono attecchire al di fuori della legge. L'alternativa è solo la legge del più forte.
Se ricordiamo che la distanza fra le classi sociali è cresciuta di più del 30% negli ultimi venti anni, mentre la media Ocse è al 12 per cento, capiamo che si è ormai spenta l'eco della promessa d'eguaglianza contenuta nell'art. 3. 
E l'appello al merito espresso nell'art. 34? Oggi 7 operai su 10 sono figli d'operai e quasi il 45% degli architetti è giflio di un architetto. Il destino dipende ancora dal certificato anagrafico che hai ricevuto dalla sorte, oppure dalla tua disponibilità a venderti l'anima a qualcuno.
La resistenza della nostra Costituzione lascia intravedere un orizzonte diverso da quello che abbiamo davanti agli occhi. Evoca un'altra realtà, e perciò contesta la realtà. La Costituzione italiana è sovversiva. E' sovversivo l'art. 8, che afferma l'eguale libertà delle confessioni religiose, quando la Chiesa cattolica fruisce del 99,8 per cento dello spazio sull'informazione religiosa nelle reti pubbliche, per non parlare dello sterco del diavolo, delle tasse ed altre amenità terrene.
E' sovversivo l'art. 9, che protegge il patrimonio artistico, mentre crolla Pompei, il villaggio preistorico di Nola finisce sott'acqua.
E' sovversivo l'art. 54, che abbiamo riscoperto grazie a Ruby Rubacuori. Chi assume una funzione pubblica deve adempiervi con disciplina e onore.
Un sondaggio su 100 mila persone ci dice che la parola unificante è proprio: Costituzione. Sarebbe bello conoscere dagli italiani quale parola della Costituzione sia la più vibrante. Libertà, merito, eguaglianza, indipendenza: c'è l'imbarazzo della scelta. Sicuramente pochi, pochissimi voteranno per il termine di cui si occupa l'art. 49: partito.
Perché i partiti sono i primi responsabili della nostra condizione. Hanno in odio le regole e ovviamente detestano la regola più alta.  La ragion politica è sempre più potente della ragion giuridica. Oggi più che mai, con un Parlamento trasformato in una dependance delle ville del Sultano. C'è però un ultimo nemico della Carta, il più letale. E lui sì, avanza sotto le bandiere del presidente del Consiglio, del suo partito contro tutti gli altri.
E' un'idea di democrazia plebiscitaria che nega il ruolo della magistratura, della Consulta, di ogni altro organo di garanzia costituzionale, perché il leader trae dagli elettori il suo potere e solo gli elettori potranno revocarlo. Nega perciò le nostre stesse libertà, prosciuga la Prima parte della Costituzione, dato che nessun diritto è valido quando la legge si trasforma nell'ordine del dittatore. E' questa concezione che ha scavato una trincea fra gli italiani. Ci hanno definito tante volte conservatori. Ma non è che il nuovismo sia sempre una virtù: dipende.