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Convinto che il mondo può essere trasformato. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Facebook...a chi?!

Feissbuc è, ormai, un fenomeno travolgente che ha fatto scoprire il social network a chi ancora non lo conosceva. Molti utenti, però, sono inconsapevoli dei rischi che affrontano, inserendo dati personali senza pensare a che fine faranno. Ritrovare amici (secondo me priva di ogni significato la parola amico) e fare nuove conoscenze è l’uso primario dichiarato, seguito da coloro che ne apprezzano la possibilità di espansione e gli appassionati di giochi.
Nessuno sa chi c’è dietro l’interfaccia nella quale decine di milioni di persone stanno creando profili e stanno pubblicando contenuti di svariata natura. Al momento della creazione dell’account, la società "Feissbuc”diventa proprietaria di tutto ciò che pubblichiamo, ma il social network non spiega a chi rivolgersi in caso di problemi con la piattaforma. L’unico strumento per comunicare disagi e anomalie risulta essere un form di segnalazione dal quale molto spesso non si riceve risposta.
Inoltre i giovanotti si riservano il diritto di cambiare le condizioni contrattuali senza comunicarlo e rimanda agli utenti, qualsiasi questione legale riguardante i contenuti messi on line. L’operazione è allo stesso tempo chiara e complessa. Da un lato, Feissbuc stipula alleanze con altri attori sociali di Internet, ampliando le possibilità offerte agli utenti e rendendo più aperta l’esperienza online.
Dall’altro, punta a far sì che l’utenza identifichi in Feissbuc come definitiva e globale porta d’accesso al Web.
Il social network non sarà più “soltanto” uno strumento per mantenere i propri contatti con gli amici, condividendo pensieri, foto, video e quant’altro, ma si trasformerà in un mezzo informativo costante per monitorare scelte, gusti, tendenze che serviranno ad impostare scelte di mercato.
Un vero e proprio monitoraggio a costo zero. A guadagnarci, in teoria, potrebbero essere tutti.
Molti utenti condividono contenuti senza neppure ormai averli letti. Si ha l'impressione che sia troppo difficile contenere tutte quelle info/notizie e dunque indispensabile liberarsene. Un grande cestino dell'immondizia di pensieri in eccesso che le nostre teste non sono in grado di trattenere. Illusione di comunicare qualcosa di importante. Molto spesso solo spamm fastidioso. Catena di montaggio di stile fordista di passa-links.
Sicuramente Feissbuc stringerà un rapporto sempre più stretto con i propri utenti, imparerà molte altre cose e potrà usarle per realizzare annunci pubblicitari più mirati, personalizzati e appetibili per gli inserzionisti.
I siti che aderiranno a Connect potranno guadagnare facilmente milioni di nuovi utenti. Gli utenti, infine, navigheranno facilmente, senza doversi iscrivere a servizi diversi mantenendo un filo diretto con i propri amici anche al di fuori del classico social network.
Questa ricerca occulta di mercato arricchisce solo i proprietari del Social Network, che hanno inserito nella rete un sistema nuovo e con un minimo investimento per guadagnare miliardi.
Gli “ amici “ che aderiscono spero sappiano che tutto ciò che inseriscono, per buona parte, non è cancellabile e da come tende a svilupparsi la cosa già s’intravedono le prime anomalie.
Lo confesso, anch’io sono caduto nella rete di Feissbuc. L’anno scorso mi sono fatto convincere da un po’ di amici ad iscrivermi al social network del momento. Ero un po’ perplesso dell’utilità della cosa ma dissi tra me e me, prima di giudicare, proviamo di cosa si tratta. Mal me ne incolse. Dopo poco più di tre mesi, ho congelato il mio account (una volta iscritto a questo meccanismo infernale non ci si può cancellare più definitivamente). Dopo pochi giorni, ero ancora intento a capire come funzionasse ed a cosa servisse, sono stato inondato di mail, di richieste di amicizie (ma l'amicizia non si chiede, al massimo si conquista o nasce spontaneamente tra due persone..), di richieste di iscrizione ai più disparati gruppi, petizioni e quant’altro.
Mi sono convinto che se qualcuno dei miei compagni dell'asilo avesse potuto ricordare il mio nome, sarei stato “aggiunto” anche da loro. Solo una questione di tempo.
All'inizio ho pensato…bah…forse potrà essere una cosa simpatica ritrovare un po’ di persone, e ho interpretato il silenzio della gente che mi “aggiungeva” come un segno di imbarazzo dopo tanto tempo che non ci si sentiva o vedeva.
In realtà ho capito che le persone si aggiungono a vicenda alla lista di amici nel tentativo di ritrovare chiunque abbia mai incrociato la loro strada lungo tutto il corso della vita. Il motivo non mi è ancora chiaro.
Inizialmente a molti viene da pensare: “Ma pensa un pò chi ho ritrovato! Da quanto tempo! Che figo!”
Spesso però non segue un secondo pensiero. Ma dopo poco una domanda sorge spontanea “Bene, e adesso cosa si fa? Quindi?”. Spesso non c'è nessun dopo. Non c'è una vera evoluzione della cosa. Ogni ritrovamento non andava oltre i due/tre messaggini (i soliti convenevoli).
Ci siamo ritrovati, qualche messaggio (nei casi migliori) ed è morta lì. Col passare del tempo mi sono reso conto che un pò di questi 'amici' in realtà non avevano alcuna intenzione di rimettersi in contatto con me, ma solo di aggiungere la mia faccia alla loro lista di facce. Per comporre il loro faccialibro. Una collezione di facce intraviste e poi dimenticate. L'evento della stagione. La collezione che va di moda oggi. Mutatis mutandis…un po' come i vecchi album di figurine.
“Ce l’ho, mi manca, ce l’ho….”. Con gli scambi del caso
.
 Ben presto ho realizzato che un bel pò dei miei “amici” erano persone che conoscevo solo di vista anche ai tempi in cui magari li vedevo tutti i giorni.
Io non avevo niente da dire a queste persone, se non le solite frasi di circostanza. Perché improvvisamente sono tutti miei “amici”? Se io ed i miei compagni delle varie scuole non abbiamo mai sentito il bisogno di mantenerci o rimetterci in contatto, perché dovremmo farlo ora? Ci sarà un motivo per cui ci siamo”persi” di vista o no (non è assolutamente salutare recuperare in questo modo rapporti del genere, perchè ciò che la gente è ora, ciò che è diventata non ha niente a che fare con chi faceva parte del nostro passato o con l'immagine che non avevamo di loro)? E' un bisogno che non è mai esistito e che non sentiamo nemmeno adesso, quindi che non esisterà mai realmente. E' un bisogno indotto.
Perché persone alle quali di me non frega niente (e in tanti casi non è mai fregato niente) e della quale nemmeno a me frega niente all'improvviso è “mia amica”?
Che poi con le persone che hai nell'elenco degli amici si instaura, (per la natura stessa di Feissbuc che è zeppo di applicazioni, test, quiz e giochi on line ai quali devi “un tot amici”) un rapporto di taciti inviti e taciti rifiuti o accettazioni degli stessi.
Ci sono dei quiz grazie ai quali puoi scoprire quanto i tuoi amici sono compatibili con te riguardo ai film, riguardo alle priorità nella vita, ma soprattutto riguardo alle “10 ragioni per cui un cane è meglio di un fidanzato”. Bellissimo. Puoi scoprire quanto la pensiate allo stesso modo sui più vari argomenti. Certo... adesso che so che ho una compatibilità del 70% sui film con un mio compagno delle medie, e che sulle commedie abbiamo alcune divergenze di giudizio, dormirò sonni tranquilli. Puoi non scambiare mai nemmeno una riga con queste persone, e sapere a che ora hanno cambiato le informazioni nei loro profili, a che ora sono diventati amici di chi, quando hanno commentato sul famigerato “wall” di qualcun altro e perfino cosa hanno scritto.
Perché, dimenticavo, ognuno ha un muro dove gli amici possono scrivere.
E dove tutti possono leggere. Il premuroso Feissbuc si assicura di mandare notifiche a tutti gli amici di “Carlo” quando scrive sul muro di “Francesco”. Anche se “Francesco” conosce appena “Carlo”. Dettagli, non importa, tutti debbono sapere. Non importa se non voglio saperequando e cosa “Carlo” ha scritto sul muro di “Francesco”, la notifica arriva, e dopodiché, diciamocelo, la curiosità, in molti, spesso prende il sopravvento.
Il principio di Feissbuc è che tutti possono (e devono) farsi i ca**i di tutti gli altri, basta essere “amici”.
C'è gente che mette addirittura il numero di cellulare su Feissbuc (e poi discutiamo di Privacy…compimenti). Tralasciando il fatto che ho letto di aggiornamenti di stato (..vado a fare la doccia….non ho voglia di andare in palestra…stamattina sono triste….sto cercando di lavorare…e di peggiori) la cui lettura non può che far nascere, spontaneo, un pensiero: “Ma che c**o me ne importa!”. A proposito di aggiornamenti di stato e di post sul wall…ho notato che utilizzare quasi quotidianamente questi aggeggi ti impoverisce il vocabolario (fateci caso…frasi da 30/40 paroline, quasi sempre le stesse)…ma sopratturro ti atrofizza il cervello.
Non voglio di certo condannare un social network, ci mancherebbe. Potrebbe essere un ottimo modo di condividere interessi, informazioni e di creare qualcosa di tuo. Tutto dipende dall’uso che ne fa. Peccato che Feissbuc non sia personalizzabile.
Le pagine sono tutte uguali. Non hai margini di manovra, tutto è uguale. Le uniche cose che cambiano sono i nomi, gli interessi, e ovviamente gli amici….e manco tutti perché poi ci sono i “mutual friends”, ovvero gli amici in comune, che per l'appunto sono “comuni”.
In realtà un libro virtuale di fotocopie quasi identiche.
Di modo che coloro che non sono in grado di creare una pagina web non si sentono discriminati, sono tranquilli, (perfino un bambino di otto anni può crearsi un account Feissbuc) e tutti quelli che invece saprebbero come personalizzare la propria pagina non possono.
Non ve n'è la possibilità. In compenso ci sono migliaia di applicazioni inutili per distrarsi da questo piccolo inconveniente. Tutti livellati. Appiattiti. Pari diritti, pari opportunità. Tutti uguali quindi tutti felici.
Su Feissbuc non c'è la possibilità reale di dire qualcosa perché nessuno ha qualcosa da dire! E se per caso ce l'avesse vi assicuro che gli passa di mente nel giro di poco. E poi ci sono i fantastici gruppi. Si può aderire a vari generi di gruppi: quelli di destra, quelli di sinistra, gruppi animalisti, gruppi ecologisti, gruppi di fans di un cantante o di una band, gruppi che prendono in giro i politici, gruppi di fancazzisti, gruppi di quelli che amano se stessi, la pizza, Rocco Siffredi, l'alcool. Esistono gruppi come “Quelli che girano il cuscino dall'altra parte per avere il lato fresco sulla guancia”; di “Quelli che usano il cellulare per fare luce al buio”.
Esistono per davvero….i gruppi. Perché tutti hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di qualcosa, e credo che Feissbuc sfrutti proprio questo, il bisogno di appartenenza, non importa a cosa. Che solitudine, che tristezza. Milioni di utenti. Accomunati dal fatto che hanno tutti un pc, tutti una connessione a internet, tutti un sacco di tempo e che sono tutti abitanti del pianeta terra.
Insomma, accomunati dal nulla, dal vuoto pneumatico.
E poi la perla. Il gruppo che “Vediamo se riusciamo a raccogliere tutti gli utenti di Feissbuc in un solo gruppo”. Feissbuc è un enorme gruppo di persone.
A cosa serve un gruppo nel gruppo che raggruppi tutti quelli del gruppo? Domande senza risposte. E' l'idiozia della cosa che mi sciocca. La sfacciata inutilità del tutto, e non la mascherano nemmeno decentemente.
Ma ciò che mi turba sul serio è….perché tanta gente magari si rende anche conto di queste cose ma restano tutti iscritti a Feissbuc?
Semplice….perché da lì possono vedere cosa fanno tutti gli altri.
Possono ritrovare le persone, rimanere in contatto pressoché continuo con tutti possono guardare, giocare, fare i test, essere invitati agli eventi eccetera. E soprattutto possono mostrarsi.
Come si fa a rinunciare a una cosa del genere? Suona tanto come un aspetto positivo...
Quando cancelli l'account (svelo l'arcano perché quasi nessuno cancella il proprio account, quindi quasi nessuno sa cosa succede quando lo fai)  ti vengono richieste le motivazioni, che possono essere standard, ovvero a spunta, oppure libere, cioè scrivi la tua motivazione.
Esiste perfino l'opzione (furbi….) di continuare a ricevere email di notifica ogni volta che un tuo 'amico' ti invita ad un evento o fa qualcosa, se vuoi puoi continuare a ricevere le notifiche via email. La tentazione di un aspirante pentito di Feissbuc, di continuare a vedere cosa fanno gli altri è forte. Con una probabilità di ritorno molto forte. Se però come me decidi di non ricevere queste email di notifica, dopo che hai cancellato l'account vieni gentilmente informato che ti basterà accedere un'altra volta per riattivare l'account.
Capito? “Il tuo account è cancellato, ma basta un login per riattivarlo.”
Estremizzando: un tossicodipendente butta la roba che gli rimane ed entra in un centro perché vuole disintossicarsi per sempre, mentre i suoi curatori gli dicono: “Qui puoi smettere per sempre e liberarti dalla dipendenza…ah….dimenticavo di dirti che sul comodino c’è una dose…non si sa mai…per ogni evenienza. E poi se vuoi…..puoi continuare a guardare gli altri che si fanno.”
Ricaduta assicurata.
Comunque anche dopo che ti sei cancellato, se ti cerchi su Google, compare il collegamento alla pagina Feissbuc, che poi però non trovi. Ma le informazioni rimangono in rete. Molto, molto a lungo.
La mia netta sensazione è che in qualche modo gli ideatori e i gestori di questi network ci stiano facendo diventare il grande fratello di noi stessi.
E' risaputo ormai che cellulari, carte di credito e quant'altro sono sotto controllo. E' noto che siamo tutti più o meno schedati e seguiti, ed è una sensazione sgradevole. Quindi?
Quindi ci viene data la possibilità divertente e apparentemente innocua di fare la stessa cosa coi nostri 'amici', di spiarli e sapere tutto di loro. Anche se in realtà se ci pensiamo bene, non ce ne frega niente. Ci fanno diventare come loro. Così forse ci secca un po' meno il fatto che anche Feissbuc sia un'indagine di mercato mondiale, che sta riuscendo alla grandissima, peraltro.
Nonostante tutti i buoni propositi che stanno alla base della creazione di questo software, il fatto è che Feissbuc guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose. Più schedature quindi, anche di utenti non attivi, più soldi. Nero su bianco, gli utenti scrivono le loro preferenze in ogni ambito commerciale e commerciabile. L'illusione della comunità globale quando per strada non si saluta nemmeno il vicino. La rassicurante e quasi mistica sensazione di essere tutti collegati…quando però molestano un tizio in metropolitana difficilmente qualcuno fa qualcosa.
Uno dei pochi gruppi intelligenti titolava: “Che cazzo mi aggiungi agli amici se poi non mi saluti quando mi incontri per strada?”
Oltre al fatto che sono dei subdoli strumenti di controllo, trovo già da tempo che i social network funzionino secondo un meccanismo perverso, che siano una perversione della vita e della realtà.
Feissbuc ne è semplicemente un esempio fin troppo lampante. Così lampante che nessuno se ne rende conto. Le cose vanno alla rovescia, all'incontrario, a ritroso.
Non è più Feissbuc che serve la nostra vita, ma la nostra vita che serve Feissbuc.
Le canzoni che ascoltiamo, i libri che leggiamo, le fotografie che scattiamo, le cose che scriviamo, non servono più a noi in quanto stimoli e approfondimento della realtà, non servono più a farci riflettere e a crescere, a conoscere noi stessi, bensì ad essere postate su Feissbuc, e a far conoscere noi stessi agli altri (poco importa se noi siamo i primi a non sapere chi siamo.) Non ci servono più per ricordare, ma per essere ricordati.
I nostri stessi stati d'animo hanno cessato di essere indici di qualcosa da comprendere e hanno lentamente iniziato ad essere qualcosa da mostrare su un social network. Fra un po' non sapremo nemmeno più perché proviamo un sentimento, ma sapremo che se qualcuno ci fa arrabbiare dovremo, anzi, dovremo volerscrivere nel nostro status: arrabbiato. Non importa se la nostra rabbia sarà giustificata o meno, non vorremo capirlo e non ne avremo nemmeno bisogno, finché potremo postarlo.
E la cosa sta peggiorando. Ognuno è diventato un piccolo show per i suoi amici. Siamo tutti lì a mostrare noi stessi ai nostri “amici”. Ci stiamo intrattenendo a vicenda. Condividendo il nostro sincronizzatissimo quarto d'ora di celebrità. Fittizia, ma pur sempre celebrità.
Questa è involuzione.
Personalmente ho questa orribile sensazione di circolo vizioso. Di vicolo cieco. Di morte.
Ci costruiamo tutti una piccola recensione di noi stessi: i film che ci piacciono, la musica che ascoltiamo, l'appartenenza politica, l'orientamento sessuale, l'età, in cosa siamo interessati: amicizia, networking, relazioni stabili, incontri.
In modo che possiamo selezionarci a vicenda come potremmo selezionare un prodotto sugli scaffali di un supermercato.
Che fine ha fatto l'incontrare la gente per strada? In libreria? Sul tram? Che fine ha fatto il guardarsi negli occhi?
Perché devo sapere se una persona è di destra o di sinistra, se fuma o meno, qual è il suo segno zodiacale, prima di averla guardata negli occhi? Prima di aver sentito la sua voce? Di aver visto come si muove?
Per scegliere chi incontrare. Per selezionare. Per comandare sulla realtà. I nostri piccoli epitaffi virtuali autoprodotti. Chi conosciamo, cosa leggiamo, dove andiamo, quando e perché. Le nostre autobiografie condensate in un centinaio di righe. I social network: cimiteri virtuali di viventi.
Non ha alcun senso.
Un fascino tutto particolare lo trovo nel cercare di costruire la vita quotidiana di una nuova amicizia usando indizi dati dalle frasi, dagli scambi telegrafici, dagli interventi a gruppi, discussioni, etc. Immagino conversazioni, scene di famiglia, umori e malumori, stile di vita. Un fascino morboso l’ho sentito, ogni tanto, quando ho avuto la sensazione di “spiare” nella vita di un'altra persona, la facilità con la quale posso accedere alla galleria fotografica, alle informazioni (purchè ci siano)....anche se, a pensarci bene e per lenire un senso di colpa, pensavo poi che sono stata autorizzata visto che la mia richiesta di amicizia è stata accettata...
Ho visto amici (veri) essere presi da quella che chiamo “la compulsione da Feissbuc”, quell'impulso irrefrenabile a dover controllare che non ci siano messaggi di posta, che non ci siano notifiche e che, in qualche maniera, qualcuno nel mondo li stia pensando....e sorrido da solo, ma capendo nel contempo come si possa soffrire di non avere amicizie, di non poter condividere. La dimensione di questa esperienza mi ha dato la possibilità di comprendere anche come sia “facile” farsi trascinare nella dipendenza elettronica e virtuale, nel voler cercare delle compensazioni affettive prendendo la scorciatoia che eviti di dover “affrontare” per davvero esseri umani.....si, in effetti, c'è anche un aspetto di vigliaccheria in tutto ciò...è più facile gestire un’amicizia in rete che lasciarsi andare ad una amicizia dal vivo....è più facile dire e dirsi bugie, costruire un mondo che vorremmo ideale senza farci scoprire, è più facile fare finta di essere contenti e in forma....
Nella parola amico c'è la radice del verbo latino amo che significa amare...... e allora ho drtto a me stesso che nulla – assolutamente nulla e mai – potrà sostituire la felicità che mi regala il mio amico quando ci stringiamo l'uno all'altro dopo esserci raccontati e confidati, quando ci guardiamo negli occhi comprendendoci al volo, quando non riusciamo a dirci nulla per troppe cose che abbiamo da dirci, quando ridiamo dei nostri comportamenti amorevolmente complici......quando semplicemente camminiamo sottobraccio sapendo di esserci, l'uno per l'altro....
Lungi da me giudicare chiunque, ognuno fa quello che vuole, si vive la vita come vuole e ragiona quanto vuole. Ognuno fa quello che può.
Se ho scritto queste righe è perchè ci sono finito dritto dentro, è perché ci sono caduto anche io, è perchè mi sono resa conto di cosa mi stava succedendo.
Ho scoperto, in quei mesi, diversi i profili dei Feissbuc-maniaci: ci sono i nostalgici, quelli che si sentono soli, quelli che si iscrivono per un po’ di pubblicità, e, immancabili, i latin lover virtuali.
Non è un caso che la fascia d’età più “contagiata” da questo strumento di cominicazione sia quella tra i 30 e i 40 anni (non ci credevo…ritenevo che sbancasse tra i ventenni…ed invece non è così…leggete qualche statistica al riguardo): in questa fase di vita più che nelle altre è infatti forte il bisogno di confrontarsi con i coetanei, di conoscere l’evoluzione delle storie di vita altrui, di fare bilanci.
Il pericolo in agguato è quello di creare un’immagine ideale di sè e degli altri lontana dalla realtà e soprattutto quello di trascurare i rapporti reali a favore degli incontri virtuali. Ed è proprio questo il punto: quanto possiamo davvero affermare che i nostri amici virtuali ci “conoscono”? Quanto può essere sincero o solido il legame amicale “virtuale” privato del contatto reale tra due individui? Con Feissbuc un individuo  può sapere moltissimo di un altro senza che un altro sappia altrettanto di lui, fino all’estremo, di non conoscerlo affatto.
Ma perché si va su Feissbuc? Boh…non l’ho mica capito realmente. Un pò per sentirsi meno soli, per cercare conferme o fare confronti, alcuni ci vanno anche per innamorarsi (o trovare un po’ di sesso facile) e, quando la propria vita annoia, con un solo clic si può andare a fare capolino in quella degli altri.
Qualcuno ritrova i compagni di scuola o vecchi amici perduti, alcuni decidono di rincontrarsi, altri non ci pensano affatto.
C’è chi lo usa per hobby e per distrazione, chi invece cerca di trasferire emozioni pensieri e riflessioni sul proprio profilo nell’attesa che qualcuno le commenti. Un tempo si teneva il “diario segreto”, ora non c’è più nulla di segreto e abbiamo assolutamente bisogno che ci sia qualcuno, dall’altra parte, che dimostri con un suo commento che ci è vicino, che ci capisce.
L’uso occasionale e ludico dei social networks di certo non crea disagio, tuttavia un utilizzo costante, quasi quotidiano…. C’è chi naviga ore ed ore su Feissbuc, sottraendo tempo alla vita reale.