Skip navigation.
Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Ciao Enrico

Ricordo molto bene quel 13 giugno del 1984. Avevo dieci anni e volli esserci anche io ai funerali di Enrico. Ricordo il pullman organizzato dai compagni dei comuni della Valle di Suessola. Ero con mio padre, mia madre e mia sorella. Ricordo che quasi ognuno di noi aveva una bandiera del Pci, così come l’edizione straordinaria de L’Unità con quella bella foto di Enrico malinconico, esile, lieve con i capelli spettinati al vento e con quella scritta in rosso a caratteri cubitali Addio. Ricordo tutti quei pugni alzati mentre, lento, passava il feretro di Enrico. Ricordo quelle lacrime, di tanti, sincere, addolorate, vere.
Enrico, una persona autentica, onesta, con una coscienza esigente, apparentemente indifeso, mi sembrava più turbato che allettato dalla prospettiva del potere.
Oggi assistiamo alla rincorsa al potere a prezzo della rinuncia ad essere vincenti sul fronte della cultura, della società, del pensiero fino alla rivalutazione di Craxi (contro di lui). Dopo Berlinguer la critica delle ideologie (di sinistra) ci ha condotti all’impero dell’ideologia più triste, squallida, quella del mero e semplice presente, senza futuro e senza storia. Dissipata con la propria identità e differenza quell’egemonia culturale che gli altri rimproveravano alla sinistra, dopo Berlinguer il linguaggio dei politici si è separato dai cittadini, ma viene condiviso dalla destra e dalla sinistra fino alla ripetizione di quello slogan, ormai privo di qualunque significato e senso, “riformismo”. In questi anni che ci separano dalla morte di Enrico, tutto attorno a noi è cambiato. La società ha conosciuto trasformazioni enormi che ci consegnano uno scenario del tutto diverso da quello in cui Enrico ha vissuto la sua esperienza. Tuttavia riflettere sul suo pensiero è tanto più utile perché il nostro tempo ci consegna temi su cui Berlinguer ebbe delle intuizioni preziose, pensieri lungimiranti. Penso, per esempio, al tema dell’austerità, che oggi declineremmo in sostenibilità. Molti lo accusarono di rifiuto della modernità. Voglio sottolineare la straordinaria attualità di una concezione della politica non scissa da principi etici e regole morali. Per aver evocato la questione morale, Berlinguer fu accusato di settarismo e moralismo. In quell’espressione non c’era solo la consapevolezza del degrado cui la politica era esposta, ma soprattutto la convinzione che la credibilità della politica e di chi la rappresenta consista nella trasparenza, nell’onestà, nell’osservanza e rispetto delle leggi e delle istituzioni. 

Mi piace ricordare le ultime parole pronunciate da Enrico a Padova prima dell’irreparabile.

…….E ora compagne e compagni, vi invito a impegnarvi tutti, in questi pochi giorni che ci separano dal voto, con lo slancio che sempre i comunisti hanno dimostrato nei momenti cruciali. Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo… è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà….

Un uomo che muore esprimendo le sue idee...