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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Giovani e politica oggi, epoca di Internet.

I partiti, così come oggi sono strutturati, non sono dotati di organizzazioni giovanili attive e radicate. Siamo di fronte a partiti leggeri (Veltroni se ne faceva un vanto), a volte verticistici, quasi sempre in mano a gruppi dirigenti con interessi propri e poltrone da conservare. Mi sembra prevalente un modello di tipo berlusconiano: leadership non contestabile, al massimo contendibile ma tra dirigenti già ben piazzati, liste bloccate e discussione alla base quasi assente.

Vedo in giro poche sezioni o circoli che mettono tutti al lavoro, per non parlare delle scuole di partito. Oggi, al massimo, vengo invitato da qualche summer school (come per esempio la Fondazione Mezzogiorno Europa), ma queste “scuole” ti danno, al massimo, qualche aggiornamento più che formarti e spesso questi incontri si trasformano in occasioni di passerella per qualche “ferro vecchio”.
E chi volesse “fare qualcosa”, nel senso di impegno attivo? Ci si “arrangia”: comitati locali, associazioni delle più varie, gruppi ambientalisti, gruppi più o meno movimentisti e, soprattutto/i, Internet. L' attivismo di una volta è diventato internettiano, click dopo click, siamo nell’era digitante anche per la politica. Sei registrato ad un social network, allora può capitare di vedere nello status di un amico una petizione per una causa che ti piace e vuoi condividere, clicchi e…… hai la sensazione di fare qualcosa.

E se l' impegno che si dice di volere profondere si esaurisse nel premere il tasto «mi piace»?. E se si diffondesse l’idea (o illusione) che navigare sul web possa cambiare il mondo? Il discorso politico virale e orizzontale diffuso via Internet riesce a raggiungere tutti i gruppi, livellando le differenze socioeconomiche, oppure le nuove tecnologie creeranno nuove barriere, e, quindi,chi ha maggiore cultura, competenze, skills e accesso si muoverà in circuiti chiusi? I ragazzi di oggi non leggono libri ma sono grandi smanettoni (informaticamente parlando…). Percepisco la loro partecipazione sui grandi temi molto emotiva; poi, passando alla realtà, non riesco a capire se segue anche un impegno “concreto” (ho i miei dubbi, dal mio punto di vista). Il militante non esiste più, non si aderisce a partiti ma a subculture, si entra e si esce, si va e si viene. Pochi vogliono cambiare la società (a parte le chiacchiere), nessuno si sente particolarmente anticonformista. La maggioranza dei ragazzi che incontro e con cui mi confronto non crede di poter costruire un futuro migliore. Per cui scivola nel non-impegno, che è diverso, secondo me, dal disimpegno. Noto una mancanza di partecipazione che diventi militanza diffusa, che consenta di selezionare una nuova classe politica preparata e motivata.