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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Elezioni amministrative, partecipazione vs indifferenza

Fra poche ore si vota in 151 comuni campani (su un totale di 551), il più vicino a me è quello di San Felice a Cancello.
Molti di questi comuni sono martoriati, umiliati dalla disoccupazione, dal lavoro nero, dalla micro e macrocriminalità, dai rifiuti che invadono strade, piazze e case.
A ciò se aggiungiamo l’individualismo imperante degli ultimi anni, l’indifferenza, l’apatia, l’ignavia sempre più dilaganti, ci ritroviamo di fronte ad una miscela pericolosissima.
Voglio soffermarmi soprattutto sull’indifferenza alla politica, la non partecipazione alla vita politica, a cominciare dal livello comunale, quello più vicino a noi.
Quante volte sentiamo dire, da persone proveniente da tutti i ceti sociali, tanto…sono tutti uguali. Certo la politica, soprattutto quella attuale, non dà di sé un bell’esempio, però rispondere al fallimento della politica generalizzando e fregarsene è un errore, secondo me.
Non essere presenti, attivi, non partecipare significa lasciar fare a chi ha altri interessi, altre mire, significa lasciare carta bianca a tutti quei gruppi, cricche, consorterie che, invece, sanno come si fa ad organizzare il voto, sono determinate a raggiungere un obiettivo (speculazioni, appalti, assunzioni, amministratori e controllori amici buoni ad ogni evenienza) e non vanno tanto per il sottile pur di. Puntualmente sentiamo parlare di voti comprati, estorti, condizionati…. con soldi, con una bolletta pagata, con una spesa alimentare, con la promessa di un posto di lavoro. Voti non più liberi. Questo modo di fare, questa gente pian piano ti toglie tutto e non te ne accorgi nemmeno. Ti espropria dei diritti fondamentali, molti dei quali riesce a farli passare come favori. Se cadiamo nella tentazione di vedere lo Stato come qualcosa di estraneo a noi, come qualcosa che ci complica la vita, che non ci aiuta, che non ci è vicino, abbiamo perso tutto, soprattutto il diritto, i diritti. Nella vita quotidiana vi sarà capitato di sentire di qualcuno che pensa di aver usato la politica per arrivare dove non avrebbe potuto (diritto) o saputo (capacità). Non ragioniamo quindi di interessi generali, di diritti fondamentali ma di scambio. Questo è il rischio della mancata partecipazione.
Capisco che si tratta di problemi grandi, enormi, che lo sconforto ci possa pigliare, che possa insinuarsi il convincimento che il mondo non possa mai cambiare….non ce la farò mai, a che serve impegnarsi?
Penso, invece,  che quest’andazzo sia dovuto proprio perché si partecipa poco o niente, non ci si impegni per poter influenzare, per poter cambiare.
Sarebbe, dati i tempi e le contingenze che ci ritroviamo a vivere, un gesto rivoluzionario e di speranza sforzarsi di analizzare ciò che non va e tentare, la garanzia del risultato non è data, di cambiarlo, ognuno per la propria parte, ognuno nel suo piccolo.