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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Ascolto e lettura del primo De Andrè

Nuvole barocche parla del conflitto intimo dell’amante indeciso tra il restare ed il continuare a godere dell’amore trovato, o partire alla ricerca di nuovi amori “tu mi hai insegnato a vivere, insegnami a partir”. Il tutto sullo sfondo di un cielo rosso di nuvole barocche.

La ballata di Michè, la prima canzone scritta da De Andrè. In questa canzone già c’era tutto il De Andrè che conosciamo: l’influenza di Brassens, la voce evocativa di Fabrizio. Ci sono almeno tre temi a lui più cari: la morte (in questo caso un suicidio), la giustizia arcigna e la religione impietosa. Il suicidio lo si ritrova in “Preghiera in gennaio” e in “Nancy”. Michele uccide chi vuole rubargli Marì e per questo viene condannato a venti anni. Non resistendo al distacco e come forma di ribellione estrema contro la condanna, si impicca.  Così quelli che lo hanno condannato “la porta gli devon aprir”. Vi sono alcune espressioni come “tutte le volte che un gallo” e “domani alle tre” che costituiscono forse un rimando indiretto al vangelo nonostante la chiesa sia accusata di essere crudele “perché d’un suicida non ha pietà”.

La ballata dell’eroe, un uomo parte per la guerra, obbedisce al suo dovere, si spinge troppo lontano e muore. La patria riconoscente lo ricorda come un eroe ma la medaglia non consola la vedova e non riempie il vuoto del suo letto “ma lei che lo amava aspettava il ritorno, d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà”. Sullo sfondo una condanna a chi lo ha mandato a morire.

Il testamento, un pensiero affettuoso alla “donna che mi offrì il suo pianto”. Anche se in vita ci è parso di essere affratellati  “cantammo in coro giù sulla terra” l’amara conclusione è che “quando si muore si muore soli”.

Via del campo, uno dei temi più cari a De Andrè è relativo ai cosiddetti ultimi, quelli che vivono ai margini della società, i poveri, i barboni, le prostitute, i ladri, gli ubriaconi…Un tema che in questa canzone è trattato in piena coerenza e trova felice sintesi nei versi “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, che dicono tutto dell’atteggiamento che Fabrizio nutrì sempre nei confronti delle anime perse, dei ceti sociali più miseri. Ed il pensiero corre a Princesa opera in cui è riuscito a dare ancora maggiore corpo a questa sua sensibilità.

Caro amore, parla con malinconia di una amore passato, dopo gli splendori dell’inizio, e conclude con “un giorno con un triste sorriso, ci diremo tra le labbra ormai stanche eri il mio caro amore”

La stagione del tuo amore, intrisa di un velo di malinconia, si rivolge con dolcezza ad una donna che sta invecchiando.  Con il tono di chi vuole rassicurare, la incoraggia a godere le gioie e a sopportare i dolori, con una bella considerazione sul tempo che passa, ma senza premura. La vita può essere sempre rivista e reincontrata tutta intera in ogni momento “nella luce di un’ora”.