
Delusioni d'amore....
Chi di voi non ha mai subito una delusione d’amore alzi la mano. Vorrei buttare giù qualche riflessione a tal proposito. Una simile esperienza è come un ordigno che esplode nel cuore e nella testa, stravolgendoci nella nostra interezza. Si alternano lacrime, singhiozzi, disperazione, ed una marea di perché ci travolge (…perché è finita?...dove ho sbagliato?...cosa ho fatto per meritare questo?... non ero forse abbastanza - ed ognuno mette ciò che preferisce - per lui/lei?....è colpa mia se non mi ama più?). Lo stomaco si chiude a causa del dolore, l’autostima precipita fino a rasentare lo zero, ci si sente colpevoli, manchevoli, disgraziati/e, privi/e di chissà quali qualità. Molto infelici. Vuoti. Il cuore è pieno di assenza, mancanza, desolazione, abbandono, come se sulla terra non esistesse più nessuno, tranne chi non ci vuole più. I ricordi dei momenti trascorsi insieme, i sogni accarezzati, i progetti elaborati…puff…cancellati, scomparsi, crollati d’un tratto. E non si riesce (in verità non si vuole) a capire il perchè. Di fronte a voi vedete solo macerie e rimpianti. Quando si viene catapultati in una simile sofferenza, cuore a pezzi e deserto intorno, sapere e sentirsi dire che questa dolorosa esperienza è capitata e capita a molti non costituisce una gran consolazione. Cosa può significare aver tutto, tranne quell’amore, quando si sente che la vita si sia fermata? Comunque prima o poi sarà necessario fare il primo passo per venirne fuori, anche se per il momento non ne avete nessuna voglia. Ci si lascia andare. Ci si chiude nel proprio dolore, si rigira il coltello nella piaga ricordando i momenti felici, si ripercorrono instancabilmente i dettagli della storia d'amore finita male, ci si assilla di domande. Anche se l’amore muore perché non è corrisposto. Si tratta di una vera e propria elaborazione di un lutto, smettiamola di torturarci: piangiamo in silenzio, al buio, piangiamo urlando, piangiamo fino a prosciugare l’ultima lacrima, ma non restiamo soli. Chiedete aiuto al/la vostro/a migliore amico/a, sfogatevi con lui/lei, ma cercate anche compagnia, dovete pensare ad altro. Sicuramente fra i vostri amici ci sarà qualcuno che ha già sofferta un’emozione del genere, e che potrà esservi d’aiuto lungo la strada della guarigione. Per chi vive un dolore del genere può sembrare retorica ma è così, volente o nolente…da una delusione d'amore si guarisce!!! Il tempo deve fare il suo corso, ma alla fine si guarisce. Un giorno vi sorprenderete a ridere di gusto o a pensare ad altro. E' solo un momento, ma è il segnale che si inizia a guarire. Spesso, dopo tutto questo, resta da superare un ultimo ostacolo mentale…quante volte avrete sentito dire dopo la fine di un amore…non ci penso proprio ad innamorarmi di nuovo, non è il momento…ho sofferto troppo…non permetterò più a nessuno di trattarmi così…ecc., ecc.
penso che non abbia molto senso rimpiangere di avere vissuto una storia d'amore, anche se è finita male, anche se vi sembra che vi abbia lasciati/e impoveriti/e. E’ un esperienza che ci fa, comunque, crescere. Una volta guarito, il vostro cuore potrà battere di nuovo per un altro/a, per qualcuno/a che medicherà le ferite ancora non rimarginate. Anche se vi sentite finiti, annichiliti, sull’orlo di un precipizio, quest’esperienza non è la fine di tutto, e sarà utile anche a prepararvi a una nuova storia d'amore. Lasciate fare al tempo. Lasciatelo passare. Natura non facit saltus. Un po’ alla volta contribuirà a farvi ritrovare la pace con voi stessi/e. E non vi buttate, per disperazione o rabbia, tra le braccia del primo/a venuto/a, rischiereste di farvi più male e di avere ancora meno fiducia nell'amore. E’ molto importante ascoltare chi sta attraversando un momento del genere, passare molto tempo con lui/lei e cercare di distrarlo/a. Il tutto con molta sensibilità e delicatezza. Non bisogna commettere l’errore di prendere quest’esperienza alla leggera. La persona che tentate di aiutare non è pronta a recepire tutto ciò che le si dice, anche se lo si fa pensando al suo bene, perché è ancora invischiata nella storia appena conclusa. Non è lucida, è ancora emotivamente troppo coinvolta.
Chi viene lasciato/a si ritrova a vivere una serie di fasi, stati, la cui durata varia da persona a persona. Possiamo dire che chi si è ritrovato a vivere sulla propria pelle un’esperienza del genere, brutalizzando, ha sperimentato, di solito, tre distinte fasi. Una prima è quella contraddistinta da mille domande/perchè. La successiva è quella in cui si viene tentati, ormai rassegnati al distacco, a sostituire la persona perduta con un’altra persona. Infine, il terzo stato è caratterizzato dal’accettazione/rassegnazione, la fase dei dolci ricordi o dello spiraglio in fondo al tunnel.
I giorni che seguono l’abbandono, chi viene lasciato/a, spesso, assapora disperazione, ansia. La testa sembra spaccarsi sotto la pressione della ricerca dei perché e subentra uno stato di non rassegnazione della decisione dell’altro/a. Nei primi momenti (ancor di più se l’abbandono avviene in modo improvviso ed imprevisto) si tende a negare il tutto o quanto meno a minimizzare. Si ritiene che l’altro ritornerà, che ha confuso qualche suo dubbio o quant’altro come mancanza d’amore. Il/la deluso/a sperimenta su se stesso/a molti comportamenti tipici di quello che gli strizzacervelli definiscono comportamento ossessivo compulsivo. Si ha difficoltà a controllare i pensieri della propria mente, la cui attenzione è catturata da pensieri e immagini che la volontà non riesce a scacciare (si pensa spessissimo ed incontrollatamente alla persona che ci ha lasciato e si provano stati come apatia, svogliatezza, senso di vuoto, perdita di interesse verso le proprie passioni, perdita di appetito, insonnia, difficoltà di concentrazione, e tutti gli annessi e connessi). Chi viene lasciato/a non accetta il fatto di essere stato/a lasciato/a e questo ‘stato’ ha una durata molto variabile. Dipende dalle nostre capacità di accettare l’accaduto, andare incontro al cambiamento e riuscire a staccarsi dall’altro/a. La prima fase come si supera? Ci si deve concentrare molto sul tempo. Elemento molto “distorto” nella mente di un innamorato deluso. Ogni ora della giornata viene vissuto con un pensiero ossessivo legato all’amore perduto ed alle ragioni per le quali è finita. Quindi, dominate il vostro tempo, riempitelo…. scrivete, leggete, ascoltate musica, uscite con gli amici, viaggiate, lavorate… cercate di restare soli il meno possibile, in questo modo sarà più semplice riempire “di altro” le ore della vostra giornata… ricordate che qualsiasi cosa l’altro stia pensando, non la pensa alla vostra velocità, se avrà ripensamenti, se avvertirà nostalgia o necessità di discutere ancora, lo farà con tempi molto più lunghi dei vostri. Se riuscite tentate anche di sospendere il giudizio, non prendete alcuna decisione e non fate alcuna considerazione, vivendo il tempo in maniera così alterata potreste decidere di fare qualche azione “insana” pentirvene prestissimo (telefonate, improvvisate, sms, mail). Lasciate che sia l’altro ad agire, senza aspettative di alcuna sorta e senza fretta… ricordate che voi siete dalla parte di chi ha subito la decisione, insistere nelle proprie richieste….anche con tutta la dolcezza e l’amore del mondo….può scatenare forme di intolleranza in chi è ancora convinto della propria scelta, e c’è il rischio di diventare fastidiosi agli occhi del perduto amore, una cosa che fa soffrire molto. Se proprio non riuscite a stare lontano dall’altro pensate che il gioco non vale la candela, che se una possibilità di tornare insieme esiste, questa non deve essere forzata in nessuna maniera, deve arrivare con naturalezza e spontaneità dall’altro. Da questo punto di vista sentitevi liberi da qualsiasi responsabilità, non potete fare nulla per cambiare lo stato delle cose, potete solo cercare di vivere il vostro tempo in maniera più equilibrata e con la minore sofferenza possibile. Serve un distacco assoluto dalla persona che ci ha lasciato. Spesso, per soffrire di meno, si tende a mantenere una minimo di relazione, di tipo amicale, con l’altro. Ci si illude che così il dolore sarà meno lacerante, mentre non si fà altro che prolungare l’agonia. Inoltre quest’atteggiamento nasconde la speranza, spesso inconscia, che l’amore possa ritornare. Quindi, prima che si possa riprendere un rapporto anche minimamente formale con l’altro, occorre tempo. Se ci si abbandona ai diversi stati d’animo che si susseguono, c’è il rischio di confondersi, di credere che si è ammalati senza rimedio, che si è depressi. Non dimenticate mai che una delusione d’amore è un’esperienza che ogni essere di questa terra ha provato (anche più volte), tuttavia nessuno è mai morto per questo, nessuno è mai entrato in un tunnel di paranoia infinito. Anzi, c’è chi giura che una volta superate le tre fasi si diventa più forti. Pensate di trovarvi sotto l’effetto di qualcosa molto simile….ad un “qualcosa” che agisce a diversi livelli e che a volte vi fa stare bene, a volte male e che, solo col tempo, i momenti in cui si sta bene diverranno più frequenti degli altri, fin quando l’effetto non si esaurirà. Prendere consapevolezza che la sensazione di aver perso la vostra identità è del tutto illusoria e soprattutto transitoria ed è determinata da null’altro che non sia “la dolce abitudine” del condividere la propria vita con un’altra persona. Accettate la sofferenza. La paura di soffrire ancora, specialmente dopo i primi giorni, è sempre presente nella mente del lasciato, ancora di più in questa prima fase. Paura di vederla con un altro e soffrire, paura di restare soli e soffrire, paura di non riuscire più a trovare una persona adatta a sè. Accettate la vostra sofferenza, essa è la naturale conseguenza di quello che l’altro vi ha tolto e non potete fare nulla per cambiare questa cosa. Ogni essere umano vive attimi di gioia, momenti di dolore e momenti di serenità, i momenti di dolore fanno parte della vita esattamente come tutti gli altri, sta a voi decidere se soffrire ancora di più per l’incapacità di accettarli oppure rispettarli come parte di voi stessi. Pensate a chi sta combattendo contro una grave malattia, a chi ha perso una persona cara. Che dovrebbero fare? Ammazzarsi? Relativizzate! Fare un paragone tra la propria sofferenza e quelle degli altri spesso aiuta nel processo di accettazione del proprio dolore. Non vi auto svalutate. Spesso, e a momenti alterni, capita di darsi la colpa per quello che è successo, si arriva quasi a giustificare l’altro per averci lasciato perchè siamo….ognuno metta quello che vuole….(libero sfogo alle pippe mentali). Non ci si deve sentire fragili, inutili, ecc.. So bene che è molto difficile superare queste sensazioni, specialmente se non abbiamo un motivo valido perchè la storia sia finita, allora cerchiamo di ragionare in questo modo… In amore le persone si amano per quello che sono, se ti scegli una persona instabile mentalmente ma anche bellissima, dolce e con una sessualità passionale, allora ti prendi tutto il pacco, cerchi di sopportare le cose che non vanno mettendole sul piatto di una bilancia insieme a quelle che ti piacciono, allora scendi a compromessi per accettare i lati negativi dell’altro, e lo fai per amore, perchè comunque sia non troveremo mai nessuno uguale a noi stessi, anzi, molto spesso ci scegliamo gli opposti perchè sono fonte di arricchimento e di compensazione, o forse ci scegliamo le persone che soffrono perchè vogliamo essere i cavalieri del bene, le crocerossine, le infermiere e questo perché? Boh…si dovrebbe scavare nel nostro inconscio. Ma la cosa importante da capire qui è che noi andiamo bene per quello che siamo, così come lo era l’altro. Le storie finiscono per altre ragioni, finiscono perchè si esaurisce l’amore. Non è l’aspetto fisico, non è l’abbigliamento, non sono le attenzioni non date. E’qualcosa che cambia negli occhi dell’altro. Aspetto positivo dell’attraversare una fase del genere? L’aspetto fisico migliorerà perchè per un bel po’ non mangerete più, inizierete a farvi lo shampoo, la barba di nuovo con la stessa frequenza di prima perchè quello che vi resta è almeno piacere a voi stessi. Diventerete di nuovo “belli” con tutti perchè improvvisamente avrete una voglia infinita di conoscere e farvi conoscere… e lei/lui, comunque sia, non sarà tornata/o….a volte succede, ma non contateci troppo.
Non idealizzate l’altro/a. Perché, ma soprattutto a cosa serve, idealizzare chi, ad esempio, ci ha giurato di essere la persona della propria vita e poi, sparisce?. Evitare, quindi, di cadere nel meccanismo mentale…”non troverò mai più un amore simile….”resterò sempre solo/a…..”ho sbagliato tantissime cose”…”era perfetto/a”, e pippe simili. L’amore non deve essere una forma di religione fonte di aspettative del tutto irrealistiche. E’ facile credere che il proprio amore abbia un’origine “trascendente”, che sia la manifestazione terrena dell’amore di un qualche dio o chissà cos’altro. Assecondando tale concetto, anche dopo un abbandono, ci condanniamo a prolungare la fase di sofferenza e a ritardare l’accettazione della perdita, le persone sono piene di difetti con cui spesso non riusciamo a convivere, se queste hanno preso la decisione di abbandonarci, a maggior ragione facciamo un errore nel continuare ad idealizzare un sentimento a senso unico. Se l’altro/a è incapace di vedere quella luce che esiste, noi dobbiamo continuare ad amare perché così prima o poi la vedrà, l’altro/a ha preso una decisione magari ragionata nel tempo, ed è sbagliato crearsi l’aspettativa magica che il nostro amore possa cambiare la sua decisione, il nostro amore non cambia proprio un cacchio quando l’altro/a ci lascia, a meno che non vogliate accontentarvi della sua commiserazione e di parole del tipo…..voglio restare tuo/a amico/a o peggio….sono confuso/a, vorrei amarti ma non riesco…
Un modo per evitare l’idealizzazione del proprio sentimento è quella di razionalizzare i meccanismi con cui lo stesso sentimento agisce. Schopenhauer, di cui ho parlato (il tema era diverso però) qualche post fa, aveva parlato dell’amore come di un meccanismo di “sicurezza” messo a punto dalla natura per tutelare la specie dalla propria “razionalità”. L’amore “deve” quindi essere irrazionale per assicurare la procreazione e quindi la prosecuzione della specie. I nostri bambini nascono molto vulnerabili e deboli e hanno bisogno di continue cure da parte dei genitori, non è un caso che nella maggior parte delle esperienze la fase dell’innamoramento vero e proprio duri circa due o tre anni, giusto il tempo di mettere al mondo e svezzare un bambino (secondo la natura…i tempi moderni ci spingono verso altre strade). L’evoluzione ci ha fottuto attraverso questo intenso coinvolgimento emotivo che ci solleva da qualunque pensiero razionale, in modo da prendere una decisione che non è nel nostro interesse ma in quello della specie. Parlate coi propri familiari, aiuta a superare più facilmente i brutti momenti, ricordate che a parte il fatto che i nostri genitori sono le persone che hanno più a cuore di qualsiasi altro il nostro benessere, è vero che hanno dalla loro la saggezza dell’età adulta e la capacità di sdrammatizzare stati d’animo che possono sembrarci impossibili da gestire. Vivete, attraversando questa fase, sempre il presente, alla giornata, senza curarvi di ciò che accadrà domani. A volte riuscirete, altre no, ma bisogna pur sempre tentare di non pensare al domani, anche perchè, molto spesso, l’idea che avete del domani non è mai reale. Se state bene oggi non è detto che domani sarà lo stesso. La natura tenterà comunque di farvi tornare col pensiero alla perdita perchè facciate qualcosa per recuperare. Ricordate che la ragione deve dominare sul cuore e lo può fare solo vivendo il presente, perchè non creandoci aspettative sul domani, allora affronteremo le giornate con la giusta energia e senza scoraggiarci. Nei momenti difficili pensate che non dureranno, e lo stesso pensate nei momenti buoni, in questo modo riuscirete ad affrontare in maniera sana i diversi stati d’animo e sarà meno doloroso affrontarli. Sebbene ogni attimo della giornata sia condito dall’immagine del proprio amore perduto, lasciare che questa resti nella mente è cosa opportuna piuttosto che andarsela a cercare nella vita vera. La sensazione che si prova quando si rivede l’oggetto del proprio amore scatena uno stato di euforia e di esaltazione che presenterà un prezzo molto caro, quando ci si separerà di nuovo. La vita spesso ci mette sulla strada delle occasioni che possono aiutarci a superare i momenti difficili e a volte lo fa con una tempestività straordinaria. La caratteristica principale della prima fase è la sensazione di perdita dell’identità, proprio in quanto ci si è abituati a considerarla legata a quella dell’altro. Recuperare il rapporto con se stessi è qualcosa che avverrà naturalmente, col tempo. Durante i giorni trascorsi a soffrire, spesso si percepirà il senso di questa realtà. L’uomo è un animale estremamente adattabile che provvede (coi suo tempi) a ricostruire il proprio io interiore disgregato dalla delusione. Nella seconda fase, spesso, accade che la persona amata è sostituita da un’altra che in qualche modo possa compensare l’assenza venutasi a creare. Il più delle volte, questa “soluzione/sostituzione”, rappresenta solo un’ illusione. Seconda fase. Immaginiamo di incontrare una donna o un uomo subito dopo essere stati brutalmente scaricati ed avere la sensazione di esserci innamorati di nuovo. Questo accade, solitamente, quando abbiamo saputo rassegnarci alla decisione dell’altro, o meglio, quando giudichiamo impossibile la possibilità di tornare ancora insieme. Una strana gioia ci pervade all’improvviso, sembra che l’angoscia dei giorni precedenti sia definitivamente passata, ci sentiamo guariti dal mal d’amore e d’improvviso la vita torna a sorriderci, a ricordarci che siamo ancora capaci di amare. Purtroppo in tutto questo c’è un meschino trucco della mente. Per una maggiore consapevolezza di quello che viviamo cercherò di spiegare le ragioni per cui, ancora una volta, siamo costretti a sperimentare meccanismi che invalidano la realtà delle nostre emozioni. Ciò che in psichiatria viene chiamato “trasfert” è un atteggiamento mentale che, proprio perché indotto da un meccanismo, induce ad una mistificazione della realtà. Il meccanismo in questione nasce dal bisogno della mente di far cessare il dolore mediante questo cacchio di transfert… ecco che il nostro perduto amore resuscita nel cuore di un altro essere umano che si avvina a noi con l’intenzione di conoscerci meglio. Il segnale più importante a mio parere è quello di percepire un disallineamento con la realtà condito da ipersensibilità. Sta tutto nella mente, non ci sono particolari sintomi fisici. Ci si sente euforici, si pensa ossessivamente all’altra persona, la si cerca di continuo, si pretende che trascorra con noi tutti i momenti liberi disponibili….e anche quelli non liberi… l’altro/a se ne accorgerà e si sentirà invaso/a. Questo è il segnale più forte che state sostituendo il vostro perduto amore con chi non ha né le capacità di capirvi né la voglia di farlo. Come comportarsi in questi casi? Le considero delle pause dal dolore perché, comunque vada, dovremo di nuovo fare i conti con la perdita della persona che amavamo. Quando l’illusione crolla ci si sente smarriti, sembra di essersi svegliati da un sogno bellissimo che, in realtà, è quello di essere ritornati con lei/lui, altroché una persona nuova; il dolore comincia a massacrarci ma, attenzione, non è uguale a prima… perchè è comunque passato del tempo, del tempo è trascorso anche se si ha la sensazione che tutto ricominci dal giorno in cui lei/lui ci ha lasciato.
Alla fine del tunnel, dopo una lunga elaborazione introspettiva si delinea un “nuovo percorso”, una nuova “prospettiva”, in molti casi anche una trasformazione. Quest’esperienza, anche se dolorosa, fornisce l’input per guardarsi meglio dentro e comprendere meglio tante cose come i propri bisogni, limiti e potenzialità. Questa è la terza fase. Il periodo in cui si accetta quanto accaduto, ci si “rassegna” davvero e si comincia a guardare con tenerezza ai momenti passati insieme, senza odio e senza rancore, con l’animo in pace ed una grande voglia di lavorare su se stessi. Ricordate che ogni dolore da delusione d’amore è destinato a finire, credere che si possa continuare a soffrire all’infinito (anche se spesso è un’alternativa interessante se la paragoniamo al vuoto che crediamo possa attenderci se dovesse cessare la sofferenza per amore. La natura umana aborrisce il vuoto,soprattutto nell’area dei comportamenti e delle emozioni umane.) è una prospettiva magica; ogni uomo sano di questa terra è uscito indenne (o quasi) da una delusione d’amore, nonostante la forte convinzione che non gli sarebbe “passata” mai. Nella realtà di persone comuni, spesso, la fase del distacco viene raggiunta con l’aiuto del rancore che si nutre verso il perduto amore. Le vie che portano al distacco sono determinate dal limite di sopportazione del dolore, sia fisico che spirituale, che ogni essere umano possiede in misura più o meno elevata. Possiamo chiamarlo istinto di autoconservazione ma anche, più semplicemente, rassegnazione. I sintomi principali che ci rendono consapevoli di essere arrivati alla vera fine della nostra relazione: i pensieri non convergono più sul perduto amore e ci si accorge che questa nuova impostazione mentale comincia a divenire costante nel tempo, si riscopre il piacere di stare da soli senza avere l’ansia di distrarsi continuamente e di fare fare fare… , si guarda con occhio più distaccato alle altre donne/altri uomini senza avere l’ansia di dover costruire un nuovo rapporto in quattro e quattrotto, i ricordi della vita di coppia cominciano a diventare dolci, si evocano con piacere i momenti felici come fossero scene di un film. E tutto questo succede anche se il rapporto si è chiuso con rancore, perchè del buono si è comunque vissuto, e sono proprio i dolci ricordi che restano impressi nel cuore, e non la crudeltà che abbiamo subito. Quando si raggiunge questa terza fase è davvero difficile che il rapporto possa rinascere, anche se il perduto amore dovesse tornare e dichiararvi eterno amore, c’è qualcosa che in voi si è spezzato per sempre, e capirete di avere solo voglia di ricordare, e guai a rivederla/o ancora tra le vostre braccia o nel vostro letto… lei/lui non appartiene più al vostro presente. Adesso la domanda da porsi è il motivo per il quale scattino nel cervello questo insieme di dinamiche. Io ritengo che una delusione d’amore ci cambi profondamente, cosa che invece non succede a chi ci ha lasciato. Chi ci ha lasciato può averlo fatto per una sbandata rivelatasi poi un fuoco di paglia, oppure per un’esigenza di cambiamento tradita da una scelta sbagliata… insomma, se l’altro può rimettersi in gioco, noi non possiamo più farlo, perchè in realtà non siamo più gli stessi e di conseguenza le affinità che ci univano all’altro sono irrimediabilmente perdute.
Le ragioni di questo fenomeno sono da ricercarsi nella potente capacità che ha il dolore di cambiarci dentro. La storia dell’umanità ci insegna che attraverso il dolore e le privazioni l’uomo è stato sempre in grado di migliorarsi, e di conseguenza cambiare. La terza fase ci mette in condizione di aprirci a nuove esperienze anche perchè il nostro cuore è finalmente pronto, e la consapevolezza di ciò che siamo è estremamente presente quando ogni fantasma viene finalmente fugato. Come in ogni regola che rispetti, l’eccezione viene contemplata anche per quanto riguarda le dinamiche che portano al raggiungimento della terza fase. Talvolta si incontrano che per ragioni specifiche, o per una loro bellezza interiore, o ancora per un amore che è stato davvero grande, non sono in grado di nutrire rancore verso il loro perduto amore, anche davanti ad un tradimento. Questi soffrono per il distacco tanto quanto gli altri con il conseguente senso di svalutazione e tutti i sintomi di cui ho già parlato, la differenza è che non hanno la spinta determinata dal rancore per raggiungere in tempi, relativamente brevi, la terza fase. Proprio per il fatto che il rancore ci fa soffrire di più, in quanto emozione “parassita” e di conseguenza distruttiva, la persona oggetto di tale sentimento viene progressivamente svalutata, ed è così che il deluso supera la propria delusione servendosi inconsciamente del risentimento. Ai fini di una più veloce guarigione potrebbe essere meglio provare rancore. Da un punto di vista “morale” invece ritengo che al nostro spirito possa giovare molto di più la decisione di allontanarci dal perduto amore non per rancore ma per la consapevolezza che è arrivato il momento di lasciare che vada. Molte filosofie orientali insistono sul fatto che ogni legame non deve essere concepito come una proprietà personale, piuttosto come uno scambio di amore ove ognuno conserva la propria indipendenza. Una domanda, a questo punto, mi assilla. Ma questo amore terreno ha davvero un valore se basta una delusione per cancellarne la presenza? Ecco, su questo credo di aver trovato una risposta buona per me. La risposta è che, molto probabilmente, l’essenza pura dell’amore non ha nulla a che vedere con l’attaccamento, con l’egoismo, ecc., questa essenza tende a farci vivere il sentimento in maniera che possa regalarci solo gioia e serenità. Mancando queste condizioni, è proprio il cuore che pone le condizioni perchè quell’amore si esaurisca, in maniera tale che possa rinascere verso un’altra persona che, si spera, possa finalmente regalarci quella meravigliosa sensazione di sentirsi completi.
L’amore tutela se stesso, si esaurisce quando non può realizzarsi, e rinasce quando scorge nuovi orizzonti. La fase del distacco è un normale processo di allontanamento dalla persona amata che presuppone la presa di coscienza che quell’amore è finito, tuttavia la persona che raggiunge tale consapevolezza non è ancora del tutto libera sentimentalmente, è suscettibile di ricadute e deve fare i conti con una nuova emozione che spesso non riesce ad identificare bene chiamandola una volta amore, una volta semplice affetto. Pensare all’amore come nutrimento è un modo per dare significato positivo ad un sentimento denso di pericoli. Un’ultima cosa. Spesso parlando di amore, si finisce per mettere dentro questo concetto tanti sentimenti e bisogni personali. Tanti e diversi. Bisogni al limite del desiderio di perdita e disgregazione dell’io. Ecco, di amore si può morire quando al sentimento nei confronti di un’altra persona si aggiunge l’incapacità di “restare dentro se stessi”. È questo che determina il bisogno di essere riconosciuti da quella particolare persona, fuori di noi, perché ci si è già persi, perché si è accettata una sostituzione, perché a causa del rapporto con l’altro abbiamo perduto le nostre regole, i nostri punti di riferimento. Spesso siamo portati a vedere, dell’amore, solo gli estremi (il batticuore, la dipendenza, la rabbia, la gelosia, la malattia dell’anima che accompagna le delusioni sentimentali). Spesso è così breve la parte felice, ma nello stesso tempo così intensa, che crea dentro un’immediata nostalgia, forse questa è la componente più importante nelle delusioni sentimentali: essere consapevoli della perdita e assumere per proteggersi un comportamento che invece genera attesa e speranza di riscatto. Forse è l’attesa la parte forte e difficile dell’amore, e accanto la sensazione di avere incontrato una parte di noi misteriosa, ma densa di senso e più forte del nostro precedente rapporto con il mondo e le cose intorno a noi. La delusione mette in scacco il nostro valore e la sensazione immediata di sentire forte si trasforma nel sentire male. Ecco questo è il momento in cui bisogna ricordarsi come ci si chiami, chi si sia, cosa si voglia, cosa si è sempre pensato, dirsi…io posso. Ricordarsi il nostro essere speciali, unici. La fine di un amore è accompagnata daun’ossessione. (soprattutto) Se quell'amore ha preso tutte le nostre forze, ha preso la nostra vita, perchè come in ogni amore che viviamo, pensiamo sempre che sia quello "giusto", quello che durerà in "eterno". Ed è doloroso accettare che possa finire, che ci siamo sbagliati. Spesso non si riesce a capire il perchè sia finito, non rendendosi conto che quella fine non è stata improvvisa né imprevedibile ma c’erano tanti piccoli o grandi segnali premonitori (gesti, occasioni, sfumature) o pur avendo notato quest'ultimi si viveva comunque nell'illusione che nonostante tutto non sarebbe mai finito, che le cose si sarebbero aggiustate. Quando si è lasciati, si compie una vera e propria analisi di quelle che sono state le cause che hanno portato alla fine. Il più delle volte la persona lasciata tende ad attribuirsi le colpe, imputando a propri comportamenti errati la fine della relazione. Questo perchè permette di poter sperare che cambiando il proprio comportamento la relazione può iniziare di nuovo, se l'altro ci dà un altra possibilità. Non ci si vuole rendere conto che molto più semplicemente l'altro non ama più. Per quanto doloroso possa essere prendere coscienza di quest'amara verità, rappresenta l'unico modo per poterne uscire. Si soffrirà in maniera spaventosa ma il tempo ci aiuterà a porre definitivamente la parola fine.



