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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Incontri che fanno bene

La settimana scorsa sono stato chiamato da un compagno della CGIL di Napoli per una questione lavorativa…una consulenza per una compagna di San Giorgio a Cremano. Cerco di inquadrare il problema e fissiamo l’appuntamento a breve scadenza. Venerdì arrivo a Napoli con la testa piena di impegni e di pensieri. Talmente piena che dal parcheggio di Piazza Garibaldi mi ritrovo al bar (porto sempre un po’ di caffè ai compagni in trincea) in prossimità della CGIL senza accorgermene. Di solito ci arrivo imprecando metro per metro per il traffico, per il posto auto, per lo slalom che devi fare per non finire sotto, per il tizio che tenta di venderti i calzini (dottò…per piacere…facitm piglià nu cafè….captatio benevolentiae…per forza…perché per come vado conciato potrei essere “scambiato” per un qualsiasi tipo di lavoratore fuorché un “professionista” …) e che alla fine qualcosa riesce sempre a spillarmi…non riesco a resistere alle sue insistenze…e senza nulla in cambio gli offro qualche spicciolo e lui di rimando con gli “auguri” folkloristici del caso (a maronn ve benedic, o patatern’ v’accumpagn’…)..ricambiati da un sorriso di circostanza (…mannagg’…pure chesta vota ma fatt fess’).
Salgo al secondo piano e trovo Gaetano che mi aspetta in compagnia di Elena. Presentazioni del caso, caffè, sigaretta…il tutto in una stanzetta forse 3x3 con cinque di noi dentro più le persone che entravano ed uscivano per informazioni di servizio…Dopo la prima mezz’ora di chiacchiere di lavoro, inquadrato il problema indicata una soluzione…mi ritrovo, stranamente, a parlare di politica, di terzo settore, di associazioni, di Castel Volturno e dei suoi immigrati, di Casal di Principe e di Roberto Natale, delle difficoltà della vita quotidiana, dei salti mortali e delle peripezie per sbarcare il lunario, affrontare le incombenze materiali e garantirsi quel minimo di dignità sufficiente per guardarti allo specchio senza voltare subito lo sguardo, dello scontro tra i sogni di ognuno e l’amara realtà in cui ci ritroviamo calati…ma senza vittimismo, senza piagnistei…al contrario…con tanta voglia di lottare, di gridare…siamo qui...ci siamo anche noi…non è tutto da buttare, non è tutto uguale...vogliamo dare il nostro modesto contributo….Ci ritroviamo giù, dopo un’ora, a prendere un caffè e continuare a confrontarci, ad organizzarci per non disperdere forze ed energie…Quando ci siamo salutati con un arrivederci a presto e mi sono messo in macchina per rientrare a studio, ho riflettuto sull’incontro della mattinata.
La sintonia, la condivisione di idee, di progetti, di visione mi ha impressionato. Quello scricciolo di Elena qualche ora fa nemmeno lo conoscevo eppure….eppure sembrava di conoscerla da chissà quanto tempo. Empatia..non so come definire quel feeling istantaneo che si è creato con Elena. Mi sono sentito subito a mio agio, mi sono sentito subito bene con lei. Elena è una bella persona che merita di entrare nella mia vita. Con la sua storia, le sue vicissitudini, i suoi dolori…ma nonostante tutto solare, vitale…piena di energia e voglia di “fare” per sé e per gli altri, voglia tramutata, cosa importante, in azioni non come tante persone che si incontrano che a parole farebbero la rivoluzione ma che poi se ne guardano bene dal muovere un dito (incoerenti ed ipocriti). A volte accadono degli incontri fortunati con persone che ti sembra di conoscere da molto tempo, con le quali sveli anche qualche cosa di te che altrimenti rimarrebbe celato dietro un muro di distanza e forse anche di diffidenza. L’incontro della settimana scorsa mi ha lasciato una sensazione di pienezza, di benessere, mi sono sentito in sintonia con me stesso. Niente finzioni, niente rinunce, nessun compromesso. Un raggio di luce in una giornata uggiosa. Ed è bello pensare che non l’ho cercato, ma che sicuramente non sarebbe potuto accadere se anche io non avessi dato un mio contributo, se anche io non credessi in certi valori, non mi sforzassi nel quotidiano di perseguire la qualità dei rapporti, di capire me stesso.
Difatti sono profondamente convinto che solo capendo bene se stessi si possa capire anche l’altro. Solo quando capisci l’origine di alcune insofferenze, malesseri, stati d’animo e pensieri che ti risucchiano, puoi percepire, riconoscere, intravedere, capire sensazioni simili in chi ti sta di fronte. Ed è anche così che si aprono le porte a rapporti che hanno un sapore più autentico, più genuino.