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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Angelo Vassallo: il coraggio di dire no

Un altro morto ammazzato…nov bott ‘mpiett….questa volta è un sindaco di un paese della provincia di Salerno…Pollica. Angelo Vassallo. Il vicesindaco, gli amministratori, i commercianti corrono ai microfoni per dire che non si tratta di camorra…posso comprenderli…ma sbagliano.

Il vile agguato è in perfetto stile camorristico. Gli interessi che hanno scatenato i sicari sembrano fin troppo chiari. Bisogna prendere coscienza e chiamare le cose con il loro nome. Non bisogna sottovalutare, sminuire, arrampicarsi sugli specchi, girarsi dall’altra parte.

La camorra non è di esclusiva competenza delle province di Napoli e Caserta. La camorra non è confinata e confinabile. La camorra è una metastasi inarrestabile che colonizza le cellule sane di un corpo chiamato sud, spingendolo verso un futuro incognito. Svegliatevi cazzo! Non esistono zone franche. Prima ce ne rendiamo conto, meglio è per tutti. Per capire che siamo tutti colpevoli se non facciamo qualcosa.
 Angelo aveva le idee chiare. Diceva in campagna elettorale:“Noi dobbiamo fare le cose che non si vedono, quelle che non portano voti subito, non perdiamo tempo dietro a piazze e spettacoli. Noi dobbiamo prima costruire le fogne e tenere il mare pulito”. Riflessioni simili a quelle contenute nella lettera (Mi presento) che ho consegnato, a marzo scorso, ai miei concittadini in occasione delle ultime amministrative.
Angelo aveva un’altra idea di sviluppo, voleva un turismo di qualità, con le fogne che non scaricano a mare, le spiagge pulite, il porto turistico dove i posti barca si assegnano in trasparenza e soprattutto dove l’economia non si “costruisce” a scapito dell’ambiente, tra abusivismi “di necessità”, la piccola veranda che non dà fastidio a nessuno, sotto la grande ombra del voto di scambio-illegalità. Angelo si opponeva al cemento che stava dilagando in Cilento.

Un sindaco onesto e capace che, con spirito di servizio, era riuscito ad affermare  i principi di legalità, valorizzando le risorse migliori del territorio e testimoniando così, con il proprio impegno, la volontà di costruire un futuro diverso per la propria terra.
L’uccisione di Angelo pone il problema delle centinaia di sindaci ed amministratori meridionali che, quotidianamente, si confrontano con situazioni scomode, sporche, con pressioni pericolose….di coloro che combattono gli abusi edilizi, di coloro che denunciano lo spaccio, alla luce del sole, della droga…e tutto questo da soli e con i pochi mezzi che hanno a disposizione. Devono battersi contro il tentativo dei criminali di penetrare nelle fessure del sistema, di corrompere per raggiungere i propri scopi, di impedire la trasparenza.

Dovrebbe essere riservata la massima attenzione sull'importante e delicato ruolo svolto dagli amministratori locali per la legalità e lo sviluppo del territorio. Al Sud governare è difficile e rischioso. Non bisogna mai abbassare la guardia. La lotta alla camorra, soprattutto nei territori, ha bisogno di un fronte ampio che coinvolga le istituzioni e la società civile.

Dobbiamo tutti ripartire dalle nostre comunità, dalle istituzioni più vicine a noi. Dobbiamo interessarci su chi ci amministra, come ci amministra. Perché è stata decisa una certa opera. Come è stata appaltata. Quali sono le imprese che lavorano a “casa nostra”. Controllare gli affidamenti diretti. Come vengono spesi i nostri soldi. Dobbiamo pretendere la massima trasparenza. Dobbiamo partire dal basso, essere più concreti. Le chiacchiere lasciamole ai professoroni politologi onniscienti. Non ragioniamo su una fantomatica rivoluzione,  non scappiamo a Roma, Milano alla ricerca di chissà cosa, non giriamo la testa. La rivoluzione deve ripartire dai nostri paesi. Nei nostri comuni si muore per un appalto, per una variante al P.R.G., vieni gambizzato per molto meno. E’ nei nostri piccoli comuni che si costruisce ciò che poi, giorno dopo giorno, diventerà il Paese. Non possiamo ignorarlo.  Altrimenti anche la morte di Angelo sarà stata vana. Lo Stato deve fare la propria parte, ma noi siamo chiamati a fare la nostra. Dobbiamo sentirci tutti corresponsabili, dare il nostro contributo.