
"Cattive ragazze" e "brave ragazze"? Distinzione sbagliata
Nei giorni scorsi ho letto ed ascoltato dichiarazioni dalle quali trapelava un’insidiosa distinzione tra “cattive ragazze” e “ragazze serie”. Ritengo, modestamente, questa distinzione sbagliata. Palesa l'impotenza culturale dell´opposizione al regime del sultano dal culo flaccido. È il risultato dei paradossi che hanno segnato il successo del sultano, costruito su un´interpretazione estrema, ma non opposta, della cultura individualista nell´età dei diritti. Organizzare una lotta politica efficace quando l´oggetto è l´uso dei diritti è difficile ed insidioso. Su questa difficoltà e su questa insidia riposa tanto il successo di Berlusconi quanto la debolezza dell´opposizione. Analizziamo due punti.
Per “tradizione”, la cultura dell´opposizione di sinistra è stata cultura della trasgressione (per necessità, poiché la lotta per i diritti demolisce i sistemi gerarchici di potere, per il carattere peculiare della libertà, che alimenta il pensiero critico rispetto all´opinione dominante sui costumi e sui valori). In questo senso la cultura d´opposizione è stata ed è trasgressiva. In più, dobbiamo considerare l´aspetto generazionale (i c.d. ccciovani) poiché i movimenti per i diritti civili sono anche portatori di rinnovamento culturale e politico. E poi, questi movimenti si traducono in richiesta di eguaglianza di rispetto e quindi aiutano anche a riscrivere i ruoli familiari e sociali: giovani e donne sono stati sempre e sono alleati naturali nelle lotte per la libertà. nel post-guerra alla cultura morale dell´anti-autoritarismo è corrisposto un modello di vita libero e trasgressivo. Le relazioni sentimentali e sessuali nel mondo variegato della sinistra, sia quella "istituzionale" che quella "di movimento", erano tutto fuorché tradizionali. La libertà sessuale non è stata soltanto una conseguenza possibile di diritti conclamati, ma prima ancora un modo di vivere l´intimità con l´altro e con la sessualità. La cultura di chi ha lottato per i diritti civili è stata una cultura della trasgressione e dell´opposizione insieme.
Il paradosso dell´Italia di oggi è che il sultano occupa lo spazio della trasgressione, costringendo l´opposizione nel ruolo impossibile del conservatorismo, bacchettonismo. Ecco perché la distinzione tra brave ragazze e ragazze cattive è segno di un atteggiamento che incarta e sconvolge la nostra cultura liberale e democratica. Si tratta di una distinzione che non dovremmo fare, non soltanto per non cadere nella trappola tesa dal premier. C´è una ragione ulteriore: difendere i diritti, volere i diritti significa necessariamente credere che ciascuno sia autonomo e responsabile delle proprie scelte, piacevoli o spiacevoli che siano, e che di quelle scelte non debba rendere conto a nessuno, se non alla legge se e quando viola i diritti altrui (qui sta la vera ragione della critica ai comportamenti del premier). Ora, che una persona risponda o no alla propria coscienza è un fatto che alla cultura dei diritti non interessa direttamente. Dopo di che, come ciascuno/a di noi usa quei diritti di libertà sono fatti che non riguardano nessuno. E se l´opinione pubblica critica i nostri comportamenti e le nostre abitudini sessuali, noi siamo legittimati a reagire con una contro-opinione.
Ma la distinzione tra brave ragazze e ragazze cattive scompagina proprio questa cultura dei diritti poiché sembra dire che le donne devono essere rispettate nella misura in cui esse usano “bene” i loro diritti. Nel caso di persone adulte, di donne adulte, l´uso che esse fanno della loro vita non è un fatto che può diventare oggetto di critica da parte dell´opinione pubblica e politica. La cultura dei diritti non ha nulla a che fare con la gogna nè con la distinzione tra brave ragazze e ragazze cattive.
I paradossi che questo presidente del Consiglio provoca sono quindi dei più spinosi, perché la sua mania (che è un problema serissimo, non perché disturba la morale ordinaria, ma per l´alta funzione che egli esercita) è il frutto marcio del rovesciamento del giudizio pubblico in giudizio privato. Il paradosso è che il trasgressivismo malato di chi ci governa induce i critici a flirtare con la tentazione di discriminare le donne in ragione dei loro comportamenti. Le centinaia di giovani donne che hanno preso regali e soldi dal presidente non sono il bersaglio: non si devono mettere alcune donne contro altre, anche perché è proprio questo l´esito studiato della politica del leader.
È certo difficile che si crei empatia tra le donne che lavorano e le donne che mettono il loro corpo a servizio; ma la sorgente della difficoltà va individuata con correttezza. La nostra attenzione critica dovrebbe essere rivolta non alle donne per la loro condotta, ma alle politiche dei governi che la destra ha in questi anni messo in moto con l´obiettivo esplicito di indebolire i diritti associati al lavoro e di dissociare infine il lavoro dalla dignità per identificarlo con un pugno di soldi a qualunque costo o addirittura con il dono. Questa dequalificazione estrema del valore delle persone deve offendere e fare reagire. Essa è il vero problema, in quanto abbassa le aspettative delle donne e degli uomini e, quel che è peggio, confonde il giudizio sulle responsabilità e le colpe. L´obiettivo critico non sono le donne giovani e belle che frequentano le case del premier. L´obietto è il premier, la sua illegalità e le politiche sociali del suo governo. L´obiettivo è il messaggio che trasmette da decenni ogni giorno. A tutto questo bisogna reagire!



