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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Il mio tempo, la mia generazione...l'impegno

Non mi piace vivere il mio tempo. Da una certa angolazione soprattutto, vale a dire dal punto di vista dell’impegno. Da adolescente ho sempre sognato di poter retrodatare la mia nascita. Anche oggi, mi ritrovo spesso a sognare ad occhi aperti e ad immaginare cosa avrei fatto se fossi nato solo una ventina d’anniprima. Stagioni di lotte, di ideali, di passioni, di vite intense. Ed invece mi è toccata la classe ‘74. Qualche mio coetaneo mi dice che non mi devo lamentare più di tanto perché  le generazioni successive sono anche peggiori. Magra consolazione. Difficilmente riesco a trovare un coetaneo, o giù di lì, a me affine relativamente al concetto di impegno. Mi fanno incazzare soprattutto coloro che hanno potuto studiare, che hanno avuto opportunità e coloro che si professano di una determinata ideologia politica, definiamola di sinistra. Da loro mi aspetterei un diverso approccio alla vita. Vederli ripiegati su se stessi, superficiali, indolenti, passivi, inermi, refrattari ad una qualsiasi forma di impegno mi fa girare gli zebedei. Non avessero i mezzi, gli mancasse “qualcosa” me ne farei anche una ragione. Non si può cavare sanguedalle rape. E’ un po’ come quando la maestra diceva “è intelligente ma non siapplica”. Un vero peccato. Uno spreco. Quanti ne incontro di coloro che amano discettare dei problemi dell’Italia e del mondo al sicuro delle proprie abitazioni, al riparo delle conseguenze di un’azione, al caldo dei loro affetti e dei loro amici. Tutti a dispensare una qualche lezione, una qualche critica, lamentela sull’universo-mondo e poi…niente di più. Quando chiedi qual è il loro contributo per la loro comunità nel senso più stretto o largo del termine, nella stragrande maggioranza dei casi viene giù una sfilza di motivi ostativi ad un’azione concreta. Qualcuno risponde affermando che la loro coscienza è a posto sol perchè compiono il loro dovere sul posto di lavoro, o si comportano da cittadini civili. Per il momento storico, sociale ed economico che stiamo vivendo ritengo che tutto questo non basti più. E' una premessa scontata. Non possiamo sempre delegare in bianco. Non possiamo lasciare il campo sempre agli stessi o a chi persegue, spesso, secondi fini. Abbiamo il dovere morale, civico, etico di mettere a disposizione delle nostre comunità, dei più bisognosi il nostro tempo, le nostre competenze, le nostre professionalità, le nostre passioni.
Riporto alcune delle “motivazioni” riferitemi per giustificare un mancato impegno non virtuale (perché sulla rete siamo tutti bravissimi ed attivissimi) ma reale.
“Sono disoccupato/precario e quindi devo pensareprima a sistemarmi”. Sono quelli che il lavoro prima di tutto, perun’indipendenza e serenità economica, per una realizzazione, autonomia personalee bla, bla. “Non ho la testa per certe cose perché sono stato lasciato o sto attraversando un brutto periodo con la mia lei. Poi, quando mi riprendo se ne parla”. La depressione per una relazione sentimentale che offusca, mette lapersona in stand by e mette in secondo piano tutto il resto.
“Ho x anni e misento solo, vorrei avere una persona accanto con cui condividere un percorso”.Sono coloro che semmai dopo aver risolto i problemi lavorativi, si concentrano sulla vita sentimentale.
“Ho da accudire i miei genitori”. Sonoquelli che tra lavoro e casa non hanno tempo nemmeno per guardarsi allo specchio.
“Mio figlio mi ha sconvolto la vita, quando crescerà un po’”. Sono coloro che non hannopiù tempo nemmeno per loro stessi.
E se ne potrebbero elencare tante altre ancora. Poi però il tempo per cinema, teatro, fancazzismo con gli amici, week end, pub, musica e quant’altro lo si trova sempre. Anche questo è importante, ci mancherebbe. Non sono un asceta che ha rinunciato ai piaceri materiali e "spirituali" della vita. Non sono preso da una furia calvinista.
Voglio precisare inoltre, anche se può sembrare superfluo, che, logicamente, si tratta di generalizzazioni e che ognuno è libero di fare ciò che ritiene più opportuno. Però, poi, sorbirsi pure una certa morale, una lezione, un certo modo di ragionare…sinceramente…no. Fate quel che volete, ma non rompete i maroni con le vostre pippe mentali da intellettualleri (andate a vedere il significato di uallera) sinistroidi da salotto, quasi tutti teoria e scarsa pratica. Chiacchiere e distintivo…citazione cinefila. Insomma, hanno sempre una pezza a colori. Un motivo contingente che impedisce di far qualcosa. L’impegno puòdeclinarsi in diversi modi ed attraverso diversi “mezzi” C’è l’associazionismo/volontariato, il sindacato, lapolitica…. C’è n’è per tutti i gusti. Se si vuole, basta scegliere ed iniziare.
Intanto passa il tempo, passano gli anni…i migliori anni….quando ritorneranno questianni, anni in cui, salvo le eccezioni del caso, dovremmo essere nel pieno del “turgore” psico-fisico. Se non proviamo a “scassare” in questo periodo dellanostra vita, quando dovremmo? Se volessimo aspettare che tutto funzioni più o meno bene nella nostra vita per poi dedicarci a qualcuno o a qualcosa, quando potrebbe arrivare questo momento? Quando saremo vecchi, con tutto il rispetto per questa fase della vita umana, fase, però, in cui, nella quasi totalità dei casi, si raccoglie ciò che si è seminato? Quando si farà qualcosa, quando ci sarà la mente ma non il fisico o viceversa? Perché aspettare? Cosa aspettare?
Del direttivo del circolo del Pd di Santa Maria a Vico fa parte un’amica malata di Sla (che si occupa anche divolontariato per sensibilizzare e raccogliere fondi per questa grave patologia) che non ha nemmeno 40 anni. Non è sempre presente perché l’andamento dellamalattia è oscillante e a volte la costringe a stare a casa, ma quando ci riesce, la sua presenza costituisce per me un monito, un esempio dal valore inestimabile. Ed il sorriso che accompagna le cose che fa è uno sprone per i miei momenti bui, di scoramento. Si prenda esempio da persone come lei, persone che nonostante abbiano seri problemi, trovano sempre il tempo per una passione, per un impegno civico.
E’ vero….vivo il passare del tempo con ansia,ma non perché lo tema (paura di invecchiare, paura di morire…)…ma perché temo disprecarlo….di non viverlo “utilmente”, pienamente..sento di aver fatto semprepoco…vivo come se prima o poi, d’improvviso, dovesse finire.
Ed ecco, allora, il perché di tanti miei interessi ed attività. Certo, non sempre riesco a fare tutto e bene quello che mi prefiggo. Ma ci provo. Ci devo provare. All’improvviso potrebbe arrivare un evento che potrebbe costringermi a non poter“fare”. Qualcuno potrebbe accusarmi di essere spinto da egocentrismo, da narcisismo e chissà dacos’altro. Alcune componenti psichiche possono influenzare, soprattutto lo strumento scelto per agire…ma se il risultato finale è “fare qualcosa”…allora…che ben vengano. Qualcun altro mi accusa di credere di portare il mondo sulle spalle o di volerlo salvarlo. Argomentazioni che si commentano da sole.
Ho 37 anni e mezzo e ritengo, per come vedo la vita, di aver superato la boa della metà della vita attiva e finchè sto bene voglio fare, anzi strafare poi verrò il momento in cui, per forza, dovrò rallentare, perché la vita inizierà a presentarti i suoi conti.
Dopo questo sfogo…ritorno un po’ più formale a discutere sull’impegno (ovviamente disinteressato, senza secondi fini e chi mi conosce la mia storia personale lo sa).
Uno degli insegnamenti di miopadre che serbo più caramente. Insegnamento che ho tratto dalla sua condotta, dalla sua azione. Mai un invito in tal senso da parte sua. Nessuna morale o predicozzo. L’esempio quotidiano è statopiù che sufficiente. Con gli anni ho capito che impegnarsi significa vivere, ma vivere sul serio….vivere per glialtri, vivere attraverso gli altri. L'impegno, per me, rappresenta, un qualcosa che dà un senso ad uno sforzo e ne è, non sempre, la ricompensa. Ho trovato nell'impegno una “ragione” di essere ed unvalore emblematico. I momenti di dubbio sono stati frequenti ma non troppo, momenti in cui il termine impegno poteva sembrare un intruppamento, una perdita della responsabilità personale a vantaggio di una causa globale, di qualunque natura essa fosse stata. Pericolo concreto soprattutto nell’adolescenza, quando per natura si è "incendari", e nella militanza in una certa sinistra, una vera e propria chiesa laica. Poi cresci, impari a ragionare con la tua testa, vuoi capire, ti stanno stretti tanti "dogmi", capisci che non è una tessera di un colore piuttosto che un altro che ti rende diverso, migliore. Sembrava tutto più assoluto. Nelle battaglie sostenute da un'associazione. Nelle certezze di una giustizia da promuovere. L'impegno si manifestava nell'essere militanti, nei movimenti organizzati….la sicurezza diun domani migliore. Molto si basava su una dinamica di progresso che sembrava irreversibile. I militanti erano sinceramente persuasi di agire per l'avvento di un mondo migliore. Non era che una questione di tempo, di avere pazienza. Bisognava continuare. L'impegno serviva per sopperire alle debolezze di decisioni generose ma fragili. La mia generazione non ha conosciuto questa ventata di ottimismo. E' dall'adolescenza che sente parlare di un mondo in crisi, di crisi della società, e che dire poi dei riferimenti tradizionali? Tutto è flessibile e precario. Tutto è così liquido e superficiale. La mia generazione non sogna più o sogna poco. Il nostro tempo si appella al pragmatismo. Si tenta qualcosa e si vedrà se funziona. In caso di insuccesso, non è il caso di farne un dramma. Si può sempre ricominciare a vivere. Mi sembra che un sentimento di impotenza nei confronti del futuro si stia diffondendo. Viviamo in un sentimento diffuso di fatalismo. Poiché il futuro è incerto, l'individuo concentra i suoi sforzi sul suo successo personale, sulla sua ricerca di felicità. La nostra angoscia per il futuro è così profonda che è più facile non pensarci assolutamente. L’impegno riguarda ogni persona umanacapace di elevarsi al di sopra dell' io prefabbricato. L'impegno è una qualità della persona che le consente di determinarsi di fronte alle sfide della libertà, della novità e della responsabilità. La persona umana è "chiamata", è segnata dalle scelte assunte. La persona umana è "creatrice", non si accontenta di riprodurre dei modelli, ma li rinnova. La persona umana è protagonista della propria vita, non solo spettatore. L'impegno è mettere in gioco se stessi. Impegnarsi, è obbligarsi. E' una scommessa. Impegnarsi non è avere sempre di più, ma essere di più; impegnarsi non è possedere, ma ricevere. Non si parte vincenti, si parte fiduciosi. Le reti di relazione sono diventate così fragili e l'impegno, nel senso “di andare verso gli altri”, ha perso molto della sua pertinenza. Oggi, cosa vuol dire impegnarsi? Di fronte alla debolezza dei sistemi di riferimento? Ci si imbatte in una seconda sfida costituita dall'individualismo. Qualcuno ha definito l'individualismo un sentimento meditato e piacevole, che spinge ogni cittadino a isolarsi dalla massa dei suoi simili e a mettersi in disparte con la sua famiglia e i suoi amici; in questo modo, dopo essersi creata una piccola società a suo uso e consumo, abbandona volentieri la grande società a se stessa. Non si potrebbe definire meglio 'individualismo contemporaneo che si caratterizza per un vivo sentimento di indipendenza dalle istituzioni di cui si libera, attraverso la valorizzazione spinta della sfera privata, l'intensità dei rapporti con se stessi. Ognuno tenta di definire la norma morale che gli servirà di riferimento. Il suo impegno nella società si scontrerà apertamente con le regole esistenti. La voglia, il desiderio personale, il piacere di essere destinati a questo o a quel compito, diventano scelte individuali soggette alla sola decisione della persona. La persona non si sente più impegnata nella società, responsabile di un insieme. L'individualismo è la base della scelta etica per una maggioranza di nostri concittadini. Il cittadino è oggi soppiantato dalla figura dell'individuo.
Sarò idealista, romantico…molto probabilmente “coglione”…fuori luogo e fuori tempo….ma a me piace così.