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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Giorno della Memoria

Se oggi viviamo in Italia e in Europa e la libertà di esprimerci e di essere ciò che siamo, o che desideriamo essere, lo dobbiamo alla vittoria riportata su qualcosa di terribile successo poco più di sessant’anni fa.
E’ accaduto nell’Europa, culla della cultura, dell’innovazione, delle grandi rivoluzioni di pensiero, nell’Europa dove sembrava impossibile far attecchire dittature, discriminazioni violente, razzismo, intolleranza, barbarie e stermini.
Eppure, è successo. In dodici anni Hitler ha convinto milioni di persone come noi, normali e civili, a tollerare prima e a sostenere poi una politica di stato che ha decretato la persecuzione di milioni di altri cittadini europei da generazioni, che avevano un’unica colpa, quella di essere nati. Nati ebrei.
Il regime nazista, appoggiato da quello fascista e da altri governi europei conniventi, ha incenerito sei milioni di esseri umani, di cui un milione e mezzo di bambini e ragazzi.
Tutto è successo gradualmente. Con leggi regolarmente approvate, li ha umiliati, cacciati, discriminati, perseguitati, depredati, derisi, minacciati, reclusi, esclusi… definendoli di “razza inferiore”.
Dobbiamo guardare in faccia questo capitolo assurdo ed orrendo della nostra storia contemporanea. E’ e sarà sempre faticoso, ma necessario. Deve rappresentare una sorte di vaccino, grazie al quale sperare.
A noi dobbiamo affidare questa memoria, questo messaggio di dolore, perché lo si sappia trasformare in un seme di speranza per il nostro futuro. Noi che ridiamo, soffriamo, corriamo, contestiamo, desideriamo, scegliamo, gioiamo, insomma noi che compiano ogni giorno tante azioni che reputiamo assolutamente normali e,  dovute, abbiamo per le mani un grande dono di cui forse non ci rendiamo conto: la libertà e la dignità che da essa deriva. Dobbiamo riflettiamo sulle diverse possibilità che ognuno di noi ha di fronte al male, sempre in agguato: c’è bisogno di conoscerlo bene per poterlo contrastare e per trovare il coraggio di non esserne complici restando indifferenti. A qualcuno potrebbe bastare pensare che, prima o poi, gli “altri” potremmo essere proprio noi.
Adottando la memoria delle vittime, sarà un po’ come tenere sempre accesa una luce, l’unica veramente indispensabile, perché tanti uomini non perdano nuovamente la ragione.
Domandiamoci non cosa avremmo fatto allora, ma che cosa facciamo adesso, dopo aver saputo cosa realmente è accaduto. Se questi fatti non vengono raccontati, diventano altro. Dobbiamo scrivere e parlare perché questa storia accompagni tutti noi e quelli che verranno dopo di noi, perché siamo tutti figli della nostra storia.

Quest’anno cade il venticinquesimo anniversario della scomparsa di P. Levi.
 “Se capire è impossibile, conoscere è necessario”