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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

6 settembre: sciopero generale

La Cgil ha indetto, contro la manovra agostana, per il 6 settembre un nuovo sciopdero generale, dopo quattro mesi dall'ultimo.
La manovra messa su in tutta fretta dal governo commissariato da Francia e Germania, è fortemente iniqua e bugiarda perchè non ci consentirà di centrare gli obiettivi messi nero su bianco per il pareggio di bilancio, in quanto molto depressiva, perchè dice di tagliare i costi della politica, ma in realtà fa solo demagogia, riducendo gli spazi di democrazia, con i tagli agli enti locali, senza intervenire sulle risorse nazionali. Perchè non hanno previsto un taglio lineare ed immediato di tutti i vitalizi di politici e amministratori pubblici?
E' una manovra che non favorisce la crescita e fa pagare solo ai contribuenti onesti, che già pagano. E' una manovra che aumenta le tasse, soprattutto sui redditi da lavoro dipendenti e da pensione e sui redditi medio bassi....invece di pensare, data la criticità del momento che ci ritroviamo a vivere, alla tassazione dei redditi diversi quelli fissi a cominciare dai grandi patrimoni e da una vera lotta all'evasione fiscale e contributiva. Si potrebbe pensare ad un'imposta ordinaria sulle grandi ricchezze, ad un'imposta straordinaria sui grandi immobili, ad un contributo di solidarietà su tutti i redditi, all'aumento della tassa di successione per incentivare l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro...e la green economy? la ricerca? una politica industriale per il Sud?
E' una manovra che minaccia le fondamenta del nostro Paese perchè, in silenzio, introduce la possibilità del licenziamento senza "giusta causa", comprimendo la libertà di contrattazione dei sindacati e tenta di cancellare il 25 aprile, il 1° maggio ed il 2 giugno, cambiando così la storia dell'Italia Paese e le sue radici.

A proposito del carattere antisindacale di questa manovra, vorrei condividere qualche riflessione. Negli ultimi anni, il diritto del lavoro formalmente è stato tenuto in piedi. In realtà il governo, con la complicità delle organizzazioni sindacali (si pensi all'accordo del 29 giugno 2011) lo sta svuotando, in termini di efficacia, dall'interno.
Non è nemmeno sufficiente la proposta (ormai di moda) del "
contratto unico", che per definizione lascia ai margini tutti quelli che nella figura del lavoratore standard non rientrano (non entra chi lavora per più committenti, su singoli incarichi, chi per esigenze familiari è intermittente, ecc.).
Ok allo sciopero, ma bisogna rivedere e ripensare l'intero modello di organizzazione del lavoro (e di welfare) e con esso anche il sindacato deve ripensare il senso della propria presenza e riformulare le proprie forme di lotta.
Ciò comporterebbe per le organizzazioni sindacali (per la Cgil), alzare il tiro, passare da una posizione puramente "reattiva" alla posizione di soggetto politico che detta l’agenda alla politica e che si riappropria finalmente del significato dei diritti che difende (annacquati, delegittimati e considerati alla stregua di residui di un passato lontano).
Questi diritti ritorneranno attuali se li si penserà nel presente e li si penserà per tutti.
Il problema è non obbligarci a dire sempre di sì, ad accettare sempre il meno peggio. Non dobbiamo essere abbandonati, lasciati soli di fronte allo strapotere dei "padroni" di turno.